Angela Leotta, quando l’espressione trascende e supera la figurazione

attesa

Esistono molti modi di trovare il proprio personale canale artistico, a volte addirittura si giunge persino a rinnegare lo stile precedente, come è accaduto a molti grandi del Novecento, altre invece si intraprendono delle sperimentazioni che conducono in ogni caso all’inizio da cui ci si era distaccati. L’artista protagonista di oggi ha compiuto questo tipo di percorso.

Scopre fin da bambina la sua indole artistica Angela Leotta, siciliana di nascita ma lombarda d’adozione, quando l’amore per il disegno la induce ad abbandonare gli studi classici per seguire una vocazione artistica che scalpitava per uscire fuori e diventare protagonista assoluta della sua vita. All’Accademia di Brera diviene allieva di Paolo Baratella e Laura Tonani, i quali evidenziano la sua forte tendenza all’espressionismo, a quell’epoca ancora molto figurativo ma comunque già con una sua impronta distintiva tale da permetterle di essere selezionata tra gli allievi meritevoli di esporre in importanti collettive sul territorio regionale. Successivamente però, dopo una visita alla Fondazione di Alberto Burri, si fa strada in lei un desiderio di distaccarsi dal gesto pittorico classicamente inteso e attraversa una lunga fase durante la quale si dedicherà esclusivamente alla tecnica del collage, abbandonando la figurazione e passando di fatto all’Astrattismo più ermetico. Dopo qualche tempo, ritrovando l’amore per i grandi maestri dell’Espressionismo, ma anche del Cubismo e delle avanguardie della prima metà del Novecento, da Matisse a Chagall, da Mirò a Picasso, avverte la necessità di tornare sui suoi passi in un modo nuovo, creando cioè una fusione tra i due percorsi fondamentali della sua formazione creativa.

La giostra della vita
1 La giostra della vita

L’opera La giostra della vita è legata proprio al periodo materico, quello in cui il collage era protagonista assoluto e l’astrazione era fondamentale per comprendere i suoi moti interiori, quelli che successivamente hanno segnato la spinta a cercare, e trovare, un incisivo e netto ritorno verso la figurazione che contraddistingue e identifica il suo stile più attuale. Compie poi una netta inversione di tendenza dal 2018 in avanti e ritrova il piacere della figurazione e del gesto pittorico Angela Leotta, abbandonando gradualmente l’amore per la materia e del collage, che era stato parte integrante delle opere della ricerca precedente, e che si è trasformato come filo di unione tra un prima e un dopo che non può fare a meno di ammettere siano entrambi parte del sé creativo, le due facce della sua medaglia artistica.

introspezioni e sguardi
2 Introspezioni e sguardi

Il ritorno alla sola pittura dopo il periodo di distacco, è un forte e intenso pathos emotivo che cattura, investe completamente l’osservatore, lo scuote e lo conduce dentro la tela, per avvertire con maggiore intensità le sensazioni che l’artista grida ad alta voce. Il gesto pittorico, per il quale utilizza sia i colori a olio che i pastelli, torna a prescindere dalla materia pur non dimenticandone l’approfondimento interiore che ha generato, segnando una traccia che si compie, nel momento attuale, a livello istintivo pur essendo meditato dalla Leotta, perché attraverso le sue opere forti e dense di significati, racconta di temi contemporanei, delle difficoltà del vivere, dei disagi interiori che, spesso a livello inconsapevole perché parte dello stato delle cose, gli individui si trovano a dover gestire.

A testa bassa
3 A testa bassa

L’opera A testa bassa, per esempio, sembra sottolineare quanto nella vita quotidiana si è costretti a chinare il capo e accettare anche ciò che mai si vorrebbe accettare, racconta di compromessi, di un fingere di non vedere ciò che in ogni caso non potrebbe essere cambiato; e ancora ne L’Attesa, l’immagine in copertina articolo, descrive il senso di smarrimento, di ansia, che nasce davanti all’aspettativa di un momento che sembra non arrivare, accresciuto proprio da quel tempo che si dilata a dismisura lasciando l’attendente in sospeso fino all’arrivo, o alla consapevolezza che quell’arrivo non si verificherà.

Gli occhi del sognatore
4 Gli occhi del sognatore

Anche quando le emozioni narrate sono positive, come nell’opera Gli occhi del sognatore, Angela Leotta riesce a imprimere un’energia attraverso i colori che investe letteralmente chi osserva l’opera, scegliendo in questo caso specifico una figurazione più basica più legata ai segni di Mirò e ai sogni di Chagall, accompagnati dalla luminosità di Matisse, un mix assolutamente personale che conquista e travolge.

Nella stiva
5 Nella stiva
Al confino
6 Al confino

La pittura diviene anche un mezzo per raccontare temi sociali tra i più attuali, Nella stiva e Al confino sono chiari i riferimenti alla problematica della gestione dei flussi migratori e ai disagi e le sofferenze a cui trasportatori senza scrupoli sottopongono chi affida loro le speranze di un’esistenza migliore. Le teste ammassate esprimono dolore, stanchezza, paura di dover restare per sempre in quel limbo aggrovigliato in cui sono trovati, fidandosi di una promessa di un mondo migliore in cui in quel luogo, in quella stiva, non riescono a credere. Angela Leotta inizia a esporre nel 1997 e da lì in avanti il suo percorso è un susseguirsi di collettive e di esposizioni personali su tutto il territorio nazionale.

ANGELA LEOTTA-CONTATTI
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