In questa intervista, l’autrice riflette su come si costruisce un personaggio, sul valore del non detto, sulle letture che l’hanno accompagnata e sulle nuove sfide della scrittura oggi — in un mondo dove il tempo per ascoltare, forse, è la forma più autentica di resistenza.
1. L’Ospite mette in scena persone comuni che, per una piccola incrinatura, scoprono aspetti inaspettati di sé. Partendo dalla sua esperienza personale — nata a Catania, formatasi in Sociologia e con lunghi soggiorni in America Latina e a Bruxelles — ci racconta come il suo percorso di vita abbia modellato il modo in cui guarda e sceglie i suoi personaggi? Può fare qualche esempio concreto (un’abitudine, un incontro, un luogo) che le abbia suggerito la voce o la situazione di un racconto?
È certo che la mia esperienza, il mio percorso di vita abbiano sicuramente influenzato e anche ispirato la mia scrittura. Quelle vicende, quelle avventure hanno nutrito la mia immaginazione come la mia coscienza delle cose del mondo. Ma per quanto riguarda la scrittura creativa fino ad ora non c’è mai stata una volontà precisa a servirmene in maniera predeterminata. I miei personaggi sono principalmente frutto della mia immaginazione ma è anche vero che possono sorgere in seguito a incontri casuali con persone sconosciute che per qualche peculiarità attraggono la mia attenzione, in seguito viene il personaggio che possiede lui solo le diverse caratteristiche delle varie persone da me incontrate. Si credo che sia così anche se questo processo può essere del tutto inconscio! Per L’Ospite per esempio: quel racconto non sarebbe mai nato se quel pomeriggio, seduta alla terrazza di un caffè non mi fosse capitato di vedere un giovane al tavolo di fronte che ad un tratto aveva alzato gli occhi dal suo libro e aveva distrattamente guardato nella mia direzione, era lui l’ospite aveva quegli occhi da sirena, del colore dell’acqua inquietanti e pieni di mistero!
2. La sua formazione in Sociologia sembra emergere nella cura con cui annota gesti, ruoli e gerarchie nei rapporti tra persone. Può spiegare come — concretamente — il metodo di osservazione sociologica entra nel suo processo creativo? Per esempio: parte sempre dall’osservazione (note, appunti, interviste) o predilige partire da un’intuizione emotiva e poi “sociologizzare” il materiale?
Non credo che la mia formazione in Sociologia abbia a che vedere con la mia scrittura, la separazione di questi due aspetti che caratterizzano la mia mente uno assolutamente razionale e teorico e l’altro creativo, spontaneo e irrazionale, è netta e chiara per me, metterle insieme mi risulterebbe oltre che impossibile, estremamente noioso.
3. Addentrandoci nel suo rapporto con l’atto creativo, vorrei chiederle se quando inizia a scrivere un nuovo racconto, c’è un gesto o un’abitudine che la aiuta a “entrare” nel momento creativo. Un luogo, un orario, un piccolo rituale che accompagna l’inizio del lavoro? E ancora: nel momento in cui una nuova storia prende forma, sente più forte l’esigenza di seguirla subito o preferisce lasciarla sedimentare un po’ e tornarci con calma?
Sì, c’è una sorta di disciplina che è allo stesso tempo anche un rituale, è vero! Ho bisogno di totale solitudine, di calma e del mio spazio privato. Scrivo tutti i giorni per tre ore di seguito al tramonto e prima di cominciare sto in silenzio davanti lo schermo bianco del computer per diversi minuti finché le attività che precedono la scrittura si siano evaporate per così dire… Quando arriva l’ispirazione e questo succede senza che io possa forzare nulla con un atto di volontà per esempio, l’esigenza di scrivere diventa una necessità, mi occupa insistente rendendomi felice e impaziente.
4. Che cosa, in genere, la fa capire che è arrivato il momento giusto per cominciare un racconto: la sensazione di avere qualcosa da dire, o quella di aver trovato finalmente il modo per dirlo?
Ricevo di fatto un messaggio, un’immagine o una frase ben costruita… e so allora che devo seguire la pista che la mia mente mi suggerisce…
5. Lei ha vissuto in contesti molto diversi (America Latina, Belgio, ora nuovamente la Sicilia). In che misura quelle geografie hanno inciso non solo sull’ambientazione, ma sul registro emotivo dei racconti? Ci sono figure, atmosfere o temi che ritiene di avere “importato” da quei luoghi e che ricompaiono nei suoi testi come tracce sotterranee?
Lei dice benissimo, quei luoghi ricompaiono come tracce sotterranee che porto dentro di me come un bagaglio di vissuti dimenticati o addirittura inconsapevoli…
6. La raccolta lascia spesso più interrogativi che risposte: l’enigma resta aperto. Quanto c’è in questa scelta di una strategia narrativa deliberata — per esempio per rispettare la complessità dei personaggi — e quanto invece è frutto di una fiducia nel lettore? Quanto è importante per lei dare voce all’invisibile, a ciò che le persone non dicono ma sentono profondamente? Le andrebbe di raccontare come decide quanto mostrare e quanto trattenere? Anche in termini di dialogo, descrizione e punto di vista…
È vero a volte non sempre c’è un enigma che per definizione resta tale, aperto. Non sono certa che sia una strategia, è vero che il racconto come forma letteraria si serve spesso di una “chute” finale, una “caduta” brusca, netta molti autori di racconti lo fanno, ma per me quell’apertura che non conclude la storia è fondamentale: il non rispondere né spiegare fa parte dell’ordine dell’indicibile… in oltre conviene alla mia natura suggerire e non svelare è là che l’invisibile mi prende per mano facendomi sperare e temere al tempo stesso la possibilità di dimensioni altre inesplorate… Ho fiducia nei miei lettori e vorrei che si servissero dei miei racconti come meglio desiderano!
7. Parliamo di letture: quali autori o libri hanno scandito il suo percorso come lettrice e come scrittrice negli ultimi dieci anni? Ci interesserebbe sapere sia nomi “classici” che voci contemporanee (italiane o internazionali) che la stanno accompagnando in questo momento; e, se vuole, un titolo che consiglierebbe a chi ha amato L’Ospite.
Devo molto alla Letteratura, mi ha aiutato a vivere durante tutta la mia esistenza. Non potrei fare a meno di leggere, posso citare una frase di Virginia Woolf che faccio mia: “Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine.” I libri che hanno, come dice bene lei, scandito il mio percorso sono tanti ma ce ne sono alcuni che hanno ispirato la mia vita e nutrito la mia creatività: Proust, amo la ricerca per infinite ragioni ne citerò solo una: la raffinata, profonda e generosa analisi dell’animo umano accompagnata da quell’ingegnoso accattivante approccio della memoria figlia del tempo. Kafka la cui eccentrica e lunatica immaginazione ha solleticato parti profonde di me durante la mia adolescenza. Virginia Woolf per la sua acutezza di spirito, Karen Blixen con i suoi racconti fonte d’ispirazione per me, e tanti altri innumerevoli… Oggi ho scoperto Jon Fosse che con la sua scrittura ipnotica mi porta lontano e Han Kang che con la sua sofisticata spietatezza e la sua delicata femminilità mi inquieta e mi turba… Per chi ha amato L’Ospite consiglierei di leggere per esempio, La Mano di Guy de Maupassant, oppure naturalmente Edgar Allan Poe: “La caduta della casa degli Usher”
8. Ci parli delle sue passioni oltre la scrittura: che ruolo occupano nella sua vita la lettura quotidiana, la musica, il viaggio, la ricerca culturale? Ci può indicare come queste pratiche si intrecciano al lavoro letterario — magari con un aneddoto su un viaggio o una canzone che hanno “acceso” un racconto?
Amo molto la Filosofia, sono membro di una associazione francese che seguo on line (Reso) diretta da Fabrice Midal, l’ho conosciuto quando vivevo a Bruxelles per aver assistito a varie sue conferenze. Pratico la meditazione e mi sento vicina al Buddismo solo per l’aspetto filosofico di questa tradizione non per quello religioso. Continuo ad andare regolarmente a Bruxelles, il clima i suoi cieli plumbei le sue frequenti piogge così come tramonti di fuoco estivi hanno influenzato l’atmosfera di molti dei miei racconti…
9. Nell’ultimo decennio il mercato editoriale, le pratiche di promozione e il rapporto con i lettori sono cambiati radicalmente (social, bookstagram, booktuber, festival, ebook). Come vive oggi l’autrice questi strumenti? In che misura la visibilità digitale influisce sul modo di pensare la forma e il pubblico di un testo breve come il suo?
Sono completamente sprovveduta davanti a queste pratiche promozionali on line ma non sono né fanatica né polemica davanti al “progresso,” al cambiamento cerco di adattarmi… in questo caso difendere il mio libro è parte del mio impegno come autore e uso i mezzi disponibili, attuali.
10. Se potesse definire con tre soli aggettivi o parole la sua ultima pubblicazione, quali sceglierebbe e perché?
Questi tre aggettivi vorrei che il lettore usasse per giudicare il mio libro: autentico, avvincente, accurato; sono queste le qualità che mi preme raggiungere nella mia scrittura ogni qual volta mi siedo per scrivere…
11. Guardando avanti, le piacerebbe continuare a esplorare l’interiorità e il quotidiano, oppure sente il desiderio di misurarsi con temi o strutture nuove? In un tempo che cambia così rapidamente, come pensa possa evolvere il suo modo di raccontare le persone e le loro fragilità?
Sì! Mi piacerebbe continuare a esplorare ciò che portiamo dentro come esseri umani: le nostre fragilità, la nostra vulnerabilità, le nostre sempiterne speranze; i tempi cambiano in fretta, e non sempre in modo costruttivo, ma l’uomo ha in realtà i dubbi, le incertezze, le paure di sempre, vuole sicurezza, gioia, riuscita si affanna per raggiungerle con tutti i mezzi possibili… provo una grande empatia e compassione per la nostra condizione…
12. Infine, quali ambiti della scrittura vorrebbe ancora esplorare? Ha in cantiere progetti che la spingono verso forme diverse (saggistica, romanzo, sceneggiatura) o nuovi temi che sente urgentemente da indagare? E, se lo desidera, ci dica anche come intende portare avanti la sua relazione con il pubblico e con i lettori nei prossimi mesi.
A momenti vorrei scrivere un romanzo: mi domando come riuscirei a mantenere quella tensione, quella intensità su un tragitto più lungo… Sì, vorrei provare ma deve venire da sé non posso spingere o forzare, io non funziono così… Ai miei lettori auguro che leggendo questo libro provino quel vivo, intenso piacere che io ho provato nello scriverlo!
SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: “L’Ospite” – Racconti
Autrice: Anna Maria D’Agata
Editore: Vertigo Edizioni
Anno di pubblicazione: 2025
Genere: Raccolta di racconti
Dove acquistarlo: Vertigo Bookshop, in libreria e su tutte le piattaforme online
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