La prevenzione è percepita come un valore condiviso: oltre il 90% la considera importante o molto importante. Ma tra consapevolezza e pratica quotidiana resta un divario evidente. Solo il 23,5% effettua controlli periodici regolari, mentre quasi la metà li fa raramente e il 29,6% si muove solo in presenza di sintomi. Il gap generazionale è netto: tra gli under 35 la prevenzione strutturata crolla al 7,6%, contro il 63,3% degli over 65.
Per Stefano Massaro, CEO di Cerba HealthCare Italia, il dato più significativo è proprio la maturità culturale raggiunta dagli italiani: «La longevità è ormai sinonimo di qualità della vita. Ora serve un modello che renda la prevenzione semplice, misurabile e guidata». Da qui la nascita del Percorso Longevity, un ecosistema basato su biomarcatori, dati scientifici e competenze cliniche.
Il sondaggio evidenzia anche un bisogno crescente di punti di riferimento: il 70,3% considera la prevenzione una responsabilità personale, ma oltre la metà non sa indicare chi dovrebbe fare di più per promuovere la salute. Un’incertezza che si riflette anche nelle fonti informative: solo il 30,5% si affida principalmente ai professionisti sanitari, mentre internet e social, insieme, raggiungono il 41,2%.
«La sfida è coniugare accessibilità e rigore – conclude Massaro –. L’intelligenza artificiale ci permette di leggere meglio la complessità dei dati e rendere più chiari i percorsi di prevenzione. È un passo decisivo verso una medicina proattiva, che anticipa e guida prima che la malattia si manifesti».
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