A tu per tu con Antonella Attili, al cinema con “Il grande giorno”

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Antonella Attili

Dal 22 dicembre l’attrice, che nella sua lunga carriera è stata diretta da grandi registi, é al cinema al fianco di Aldo, Giovanni e Giacomo

ROMA – Era la madre del piccolo Totò nel film Premio Oscar “Nuovo Cinema Paradiso” per la regia di Giuseppe Tornatore; in questi giorni é sul grande schermo come coprotagonista del film campione di incassi “Il gande giorno” di Massimo Venier, con Aldo, Giovanni e Giacomo. Stiamo parlando di Antonella Attili, attrice che vanta una carriera lunga quasi trentacinque anni, caratterizzata da interpretazioni in film quali “Stanno Tutti Bene” e “L’uomo delle Stelle” di Giuseppe Tornatore, “Dichiarazioni d’amore” di Pupi Avati, “Concorrenza Sleale” di Ettore Scola ma anche da presenze televisive in “Romanzo Criminale” di Stefano Sollima e nel “Paradiso delle Signore” e teatrali. Noi de L’Opinionista l’abbiamo intervistata. Ecco quello che ci ha detto.

Come si è avvicinata alla recitazione?

É stata una passione precoce. Ho sempre saputo che volevo fare l’attrice e ho avuto la fortuna di avere una madre che incoraggiava questa inclinazione e mi ha mandato a fare lezioni di recitazione insieme ai miei fratelli con questa attrice un po’ anziana, ormai in pensione, che veniva a casa. E io aspettavo quel momento tutta la settimana. Poi a 18 anni, finito il liceo, ho iniziato a fare teatro e da lì in poi non mi sono più fermata”.

Cosa rappresenta per lei “Nuovo Cinema Paradiso”, film che ha segnato il suo debutto cinematografico?

“Rappresenta un sogno che diventa realtà. É stato il mio debutto cinematografico e con che film! Indimenticabile! Vengo dal teatro e il cinema era qualcosa di distante che fruivo da spettatrice non era così scontato per un attore di teatro entrare a far parte di quel mondo. Erano allora settori molto separati”.

Nel corso della sua lunga carriera è diretta da grandi registi del cinema italiano e straniero: Pupi Avati, Ettore Scola, Margarethe von Trotta, Giuseppe Tornatore … Che ricordo ha di ognuno di loro?

Da ognuno dei registi con cui ho lavorato ho appreso qualcosa, è una relazione il rapporto tra attore e regista e come nella vita qualcuna ti rimane addosso e qualcuna ti delude … Lei ha citato i più famosi e le risponderò con una qualità per ciascuno di loro. Pupi Avati viene dalla musica e sa quanto sia importante in una scena il ritmo. Ettore Scola aveva orrore della retorica, aveva a cuore l’essere umano ed è stato un grande maestro di vita. La Von Trotta: gentilezza e sensibilità. Tornatore un lottatore tenace nel perseguire i suoi obiettivi . Ma ce ne sono altri che, senza nemmeno saperlo, mi hanno insegnato molto solo osservandoli”.

In questi giorni è al cinema con il nuovo film di Venier con Aldo Giovanni e Giacomo dove interpreta il ruolo di una donna accudente che cerca di tenere a bada l’ansia cronica del marito. Come stato lavorare sul set? Cosa ricorderà di più di questa esperienza?

“É stato un set felice perché loro tre sono persone umanamente interessanti e che per il successo che hanno avuto continuano ad avere incredibilmente umili, quindi adorabili oltre che divertenti. Anche Massimo Venier è stato una sorpresa, molto preparato, attento, mai superficiale. Per un regista di ‘commedia’ è piuttosto insolito. E poi mi ha dato un gran bel ruolo di comprimaria e anche questo non capita tutti i giorni”.

Lei ha ricevuto anche ’incarico di Ambassador Terre des Hommes. Ce ne vuole parlare?

“Io come donna, attrice, essere umano non mi accontento di stare al mondo proteggendo il mio spazio e ignorando problemi e sofferenza altrui. Cerco di essere vigile rispetto alle disuguaglianze e, per quel che posso farmi corpo e voce, di portare attenzione su situazioni di disagio che la gente ignora. Terre des Hommes si occupa principalmente di bambini in condizioni critiche e mi ha offerto questa possibilità e io ho accettato l’incarico perché credo nella goccia che scava la roccia e combatto in ogni modo l’individualismo e la corsa ai valori meramente consumistici a cui ci spinge questa società. Se tutti noi facessimo anche poco in favore di chi si trova in difficoltà avremmo una mentalità meno spietata verso chi non ce la fa”.

Nei suoi film ha affrontato spesso il ruolo di madre. Quanto ha messo di suo nei vari ruoli che hai affrontato?

“Il mio essere madre ha arricchito enormemente il mio modo di vivere e sentire. È indubbio che ci sia moltissimo di me in ogni personaggio di madre interpretato  ma anche di mia madre, di nonne, zie o altre madri immagazzinate nella mia memoria perché è dall’osservazione che parte la mia ispirazione”.

Progetti futuri?

“Ho terminato da poco le riprese de ‘La Storia’, tratto dal romanzo della Morante per la regia di Francesca Archibugi. Un altro bellissimo lavoro, con colleghi bravissimi a cominciare da Jasmine Trinca. Interpreto Filomena Marocco, altro ruolo di madre, e ritrovare Francesca sul set è stata una gioia immensa”.