Milano-Cortina, Calà: “Avrei fatto il tedoforo ma non me l’hanno chiesto, si saranno dimenticati”

jerry calàCORTINA – “Queste Olimpiadi mi sollevano una marea di bei ricordi. Sia Milano che Cortina sono proprio parte della mia vita, qualcuno ha anche detto che avrei dovuto portare io la fiaccola… E sì che l’avrei fatto il tedoforo, l’hanno chiesto a tutti e a me no, si vede che si sono dimenticati”.

Ad esprimere il suo rammarico è Jerry Calà in un’intervista a ‘La Stampa’. L’attore, sulla scia dei ricordi che lo legano alle località dei Giochi invernali 2026, racconta, pensando a Cortina: “La famosa battuta di Guido Nicheli con Stefania Sandrelli in Vacanze di Natale: ‘via della Spiga-Hotel Cristallo di Cortina in due ore, 54 minuti e 27 secondi, Alboreto is nothing’, specificava quanto ci metteva fra Milano e le Dolomiti con il suo bolide, era il ritratto di un’Italia un po’ cafona che andava a Cortina non per sciare, ma per farsi vedere lì. Una commedia satirica anche molto feroce su quel momento di opulenza”.

Ma lei ci andava a Cortina? Ha frequentato gli ambienti che ha portato sul grande schermo? “Prima di fare l’attore no, non potevo permettermelo – risponde Calà – ma dopo ci ho passato anche lunghi periodi perché mi ero fatto amici cortinesi che ci hanno sopportato e supportato durante la lavorazione del film. I fratelli Vanzina invece la frequentavano e sapevano bene come fare satira”.

In che senso sopportati? “Noi del cast eravamo dei ragazzi un po’ scapestrati, le sere ci divertivamo andando per baite e a volte non sapevano dove venire a ripescarci. Tiravamo tardi e facevamo amicizia con ragazzi e ragazze del posto: una volta mi sono addormentato sotto un tavolo in una baita e hanno chiuso le saracinesche pensando che non ci fosse più nessuno. Al mattino dopo è venuto Aurelio De Laurentiis (produttore del film, ndr) a prendermi per le orecchie e a riportarmi sul set”. Tra gli altri ricordi, poi, sempre a Cortina per le riprese di ‘Yuppies’, “c’erano questi ricconi che facevano tanto i fenomeni ma poi non avevano i soldi per pagare al Caminetto, così sono tornato sul luogo del delitto a girare quella scena bellissima”.

‘Yuppies’ ci porta direttamente nell’altra capitale dell’avventura olimpica: “Era il ritratto della Milano dei giovani di successo degli anni Ottanta: una settimana prima del film, i Vanzina mi mandarono a frequentare quegli ambienti perché mi facessi un’idea. Pochi giorni dopo sono tornato dicendogli: non abbiate paura di esagerare, la realtà supera la fantasia”. Oggi “penso che in determinati ambienti una coda dello yuppismo sia rimasta, ma è molto cambiata ed è l’unica città italiana veramente internazionale. La Milano che preferisco però è un’altra: quella degli anni Settanta, quando insieme ai Gatti di Vicolo Miracoli condividevamo un appartamento in zona Loreto e a casa nostra venivano cabarettisti e cantanti”.