Antonio Rozzi intervistato da Maria con te: “Medjugorje è stato il mio ospedale per l’anima”

ROMA – «La guarigione è stata quotidiana: sono emerse ferite interiori che ho curato con la preghiera alla Madonna. Grazie a questo percorso ho ricominciato a giocare». È la coinvolgente testimonianza affidata dal calciatore Antonio Rozzi in esclusiva a Maria con te, settimanale mariano della San Paolo Periodici. «Esordii con la Lazio nel 2012 e, poco dopo, andai nelle giovanili del Real Madrid. Era la prima esperienza all’estero e avvertivo molta pressione. Pensai che le distrazioni mondane mi avrebbero aiutato, ma non fu così. Girai a vuoto per diverse stagioni senza riconoscermi più, mi sentivo “sporco”».

Di qui, la sua scelta di abbandonare la promettente carriera, che versava in un periodo difficile, e partire, dopo il lockdown, verso il polo mariano in Bosnia ed Erzegovina, dov’è rimasto per due anni. «Medjugorje è stato come un vero e proprio ospedale dell’anima e la preghiera il farmaco quotidiano», spiega. Dall’anno scorso, Antonio è tornato a indossare gli scarpini chiodati: prima nella squadra dell’Università LUISS di Roma e poi, da agosto, nella Sancataldese, la squadra di San Cataldo (Caltanissetta).

«Ho colto l’opportunità della LUISS dopo un discernimento fatto assieme al mio padre spirituale, e sono molto grato alla Sancataldese per questa nuova avventura. Ci tengo a fare bene ed esprimere al meglio il mio talento» Anche nella città siciliana coltiva il suo rapporto con Maria, in particolare con la Madonna delle Grazie venerata nella chiesa della Mercede. «Un’immagine della Madonna tra le mie preferite», dice il calciatore, che rivolge anche un caloroso ai lettori della rivista: «Siamo accomunati da una profonda devozione alla Madre Celeste, restiamo uniti nella preghiera.