
È quanto rileva CNA Fita sottolineando il rapido esaurimento della tregua registrata all’inizio del mese. Il prezzo medio settimanale rilevato dal MASE era sceso a 1,887 euro il 6 luglio, per risalire già a 1,957 euro il 13 luglio. In una sola settimana l’incremento è stato di quasi sette centesimi. Rispetto ai valori di metà gennaio, intorno a 1,660 euro al litro, l’aumento aveva già raggiunto il 18%. La nuova accelerazione è alimentata dalla grave instabilità dei mercati energetici internazionali e dalle forti limitazioni ai traffici attraverso lo Stretto di Hormuz. Il ritorno delle tensioni ha nuovamente ridotto i transiti lungo una rotta strategica per circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio, aumentando la volatilità delle quotazioni.
Il temporaneo intervento sulle accise ha offerto un sollievo alla generalità degli utenti, ma ha prodotto un rilevante effetto collaterale per le imprese dell’autotrasporto professionale. Il rimborso riconosciuto alle imprese che utilizzano veicoli di massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate, appartenenti alla categoria ambientale Euro 5 o superiore, è infatti calcolato sulla differenza tra l’accisa ordinaria effettivamente applicata e l’aliquota agevolata prevista per il gasolio commerciale. Nel secondo trimestre 2026 le ripetute modifiche dell’accisa hanno determinato tre diversi livelli di rimborso per il gasolio tradizionale: 69,68 euro ogni mille litri per i consumi effettuati dal 1° aprile al 22 maggio, 169,68 euro dal 23 maggio al 6 giugno e 219,68 euro dal 7 al 30 giugno.
Il credito spettante non può quindi essere indicato attraverso una cifra fissa per ogni mezzo, perché dipende dai litri consumati e dalle date dei rifornimenti. Una simulazione CNA su un veicolo che abbia consumato 9mila litri, distribuiti in modo uniforme nel trimestre, mostra tuttavia una riduzione indicativa da oltre 2mila a circa 1.130 euro. Si tratta di risorse che le imprese utilizzano abitualmente in compensazione per far fronte a IVA, imposte sui redditi e altre scadenze fiscali. La loro consistente riduzione, concentrata proprio nei mesi caratterizzati da numerosi versamenti, determina un aggravamento della tensione finanziaria per aziende già colpite dall’impennata del costo del carburante.
«Siamo di fronte a un vero paradosso», sottolinea CNA Fita. «Le imprese di autotrasporto pagano oggi il gasolio a prezzi molto più elevati, ma dispongono di un credito d’imposta sensibilmente più basso. Il beneficio concesso alla generalità degli utenti si è così tradotto, per una parte rilevante del trasporto professionale, in una perdita di liquidità». La struttura fiscale continua a incidere in modo determinante sul prezzo italiano. Sulla rilevazione del 20 luglio, l’accisa rappresentava il 34,4% del prezzo finale del gasolio e l’IVA il 18%, per un carico fiscale complessivo pari a circa il 52,4%. L’Italia presenta così la maggiore incidenza fiscale sul diesel tra le principali economie europee: il 47,9% in Francia, il 40,4% in Germania e il 32,1% in Spagna.










