
Anche il principio di risultato introdotto dal nuovo Codice dei contratti pubblici rischia di essere svuotato di significato se interpretato esclusivamente come accelerazione delle procedure. La mancanza di chiarezza e proporzionalità incide sulla qualità della concorrenza e sulla sostenibilità dei contratti, scoraggiando la partecipazione delle micro e piccole imprese. In meno del 30% dei bandi viene fornito un elenco dettagliato delle fonti normative e documentali. Anche successivamente all’affidamento la scarsa trasparenza è la regola: meno di un terzo delle stazioni appaltanti garantisce piena accessibilità alle informazioni di gara e il 40% non pubblica i dati relativi all’aggiudicazione.
Particolarmente critica è la scarsa suddivisione degli appalti in lotti funzionali: solo il 10% dei bandi prevede il frazionamento, spesso senza adeguata motivazione. La scelta del lotto unico favorisce operatori molto strutturati ed esclude imprese locali pienamente qualificate, riducendo pluralità e concorrenza. Per CNA e Confartigianato è necessario orientare le politiche di semplificazione verso una trasparenza sostanziale: documenti di gara più chiari e sintetici, reale interoperabilità delle piattaforme digitali nel rispetto del principio del “once only”, standardizzazione delle prassi e suddivisione degli appalti in lotti come regola. Solo così il principio di risultato potrà tradursi in maggiore accesso al mercato, concorrenza effettiva e qualità dell’azione amministrativa, a beneficio dell’intero sistema economico.
Le due associazioni infine hanno indicato l’esigenza di migliorare la trasparenza e la chiarezza delle informazioni nei rapporti contrattuali del mercato dell’energia. In particolare, hanno evidenziato che la complessità delle bollette e la distinzione poco chiara tra “costo materia prima” e “oneri di sistema” impediscono una reale comparazione delle offerte e che ARERA non ha esteso alle microimprese le stesse tutele e semplificazioni linguistiche garantite ai consumatori domestici.











