“Bella ciao, Song of rebellion” in programmazione su History Chanel

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ROMA – “Bella ciao, Song of rebellion”, in programmazione su History Chanel, è un documentario unico nel suo genere che permette di capire e di ripercorrere le origini e l’ascesa dell’inno di libertà più famoso al mondo. Frutto delle lavoro pluridecennale di etnomusicologi e studiosi, quali gli storici Cesare Bermani, esponente di spicco di una tradizione di ricerca basata sull’utilizzo delle fonti popolari e Ruggero Giacomini, è stato prodotto dalla società britannica Millstream Films & Media e da Ala Bianca Editore, titolare – assieme alle Edizioni Bella Ciao srl – dei diritti di “Bella Ciao”.

In 90 minuti “Bella ciao, Song of rebellion” propone un ricco itinerario di ricerca costruito attraverso interviste inedite e ampi stralci musicali. L’itinerario presenta l’intervista a Fausto Amodei, cantautore e musicologo, che nel ’63 rielaborò, trascrisse e registrò per primo il copyright della versione partigiana di Bella Ciao. Poi l’icona della musica popolare italiana, Giovanna Marini, protagonista dello spettacolo ‘Bella Ciao’ del Nuovo Canzoniere Italiano, e, tra le altre preziose testimonianze, quella con Stefano Arrighetti, Presidente dell’Istituto Ernesto de Martino, il più grande archivio d’Europa sulla canzone popolare, sociale e di lotta.

Nel documentario c’è anche l’Abruzzo con le riprese da Gessopalena (Ch) e l’intervista al Presidente della Fondazione Brigata Maiella, Nicola Mattoscio. Patrocinato dall’ANPI, e con un intervento del suo presidente nazionale Gianfranco Pagliaruolo, “Bella ciao, Song of rebellion”, è progetto esclusivo ed inedito sulla vera storia della canzone popolare più famosa al mondo. A lungo celebrata olograficamente in Italia come canzone che rappresentava l’unità fra le formazioni diverse che si riconoscevano nei partiti che avevano dato vita alla Repubblica e alla Costituzione, dopo la stagione resistenziale Bella Ciao ha continuato a vivere e trasformarsi, trovando negli anni innumerevoli canali di diffusione.

Cantata al Festival della gioventù (dei rappresentanti delle associazioni giovanili antifasciste) di Praga (1947), cui parteciparono decine di magliaia di delegati da 70 paesi di tutto il mondo, fu cantata anche al Festival di Budapest (1949) e a quello di Berlino (1951), diffondendosi senza confini. Oggi, per processo spontaneo, di massa e internazionale, influenzato anche da un nuovo e diverso quadro politico, la canzone ha assunto la forza evocativa di tutti coloro che lottano contro l’oppressione e che vogliono partecipare attivamente al processo di costruzione attiva di un mondo più giusto.