L’umanità è di fronte ad un’esplosione demografica senza precedenti, sostenuta anche da un marcato allungamento della vita media. La rapidità di comunicazione e di migrazione sono fonte di omogeneizzazione culturale, ma anche di gravi incomprensioni e conflitti. Il tutto, inoltre, viene aggravato dallo scenario di riduzione delle risorse alimentari a causa dei drammatici cambiamenti climatici. Un contesto che impatterà inevitabilmente su quello che sarà il “paziente del futuro” e sulla sua gestione. Con questi concetti si apre la Charta del Symposium 2023 “Medicina dei Sistemi – Il Paziente del Futuro”, elaborata dai massimi esperti del settore tra cui Ernesto Burgio, dell’European Cancer and Environment Research Institute di Bruxelles, Stefano Fais, dirigente di Ricerca del Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare dell’Istituto Superiore di Sanità e Alessio Fasano, professore di Pediatria presso la Medical School di Harvard. A sostenere l’iniziativa c’è Guna, azienda 100% made in Italy specializzata nella produzione di medicinali a basso dosaggio.
Entrando più nel dettaglio, i pazienti di domani dovranno misurarsi in misura crescente con le non-communicable diseases, ovvero le malattie cardiovascolari, cerebrovascolari, neoplastiche, metaboliche e le degenerative progressive che saranno responsabili del 74% delle morti, in particolar modo nei Paesi meno sviluppati e tra le fasce sociali a basso reddito. Ma non è tutto perché il progressivo peggioramento delle condizioni dell’exposoma, vale a dire la totalità delle componenti ambientali cui un individuo è esposto nell’arco della vita come ad esempio l’alimentazione e l’inquinamento ambientale, e l’accelerazione ad esso impressa dai cambiamenti climatici contribuirà a mantenere costante o perfino ad aumentare la prevalenza di malattie come, per esempio, il diabete e l’arteriosclerosi. “Il paziente del futuro sarà sempre più un sistema biologico a rischio di disadattamento, che potrà perdere progressivamente le proprie capacità intrinseche di robustezza e resilienza – afferma Alessandro Pizzoccaro, presidente e fondatore di Guna – Un altro aspetto cruciale, che andrà attentamente monitorato e gestito, è quello dell’infiammazione: il paziente del futuro sarà sempre più infiammato, le cui molteplici comorbidità riconosceranno in questa condizione la propria comune matrice”.
Ora una domanda sorge spontanea: è possibile affrontare le sfide mediche che ci attendono e rispondere alle necessità del paziente del futuro? La risposta è sì e deriva nel dettaglio da 4 elementi: prevenzione, predittività, precisione e personalizzazione. Questi, secondo gli esperti del settore, sono e saranno i pilastri sui cui costruire la Medicina del Futuro. “In questo contesto articolato, merita una specifica attenzione la Low Dose Medicine che entra a pieno titolo all’interno della Medicina dei Sistemi – dichiara Alessandro Perra, direttore scientifico di Guna – E correlata ad essa la Low Dose Pharmacology, caratterizzata dall’utilizzo di bassi dosaggi fisiologici di molecole biologiche. La malattia in quanto tale deve essere intesa e analizzata come alterazione della comunicazione tra le cellule e tra i network in cui operano le cellule stesse. E proprio per questo la medicina è chiamata ad evolvere e a considerare il paziente come un sistema complesso all’interno di un network ambientale inserito in un network sociale”.
Fanno seguito alle parole di Perra indicazioni e spunti più dettagliati in merito alla medicina del futuro che sarà caratterizzata da una maggiore applicazione dei big data, al fine di interpretare il paziente nella sua unicità. Ma non solo, la medicina del domani deve puntare sulla ricerca ed essere predittiva, precisa e pronta ad integrare più approcci diagnostici e terapeutici diversi tra di loro. E ancora, i professionisti avranno, come obiettivo primario, quello di privilegiare un approccio preventivo che preveda una sempre maggiore accessibilità ed efficienza delle diagnosi e delle cure e che consideri dei trattamenti a basso impatto sia sull’individuo sia sull’ambiente. Per ultimo, ma non meno importante, risalta l’importanza di mantenere il paziente in low disease activity una volta portato in remissione.
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