Bonucci al Corriere dello Sport: “Mi sono pentito di aver lasciato la Juve. Possiamo vincere la Champions League”

TORINO – Il difensore della Juventus Leonardo Bonucci è stato intervistato da Walter Veltroni per il Corriere dello Sport, spaziando tra vari argomenti. Commentando il suo ritorno quest’estate alla Vecchia Signora dopo una sola stagione al Milan, il giocatore ha dichiarato:

“Andare via mi era costato, ho lasciato amicizie, sicurezze. Avevo deciso in un momento di rabbia, è stato puro istinto: a mente lucida non l’avrei fatto. L’origine di questa rabbia? Negli ultimi quattro mesi di Juve erano successe delle cose che mi avevano toccato nell’orgoglio, a livello intimo e personale. Non sono riuscito a farmele scivolare addosso, ma poi ho capito che andarmene non era stata la scelta giusta: solo qui riesco ad esprimere le mie potenzialità. Con il passare del tempo ho capito che l’unica cosa che volevo davvero era tornare”.

Bonucci ha poi parlato della Champions League e dell’arrivo a Torino di Cristiano Ronaldo:

“La società ha costruito una squadra che può competere contro le due/tre grandi d’Europa. E questo prescinde dall’arrivo di Cristiano o dal mio. Possiamo realizzare quel sogno, riportare la Champions dopo 20 anni: chiaro che con Cristiano il sogno diventa più credibile e realistico, ma sappiamo che dipende anche da altri fattori come fortuna, spirito di sacrificio e lavoro di squadra. È così che l’abbiamo sfiorata, è così che abbiamo vinto sette scudetti e quattro volte la Coppa Italia. Cristiano Ronaldo è un ragazzo umile e disponibile. Vederlo allenarsi con intensità e voglia è uno stimolo per tutti. Può insegnare tanto: costanza, professionalità, presenza nello spogliatoio e in campo. E quando ce l’avevo contro, è stato il più rognoso di tutti. Infatti ci ha sempre messo in difficoltà, a Cardiff ad esempio. È una partita che vorrei cancellare del tutto, perché ci credevamo e ricordare fa male”.

Infine, il suo rapporto con il tecnico bianconero Massimiliano Allegri:

“È una persona intelligente, per questo sa gestire uno spogliatoio importante come il nostro. Il nostro conflitto? Può accadere che ci siano momenti di tensione, di discussione. Poi però ci si stringe la mano da persone mature, si chiarisce e si guarda verso lo stesso obiettivo. […] Tanti mi dicono che farò l’allenatore, io lo penso già da anni. Sarebbe bello continuare nel calcio così, magari nella mia Juve”.