“John Coltrane, nel suo genio, seppe abbracciare in una visione musicale ed intellettuale lo swing degli anni ’40 (del jazz, ma anche del primo R&B) ed il post-bop, per creare un sound che, pur impegnativo, è emotivamente di straordinario impatto”, dice Marsalis, “La sua capacità di incarnare questi elementi nella sua musica è ciò cui ogni musicista – quale che sia il suo stile – dovrebbe aspirare. È stato un privilegio tributare un omaggio al contributo che diede al jazz. Speriamo di aver reso giustizia ai suoi ideali”. Era inevitabile che Marsalis venisse contattato per celebrare il centenario di Coltrane. “Pensavo fosse una grande idea”, dice, “ma volevo prendere una strada meno battuta”. Così l’attenzione si è concentrata su John Coltrane e Johnny Hartman, considerato tra i massimi esempi di perfetta sintonia fra cantante ed ensemble.
Ma a chi affidare il microfono? “All’inizio pensavo a cantanti uomini, ma decisi di dormirci su” ricorda Marsalis, “e al risveglio la prima cosa che dissi fu ‘Dianne Reeves’. C’è un magico suono-nel-suono che siamo soliti indicare come ‘la cosa’, e Dianne possiede quella cosa. Ha ascoltato molte persone, il che mi attira, e mette tanta di quella emozione in qualunque cosa faccia”. Affrontando le ballad dal punto di vista di un cantante, Reeves ha potuto contare su di un inestimabile aiuto: lavorare da ragazza con Clark Terry. “Standard e vera melodia, è quello che facevamo” ricorda di quel periodo al fianco del gigante della tromba.
“Conosceva ogni testo e ogni melodia. Questi sono da allora i miei fondamentali. E raccomandava sempre di dare alla canzone tutto ciò di cui aveva bisogno. A volte ha bisogno di spazio, a volte di un po’ di colore, a volte di niente. Devi capire come farne la tua storia.” Inoltre, poiché i genitori di Reeves amavano la musica di Johnny Hartman, conosceva a fondo il classico Coltrane/Hartman fin da bambina. Quando il quartetto di lunga data di Marsalis con il pianista Joey Calderazzo, il contrabbassista Eric Revis e il batterista Justin Faulkner incontrò Reeves per la registrazione di Dedicated To You, la sintonia musicale si dimostrò perfetta. “Questa era più di un risultato da band affiatata, con arrangiamenti scritti a puntino in studio” spiega Marsalis.
“L’album originale seguiva una formula coerente – introduzione al pianoforte, tempo raddoppiato l’intervento vocale, arpeggi alla fine. Non volevamo forzare i brani in uno stampino. Prima li abbiamo suonati e cantati insieme tutti quanti, poi abbiamo deciso cosa aggiungere o togliere”. Reeves raccolse la sfida. “Ascoltando tutti i grandi cantanti, ho scoperto che stavano nella band, non davanti alla band. Si consideravano co-creatori del suono finale. I membri del quartetto di Branford ed io parliamo tutti la stessa lingua, e tutti abbiamo avuto da dire”. Per Marsalis “John Coltrane non voleva distruggere le regole. Ha seguito un percorso simile a quello di Picasso. Conosceva la tradizione e prese ad ampliarla. Non considerava le canzoni come ‘veicoli’, provava empatia verso quelle che suonava, e questo è il nostro obiettivo: essere sensibili nei confronti della musica”.
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