Cancro alla gola, se compare uno di questi sintomi devi agire subito: riconoscerli ti salva la vita
Diagnosi precoce e nuovi approcci migliorano la prognosi del tumore alla gola. Fattori di rischio e prevenzione
Il tumore alla gola rappresenta una sfida clinica rilevante nell’ambito delle neoplasie della testa e del collo. Interessando principalmente la faringe, la laringe e le tonsille palatine, questa neoplasia maligna necessita di una diagnosi tempestiva per migliorare le possibilità di successo terapeutico e la sopravvivenza del paziente.
Tumore gola: cause e sintomi – (lopinionista.it)
Negli ultimi anni, la ricerca ha evidenziato una crescente incidenza di forme correlate all’infezione da Papilloma Virus umano (HPV), in particolare nei tumori dell’orofaringe, modificando l’approccio diagnostico e prognostico.
Sintomi e prime manifestazioni del tumore alla gola
Il tumore alla gola può presentarsi con sintomi spesso subdoli e non specifici, che variano a seconda della sede e dell’estensione della massa tumorale. Tra i segni più comuni si annoverano:
Tumore alla gola: come intervenire – (lopinionista.it)
Raucedine e abbassamento immotivato del tono della voce, segni particolarmente evidenti nei tumori della laringe, dovuti all’interessamento delle corde vocali.
Tosse persistente e difficoltà a deglutire, spesso accompagnate da dolore durante l’atto della deglutizione.
Dolore irradiato alle orecchie e sensazione di corpo estraneo o protuberanza in gola.
Mal di gola persistente e perdita di peso, quest’ultima secondaria ai problemi di alimentazione causati dalla disfagia.
Difficoltà respiratorie, che si manifestano quando la massa tumorale ostruisce parzialmente le vie aeree.
Linfonodi cervicali ingrossati, segno di possibile diffusione locale della neoplasia.
È essenziale rivolgersi tempestivamente a un medico qualora tali sintomi persistano oltre due settimane senza miglioramenti, soprattutto se la raucedine dura più di 2-4 settimane.
L’insorgenza del tumore alla gola è legata a un accumulo di mutazioni genetiche nelle cellule epiteliali del tratto faringo-laringeo. I principali fattori di rischio includono:
Fumo di tabacco, in tutte le sue forme (sigarette, sigari, pipa, tabacco da masticare), che da solo rappresenta il rischio più rilevante.
Consumo eccessivo di alcol, che agisce sinergicamente con il tabacco aumentando notevolmente il rischio.
Infezioni da HPV, soprattutto nei tumori orofaringei, con un’incidenza in aumento tra i giovani e legata al contatto sessuale, in particolare orale.
Dieta povera di frutta e verdura, che riduce l’apporto di vitamine e antiossidanti protettivi.
Esposizione professionale a sostanze tossiche e polveri inalate in ambienti industriali.
Età avanzata, con la maggior parte dei casi diagnosticati dopo i 55-60 anni.
La diagnosi si basa su un iter clinico articolato che comprende:
Esame obiettivo e anamnesi per individuare sintomi sospetti e identificare i fattori di rischio individuali.
Endoscopia e laringoscopia, esami strumentali indispensabili per visualizzare direttamente le lesioni nella gola e nella laringe, spesso effettuati con strumenti a fibre ottiche o con tecnologie avanzate come l’endoscopia ad alta definizione NBI (Narrow Band Imaging).
Biopsia per l’analisi istologica, che conferma la natura maligna della lesione e permette di definire lo stadio.
Diagnostica per immagini (TAC, risonanza magnetica, PET) per valutare l’estensione locale e la presenza di metastasi.
La scelta terapeutica dipende dallo stadio della malattia, dalla sede del tumore e dallo stato generale di salute del paziente. Le opzioni principali includono:
Chirurgia: dalla resezione endoscopica per tumori piccoli e superficiali, alla laringectomia parziale o totale e alla faringectomia per tumori più estesi, fino alla dissezione del collo in caso di interessamento linfonodale.
Radioterapia, sia esterna che brachiterapia interna, utilizzata da sola negli stadi iniziali o in combinazione con la chirurgia e la chemioterapia negli stadi avanzati.
Chemioterapia, impiegata in associazione alla radioterapia o come trattamento palliativo nelle forme avanzate.
Terapia mirata e immunoterapia, riservate a casi selezionati di tumori molto avanzati o recidivi, in particolare con farmaci come il Cetuximab e gli inibitori dei checkpoint immunitari.