Diagnosi precoce e nuovi approcci migliorano la prognosi del tumore alla gola. Fattori di rischio e prevenzione
Il tumore alla gola rappresenta una sfida clinica rilevante nell’ambito delle neoplasie della testa e del collo. Interessando principalmente la faringe, la laringe e le tonsille palatine, questa neoplasia maligna necessita di una diagnosi tempestiva per migliorare le possibilità di successo terapeutico e la sopravvivenza del paziente.

Negli ultimi anni, la ricerca ha evidenziato una crescente incidenza di forme correlate all’infezione da Papilloma Virus umano (HPV), in particolare nei tumori dell’orofaringe, modificando l’approccio diagnostico e prognostico.
Sintomi e prime manifestazioni del tumore alla gola
Il tumore alla gola può presentarsi con sintomi spesso subdoli e non specifici, che variano a seconda della sede e dell’estensione della massa tumorale. Tra i segni più comuni si annoverano:

- Raucedine e abbassamento immotivato del tono della voce, segni particolarmente evidenti nei tumori della laringe, dovuti all’interessamento delle corde vocali.
- Tosse persistente e difficoltà a deglutire, spesso accompagnate da dolore durante l’atto della deglutizione.
- Dolore irradiato alle orecchie e sensazione di corpo estraneo o protuberanza in gola.
- Mal di gola persistente e perdita di peso, quest’ultima secondaria ai problemi di alimentazione causati dalla disfagia.
- Difficoltà respiratorie, che si manifestano quando la massa tumorale ostruisce parzialmente le vie aeree.
- Linfonodi cervicali ingrossati, segno di possibile diffusione locale della neoplasia.
È essenziale rivolgersi tempestivamente a un medico qualora tali sintomi persistano oltre due settimane senza miglioramenti, soprattutto se la raucedine dura più di 2-4 settimane.
L’insorgenza del tumore alla gola è legata a un accumulo di mutazioni genetiche nelle cellule epiteliali del tratto faringo-laringeo. I principali fattori di rischio includono:
- Fumo di tabacco, in tutte le sue forme (sigarette, sigari, pipa, tabacco da masticare), che da solo rappresenta il rischio più rilevante.
- Consumo eccessivo di alcol, che agisce sinergicamente con il tabacco aumentando notevolmente il rischio.
- Infezioni da HPV, soprattutto nei tumori orofaringei, con un’incidenza in aumento tra i giovani e legata al contatto sessuale, in particolare orale.
- Dieta povera di frutta e verdura, che riduce l’apporto di vitamine e antiossidanti protettivi.
- Esposizione professionale a sostanze tossiche e polveri inalate in ambienti industriali.
- Età avanzata, con la maggior parte dei casi diagnosticati dopo i 55-60 anni.
La diagnosi si basa su un iter clinico articolato che comprende:
- Esame obiettivo e anamnesi per individuare sintomi sospetti e identificare i fattori di rischio individuali.
- Endoscopia e laringoscopia, esami strumentali indispensabili per visualizzare direttamente le lesioni nella gola e nella laringe, spesso effettuati con strumenti a fibre ottiche o con tecnologie avanzate come l’endoscopia ad alta definizione NBI (Narrow Band Imaging).
- Biopsia per l’analisi istologica, che conferma la natura maligna della lesione e permette di definire lo stadio.
- Diagnostica per immagini (TAC, risonanza magnetica, PET) per valutare l’estensione locale e la presenza di metastasi.
La scelta terapeutica dipende dallo stadio della malattia, dalla sede del tumore e dallo stato generale di salute del paziente. Le opzioni principali includono:
- Chirurgia: dalla resezione endoscopica per tumori piccoli e superficiali, alla laringectomia parziale o totale e alla faringectomia per tumori più estesi, fino alla dissezione del collo in caso di interessamento linfonodale.
- Radioterapia, sia esterna che brachiterapia interna, utilizzata da sola negli stadi iniziali o in combinazione con la chirurgia e la chemioterapia negli stadi avanzati.
- Chemioterapia, impiegata in associazione alla radioterapia o come trattamento palliativo nelle forme avanzate.
- Terapia mirata e immunoterapia, riservate a casi selezionati di tumori molto avanzati o recidivi, in particolare con farmaci come il Cetuximab e gli inibitori dei checkpoint immunitari.






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