Catering, banqueting e Coronavirus: aziende e lavoratori chiedono aiuto

Gli addetti al settore catering e banqueting hanno lanciato una petizione da sottoporre a Conte. Ce ne parla il Presidente di ANBC Genova

GENOVA – Siamo entrati nella fase 2 dell’emergenza Coronavirus. Alcune aziende, nell’osservanza di tutte le misure di sicurezza necessarie, hanno riaperto i battenti; altre confidano di poterlo fare a breve. Non é così, per il settore del catering e del banqueting. Perdite e spese hanno spinto gli addetti della categoria a lanciare una petizione da sottoporre al vaglio del Governo con la speranza che allenti un pò la morsa. Di crisi, richieste e molto altro ne abbiamo parlato con Paolo Capurro, Presidente di ANBC Genova- Associazione Nazonale Banqueting e Catering  che gentilmente, ha accettato di rispondere ad alcune domande. La sua é un’azienda storica (esiste dal 1901), che ha sede a Genova ma che é tra le più affermate in Italia con menù e allestimenti di alta qualità ed originalità e un elevato numero di location. Ecco cosa ci ha detto.

Mentre ristoratori e cuochi cominciano a pensare alla Fase 2, anche senza data, il settore del banqueting e del catering é completamente fermo. Da quanto state vivendo questa situazione?

“Per quanto riguarda il settore del banqueting e del catering noi siamo fermi dal 25 febbraio, data nella quale sono state vietate tutte le manifestazioni che comportassero assembramento. Sono periodi di chiusura estremamente duri per una azienda,  che non vede una Fase 2 perchè il mercato ha già provveduto ad annullare o a collocare nel 2021 tutti gli eventi che erano in programma fino a settembre”.

Voi lavorate sui grandi numeri, quelli che invece per il Governo sono “assembramenti”. É possibile quantificare approssimativamente le perdite?

“La chiusura ha comportato perdite del 100%, anche per i mesi successivi: maggio, agosto fino a settembre. Questo perché la maggior parte degli eventi richiede un anticipo e quindi, di fronte all’incertezza determinata dall’emergenza sanitaria, chiunque avesse pensato ad una cerimonia o ad un evento di lavoro ha preferito differirlo. Indubbiamente il fatto che il nostro lavoro si basi su quelli che lo stato definisce assembramenti ha provocato perdite sensibili: 100% da marzo a settembre e, anche se la situazione dovesse migliorare, del 60-70% per i mesi di ottobre, novembre e dicembre”.

Oltre il mancato guadagno ci sono le spese: affitti, utenze, personale, tasse: quali sono le prossime scadenze?

“Si sono azzerati i ricavi ma non é stato così per tutto quello che riguarda la parte fiscale, che é stata semplicemente spostata in avanti. Con ricavi  zero é impossibile far fronte a costi, che sono piuttosti elevati. Pensiamo, per esempio, ai riufiuti: produciamo zero e siamo costretti a pagare le tasse al 100% E queste sono penalità che le notre aziende non riescono assolutamente a sopportare. Per quanto riguarda il personale in questo periodo siamo stati coperti da una sorta di cassa integrazione che si chiama Fondo di Integrazione Salariale, prorogata per i mesi di maggio e giugno ma é ancora incerto se lo sarà per i mesi successivi; si spera che possa essere corrisposta almeno fino a dicembre”.

Come ANBC avete predisposto un documento che, dopo averlo fatto sottoscrivere da più persone possibili, volete inviare al Governo. Può sintetizzarcene i punti?

“La petizione é stata lanciata online il 1° maggio. Una data non casuale, ma voluta proprio per contrapporre la Festa del lavoro a questo fermo totale. Le richeste al Governo sono finalizzate a non far morire le aziende di marketing. In Italia sono 1.300 aziende, fatturiamo all’anno un miliardo e 800 milioni. Diamo a lavorare a 10mila persone con contratto a tempo indeterminato e ad altre 90mila con contratti stagionali o a chiamata o occasionali. Apparteniamo ad un comparto che é quello degli eventi che ha numeri ancora più importanti perchè tutta la filiera degli eventi genera un fatturato di 65 miliardi di euro e dà lavoro a 570mila persone. Se non si aiuta questa filiera, si rischiano gravi conseguenze sull’occupazione e sulla sopravvivenza delle aziende stesse”.

Con la petizione si chiedono: 1) Contributo a fondo perduto per le imprese che operano nel comparto degli eventi con modalità da definire 2) Prolungamento del FIS (fondo integrazione salariale) fino a 6 mesi dopo che sarà revocato il blocco degli eventi per il  settore, che presumibilmente sarà uno degli ultimi a ripartire 3) Estensione del FIS fondo integrazione salariale) ai lavoratori extra o intermittenti attualmente totalmente scoperti da ogni forma di ammortizzatore sociale 4) Credito di imposta, nella misura del 60%, in relazione agli affitti commerciali corrisposti nel periodo Marzo 2020, fino ai 6 mesi successivi alla fine del blocco dell’attività, cedibile ai proprietari d’immobili in compensazione dei pagamenti dovuti. 5) Credito d’imposta del 60% per le imprese che effettueranno, entro il 31 dicembre 2021, investimenti in attività di marketing e di digitalizzazione dei processi produttivi aziendali 6) Credito d’imposta del 60% per investimenti di sanificazione e DPI 7) Decontribuzione, al fine del mantenimento dei livelli occupazionali, nella misura del 50% per i lavoratori anche extra o intermittenti fino al dicembre 2021 ed incentivi per le nuove assunzioni a tempo determinato o indeterminato 8) Accesso al credito con garanzia dello Stato del 100% fino al 25 % del fatturato dell’anno 2019, rimborsabili a lungo termine  9) Cancellazione di tutta la tassazione dovuta per i mesi di chiusura obbligata delle aziende e rateizzazione in 24 mesi della tassazione dovuta nei primi 6 mesi del periodo di riapertura 10) Incentivi per gli eventi (wedding, corporate e congressuali) che verranno svolti in Italia da organizzatori stranieri in linea con il bonus allo studio per incentivare il turismo in Italia“.

Come si può sottoscrivere il documento?

“La petizione é riconoscibile con l’hashtag #iosonoglieventi. Si può andare sul sito oppure sulla pagina Facebook  o sul profilo Instagram di ANBC”.

Dal punto i vista della ripresa della attività, come immaginate il “nuovo modo di lavorare?

“Il modulo su cui si dovrà lavorare, non appena ce ne verrà data la possibilità, per quanto riguarda la parte “seduti a tavola” riprende le disposizioni dettate per la ristorazione mentre per quello che rguarda la parte “congressuale”, che prevede lunch, buffet ma non posti a sedere, si é pensato nel protocollo ad una forma di Lunch Box: permette di evitare assembramenti e  assicura una ditribuzione che eviti attese troppo lunghe. Nelle situazioni previste sedute dovranno essere eliminata la parte dell’aperitivo e quella del dopocena, dell’open bar,  perche considerati momenti di aggregazione”.