«Il lavoro non può più essere un perimetro rigido separato dalla vita privata, ma un sistema capace di adattarsi alle esigenze reali delle persone», sottolinea Debora Moretti, Co-CEO di Zeta Service. Una visione che si inserisce perfettamente nel quadro delineato dalla nuova indagine di Espresso Communication, secondo cui l’83% dei lavoratori nel mondo considera il modello ibrido la soluzione ideale per conciliare autonomia e collaborazione, soprattutto nei periodi dell’anno in cui la pressione aumenta.
La ricerca evidenzia come oltre la metà del campione (51%) individui nel lavoro ibrido il “punto ottimale” tra presenza e remoto, mentre quasi un terzo (28%) preferisce lavorare completamente da remoto. Un dato che riflette un cambiamento culturale ormai consolidato: la flessibilità non è più un benefit, ma un requisito. E non sorprende che circa il 40% dei ruoli globali offra già modalità ibride o full remote.
Le generazioni più giovani e le persone con figli risultano i gruppi più sensibili al tema, riconoscendo nella flessibilità un fattore determinante per mantenere equilibrio e produttività. Proprio per rispondere a queste esigenze, molte aziende stanno sperimentando iniziative dedicate al periodo natalizio: giornate senza riunioni, lavoro collaborativo da remoto, pause programmate e strumenti per ridurre il carico mentale.
Zeta Service, che da anni investe in un modello organizzativo basato su ascolto, empatia e qualità delle relazioni, conferma questa direzione. Oltre allo smart working totale per Natale, l’azienda introdurrà dal 2026 un ulteriore passo avanti: una presenza minima mensile di otto giornate, pianificata insieme ai responsabili in base ai progetti e alle esigenze dei team. Una scelta che tutela genitori, caregiver e situazioni di fragilità, e che ribadisce un principio centrale: il diritto alla disconnessione.
«La flessibilità non è una concessione, ma un modo per valorizzare il contributo quotidiano delle persone», aggiunge Moretti. «Significa spostare l’attenzione dal controllo del tempo alla responsabilità sui risultati, costruendo un ambiente di lavoro più sostenibile e inclusivo».
Il Chrismart Working, dunque, non è solo una soluzione temporanea per affrontare il Natale, ma un laboratorio che anticipa i modelli organizzativi del futuro. Secondo la ricerca, infatti, la maggior parte delle persone ritiene che le pratiche introdotte durante le festività abbiano effetti positivi anche nel resto dell’anno, favorendo abitudini più equilibrate e una maggiore soddisfazione personale. Un segnale chiaro: il Natale non è più un’eccezione, ma un punto di partenza per ripensare il lavoro in chiave realmente umana.
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