
ROMA – Il Piano Casa può rappresentare un passaggio strategico per affrontare l’emergenza abitativa, rilanciare la rigenerazione urbana e valorizzare il recupero del patrimonio edilizio esistente. Ma senza risorse certe, procedure snelle e pieno coinvolgimento delle micro e piccole imprese il rischio è che gli obiettivi restino soltanto sulla carta. È quanto hanno evidenziato CNA e Confartigianato nel corso dell’audizione in Commissione Ambiente della Camera. Le Confederazioni valutano positivamente le misure di semplificazione previste dal decreto, a partire dalla conferenza dei servizi semplificata e dagli strumenti per accelerare gli interventi di recupero urbano. Restano però forti criticità legate alla sovrapposizione di norme, autorizzazioni e competenze tra amministrazioni centrali e territoriali.
Per questo le due organizzazioni chiedono maggiore coordinamento tra enti, interoperabilità tra SUAP e SUE, modulistica standardizzata e soprattutto tempi autorizzativi certi. Particolare attenzione viene posta anche al ruolo delle PMI delle costruzioni. “Occorre evitare – sottolineano le Confederazioni – che il Piano Casa si trasformi in una grande operazione immobiliare riservata soltanto ai grandi operatori”.
CNA e Confartigianato chiedono quindi la suddivisione degli interventi in lotti funzionali e requisiti di accesso ai bandi calibrati sugli importi annuali delle lavorazioni, così da favorire la partecipazione delle imprese territoriali. Le Confederazioni propongono inoltre di riservare almeno il 40% del valore dei lavori nei partenariati pubblico-privati ad ATI e Consorzi costituiti da micro, piccole e medie imprese. Le Confederazioni ribadiscono inoltre la necessità di rafforzare i controlli contro il dumping contrattuale, lavoro irregolare e subappalto a cascata, valorizzando i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
Sul fronte energetico, CNA e Confartigianato sottolineano che la decarbonizzazione degli edifici rappresenta anche una sfida economica e sociale. Per questo chiedono incentivi stabili, accesso agevolato al credito e strumenti capaci di sostenere gli investimenti in efficientamento energetico, fonti rinnovabili e innovazione impiantistica. Le Confederazioni esprimono infine preoccupazione per gli effetti del recepimento della direttiva RED III, chiedendo di confermare il DM 37/08 quale riferimento nazionale per la qualificazione delle imprese installatrici ed evitare nuove duplicazioni burocratiche che rischiano di rallentare la transizione energetica.










