Coronavirus in Italia del giorno 30 aprile 2020: dati ancora in calo

coronavirus covid-19 giovedì

Il bollettino del 30 aprile 2020 ci dice che si é verificato il record di guariti, calano ricoverati e le terapie intensive, 285 decessi

Nuova giornata con l’informazione de L’Opinionista sull’emergenza Coronavirus in Italia. Oggi, giovedì 30 aprile 2020 andiamo a seguire le principali notizie e gli aggiornamenti sui dati forniti dal Dipartimento di Protezione Civile, che saranno preceduti a tutti gli aggiornamenti della giornata.

DATI COVID-19 IN ITALIA IL 29 APRILE

Continua a calare la pressione sulle terapie intensive, ma aumentano ancora e i decessi sono ancora tanti. Nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del Coronavirus sul nostro territorio, il totale delle persone che hanno contratto il virus era 203.591, con un incremento rispetto a martedì di 2.086 nuovi casi. Il numero totale di positivi era di 104.657, con una decrescita di 548 assistiti. Tra gli attualmente positivi 1.795 erano in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 68 pazienti 19.210 persone erano ricoverate con sintomi, con un decremento di 513 pazienti rispetto a ieri. 83.652 persone, pari al 80% dei positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi. I deceduti sono stati 323 e hanno portato il totale a 27.682. Il numero complessivo dei dimessi e guariti é salito invece a 71.252, con un incremento di 2.311 persone rispetto a ieri.

STATISTICHE PER REGIONE

Nel dettaglio, i casi attualmente positivi erano 36.122 in Lombardia, 15.521 in Piemonte, 11.862 in Emilia Romagna, 8.369 in Veneto, 5.663 in Toscana, 3.576 in Liguria, 4.535 nel Lazio, 3.347 nelle Marche, 2.782 in Campania, 2.927 in Puglia, 1.463 nella Provincia autonoma di Trento, 2.145 in Sicilia, 1.227 in Friuli Venezia Giulia, 1.976 in Abruzzo, 845 nella Provincia autonoma di Bolzano, 261 in Umbria, 761 in Sardegna, 135 in Valle d’Aosta, 753 in Calabria, 194 in Basilicata e 193 in Molise.

SPERANZA: “DAL 4 MAGGIO NON É UN LIBERI TUTTI”

Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha dichiarato che le misure adottate hanno salvato la vita a migliaia di persone ma, soprattutto, ha precisato che dal 4 maggio non sarà un liberi tutti. Il virus non é sconfitto e se si riaprisse tutto, in due settimane tornerebbe. Il pericolo di una nuova ondata di contagi è dunque concretissimo e finché non ci saranno vaccino e terapie dobbiamo governare questo processo.

ARCURI: “NON CI SARA’ L’APOCALISSE”

Il Commissario Domenico Arcuri ha parlato di “situazione imprevedibile” per cui nessuno puà dire per quanto tempo le attività economiche e sociali saranno condizionate e dovranno essere limitate. Sul piano sanitario si é attrezzati per a reggere picchi anche superiori a quelli della prima fase dell’emergenza. “L’apocalisse non la regge nessuno, ma siamo tutti convinti che non ci sarà”.

BOCCIA: “DAL 18 MAGGIO RIAPERTURE A LIVELLO REGIONALE”

Il Ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, in videoconferenza con i Governatori, ha anticipato che dal 18 maggio le riaperture verranno decise a livello regionale, considerando l’evoluzione dell’epidemia. Ha precisato che se ci saranno ordinanze regionali non coerenti sarà inviata una diffida con la richiesta di rimuoverle. Se non avvierrà sarà costretto a impugnarle.

TEST SIEROLOGICI

Chiusa la gara di appalto, il Governo si prepara a dare il via libera ai test sierologici su un campione di 150mila persone residenti in Italia per la ricerca di anticorpi del virus Sars-Cov-2 condotta dal Ministero della Salute e dall’Istat. Dovrà essere autorizzato il trattamento dei dati personali, anche genetici e relativi alla salute, connessi allo svolgimento di un’indagine di sieroprevalenza.

GOVERNATORI DI CENTRO DESTRA SCRIVONO A MATTARELLA

Considerando la Fase 1 dell’emergenza Coronavirus abbia visto un accentramento dei poteri normativi in capo al Governo, con decreti che sarebbero anticostituzionaliposto problemi di compatibilità con la Costituzione, i governatori di centrodestra di Lombardia, Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Calabria, Basilicata, Abruzzo, Molise e il presidente della provincia autonoma di Trento, hanno scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Premier Giuseppe Conte. I presidenti chiedono una ripartizione delle competenze nella Fase 2.

FASE 2: REGOLE PER FARE LA SPESA

Il Ministero della Salute ha stilato una serie di regole per andare a fare la spesa: Per fare acquisti in sicurezza ai tempi di Covid-19 rispetta queste semplici regole.

  1. SPESA A DOMICILIO: Verificare la possibilità di farsi portare la spesa a casa ordinando al telefono o via internet
  2. REGOLARITA’: Fare la spesa solo una volta alla settimana, delegando a un solo membro della famiglia tale compito
  3. LISTA: Preparare una lista della spesa per velocizzare gli acquisti e ridurre i tempi di attesa di tutti
  4. MASCHERINE: Utilizzare le mascherine negli ambienti chiusi e dove non è possibile il distanziamento interpersonale di almeno un metro
  5. DISTANZA: Mantenere sempre la distanza di almeno un metro dagli altri clienti e addeti alla vendita
  6. GUANTI: Indossare guanti “usa e getta” in particolare in caso di alimenti e bevande
  7. IGIENE DELLE MANI: Pulire le mani con gel igienizzante messo a disposizione prima e dopo l’uso dei guanti.

REGOLE PER GLI ESERCIZI COMMERCIALI

Nella cosiddetta “fase 2” gli esercizi commerciali la cui attività non è sospesa, al fine di limitare e contrastare la circolazione del nuovo coronavirus e garantire acquisti in sicurezza, devono rispettare le seguenti misure di igiene e prevenzione previste dal decreto del 26 aprile.

  1. DISTANZA: Assicurare il mantenimento di un metro di distanza interpersonale in tutte le attività
  2. PULIZA DEI LOCALI: Garantire l’igiene ambientale con una frequenza di almeno due volte al giorno
  3. ARIA: Mantenere un’adeguata aerazione naturale e il ricambio d’aria
  4. IGIENE DELLE MANI: Mettere a disposizione gel igienizzante per la disinfezione delle mani (in particolare accanto a tastiere, schermi touch e sistemi di pagamento)
  5. MASCHERINE: Utilizzare le mascherine negli ambienti chiusi e dove non sia possibile il distanziamento sociale
  6. GUANTI: Usare guanti “usa e getta” nelle attività di acquisto, in particolare in caso di alimenti e bevande
  7. INGRESSI DILAZIONATI:Accessi regolamentati e scaglionati secondo le seguenti modalità: attraverso ampliamenti delle fasce orarie; per locali fino a 40 metri quadrati può accedere una persona alla volta, oltre a un massimo di due operatori; per locali di dimensioni superiori a 40 metri quadrati, l’accesso è regolamentato in funzione degli spazi disponibili, differenziando, ove possibile, i percorsi di entrata e di uscita
  8. INFORMAZIONI: Dare adeguata comunicazione alla clientela per garantire il distanziamento in attesa di entrare

CONTE: INFORMATIVA ALLA CAMERA E SENATO

Conte ha esordito dicendo che si sta affrontando un emergenza senza precedenti, che sta mettendo a dura prova tutte le democrazie avanzate e che ci ha costretto a modificare abitudini di vita, relazioni e valori. Poi ha spiegato che sulla base delle raccomandazioni di qualificati esponenti del mondo scientifico ovvero al rapporto del Comitato tecnico e scientifico, si é deciso che la riapertura simultanea di tutte le attività a partire dal 4 maggio avrebbe portato a un aumento esponenziale e incontrollato di tutti i contagi. Conte ha voluto dire “chiaro e forte” che la pandemia non é stata superata.

Sarà previsto un riconoscimento per le province più colpite dal Covid-19.Per le imprese medio grandi è allo studio un intervento significativo da parte di Cassa Depositi e Prestiti, con un ingresso anche temporaneo nel capitale a fronte dell’indebitamento. Per le piccole medie imprese al di sopra di una certa soglia sono allo studio interventi ad assorbire parzialmente le perdite con capitale pubblico che possa trasformarsi in un sostegno a fondo perduto attraverso erogazioni di liquidità o agevolazioni fiscali. Conte ha parlato anche di un potenziamento di detrazioni fiscali a favore dell’edilizia e della sostenibilità e di sostegno alle imprese turistiche e alle famiglie sotto alcune soglie di reddito con un bonus da spendere nelle strutture ricettive del Paese.

Nella taea mattinata Conte ha riferito anche in Senato.

GIORGIA MELONI IN PARLAMENTO

Il Premier ha fatto una conferenza stampa, poi ha reso noto il DPCM e infine, con calma, è venuto a informare il Parlamento di queste sue insindacabili decisioni. Ciò non è più tollerabile -ha esordito la Meloni- Lo abbiamo consentito all’inizio, gli abbiamo dato una mano, ma sono passati tre mesi dallo stato di emergenza, due dal primo decreto che entrava nelle libertà delle persone e non c’è alcuna ragione per continuare con questi metodi, se non per accrescere la propria visibilità”.

Secondo la Meloni “Con le conferenze il Governo comunica quali sono i diritti degli italiani, che sono costretti a sentirle perché sono l’unico modo per sapere cosa si può o non si può fare. Fa fede il DPCM, non più la Costituzione. Conte dice nomi e cognomi come se fossimo al Grande Fratello, ma non siamo in un reality. L’Italia non è un reality show e non consentiremo che lo diventi”. 

Il Premier non ha mai pensato alle elezioni, ma i pieni poteri li chiede lo stesso. Come siamo arrivati a questo punto? Il governo interpreta in maniera estensiva il primo decreto e in particolare le ulteriori misure di contenimento; quattro parole che consentono all’Italia di sospendere la Costituzione. È un insulto al Parlamento e allo Stato di diritto che quest’Aula deve garantire e difendere. Il Pralmento si dovrà occupare delle norme che limitano la libertà dei cittadini”.

Noi continueremo a fare proposte, anche se tutte le nostre sono state buttate nel cestino da quello stesso Governo che parla in televisionie di disponibilità. Vorremmo discutere qui la fase 2 perchè abbiamo le idee chiare. Ci defniscono irresponsabili ma lo dissero anche tra aperitivi a Milano dopo che avevamo chiesto di chiudere tutto. Per gli altri siamo gli irresponsabili ma in realta noi siamo responsabili. I dati dicono che il virus é molto pericoloso per gli over 60, letale sopra i 70; che ci sono province dove la letalità é più alta e oggi non ha senso trattare la Basilicata alla stregua delle regioni più colpite. Per noi é sbagliato aprire per settori: un ristorante che ha un giardino grande può essere più sicuro di un ufficio chiuso. Assumiamoci la responsabilità di stabilire protocolli, provincia per provincia, attività per attività –ha concluso la Meloni– Dovremo convivivere per anni con questo virus ma non dobbiamo sacrificare le nostre aziende”.

BRUSAFERRO

Il Presdiente dell’Istituto Superiore di Sanità ha detto che il trend é in discesa che l’indoce é ben sotto l’1 su tutto il territorio nazionale.

I DATI COVID DEL 30 APRILE

Alle 18  il Capo del Dipertimento della Protezione civile, dottor Angelo Borrelli, ci ha aggiornato nuovamente su quelli che saranno stati i dati giornalieri in Italia, relativi a guariti, positivi (in isolamento domiciliare con o senza sintomi, ricoverati, con particolare attenzione a quelli che sono in terapia intensiva o sub-intensiva).

Nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del Coronavirus sul nostro territorio, a oggi, 30 aprile, il totale delle persone che hanno contratto il virus è 205.463, con un incremento rispetto a ieri di 1.872 nuovi casi. Il numero totale di attualmente positivi è di 101.551, con una decrescita di 3.106 assistiti rispetto a ieri.Tra gli attualmente positivi 1.694 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 101 pazienti rispetto a ieri. 18.149 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 1.061 pazienti rispetto a ieri.81.708 persone, pari al 80% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi. Rispetto a ieri i deceduti sono 285 e portano il totale a 27.967. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 75.945, con un incremento di 4.693 persone rispetto a ieri.

Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 36.211 in Lombardia, 15.493 in Piemonte, 9.563 in Emilia-Romagna, 8.147 in Veneto, 5.584 in Toscana, 3.551 in Liguria, 4.468 nel Lazio, 3.210 nelle Marche, 2.773 in Campania, 1.370 nella Provincia autonoma di Trento, 2.949 in Puglia, 2.157 in Sicilia, 1.170 in Friuli Venezia Giulia, 1.915 in Abruzzo, 802 nella Provincia autonoma di Bolzano, 233 in Umbria, 744 in Sardegna, 89 in Valle d’Aosta, 740 in Calabria, 192 in Basilicata e 190 in Molise.