Dopo il percorso tracciato con “cOntastorie”, Dirlinger torna con il doppio singolo “La città ideale” e “Il vecchio e il mare”, disponibile in digitale e in vinile 45 giri, quasi a rimarcare una controtendenza, una resistenza culturale ma anche “di mercato”. Il cantautore marchignolo, sospeso artisticamente tra Romagna e Marche, sceglie questa volta (come in risposta alla confusione della vita moderna) una dimensione più acustica e personale per raccontare due modi diversi di abitare il mondo: quello che offre riparo e quello che invita a salpare. Due brani che si completano senza cercare risposte definitive, ricordando che ogni approdo nasce, prima di tutto, da un passo compiuto con sincerità. Dal suono scarno, acustico, scarsamente prodotto… un ritorno a intime radici di un folk estetico e non lirico, dove – in tal senso – regna sovrano sempre quel modo pop italiano.
Dopo il viaggio raccontato in “cOntastorie” hai scelto di fermarti. Perché?
È stato abbastanza naturale e fisiologico. Viaggiando conosci gente e cose nuove, accumuli nuove esperienze e sfumature, cambiano le percezioni e i gusti. Finito il tempo di starsene fuori, arriva quello di fermarsi e capire cosa tenere e cosa lasciare andare. Ogni cosa ha un suo tempo e un suo ritmo, ed è giusto ascoltarle.
Che la velocità oggi sembra un valore… dobbiamo tutti performare… questi due brani ma soprattutto la loro genesi, sono un manifesto contro tutto questo?
Sono due pezzi scritti prima di buona parte dei brani di “cOntastorie”. Avevo già cercato di produrli, sia prima che durante la produzione dell’album, ma poi non trovavo una giusta quadra. Alla fine mi sembravano più giusti in una produzione a mo’ di multitraccia, come fosse un live. E, in questo modo, effettivamente sono un po’ manifesto contro l’essere performativi a tutti i costi.
E per te quanto è stato importante, artisticamente e umanamente, concederti il diritto della pausa?
È stato necessario per mettere un punto a quanto fatto sul e per il disco; è stato bello per capire verso quali nuovi direzioni portare la mia scrittura-canzone.
Dal passato tornano anche i vinili… la tua è stata una scelta di moda, di marketing o di nostalgia per l’analogico?
Me lo hanno proposto ed io ho accettato di buon grado. È anche un modo per fissare questi due brani come un segnalibro tra il primo album e il dopo, senza far pensare che sarebbero stati l’anticipazione di qualcosa di altro.
Anche qui: un invito all’ascolto fatto in un certo modo o semplicemente dare un oggetto che “va di moda”?
Onestamente non trovo un gran senso nell’ascolto di vinili di musica che non è stata concepita per quel formato. Poi è un bell’oggetto che da una dimensione fisica ad una registrazione – secondo me – molto fisica e, sicuramente, l’ascolto su vinile presuppone una ritualità meno pratica dal binge-listening, imponendo di darsi dieci minuti d’ascolto.
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