Estendendo, a livello regionale e territoriale, l’analisi circa la diffusione delle polizze per danni all’ambiente scopriamo come il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, rispettivamente con 2,11% e 1,11%, guidino la classifica delle Regioni più virtuose, seguite da Basilicata (1,09%), Lombardia (1,07%) e Umbria (1,01%): queste sono le uniche cinque regioni italiane ad aver superato la soglia dell’1% nel 2023. In generale, le regioni del Centro-Nord presentano valori superiori alla media italiana, mentre quelle del Sud presentano percentuali generalmente inferiori, con il record del numero più basso di polizze in rapporto al numero di imprese attive detenuto dalla Campania (0,42%). Il trend per il triennio 2021-2023 è però incoraggiante: tutte le regioni mostrano una crescita, con accelerazioni significative soprattutto al Sud (Campania +173%, Basilicata +150%, Calabria +131%) pur partendo da valori assoluti ancora molto contenuti. “In Italia manca ancora una cultura assicurativa ambientale matura – afferma Tommaso Ceccon, presidente di Pool Ambiente – L’esperienza del Veneto dimostra che strumenti normativi mirati producono risultati concreti e misurabili: con un tasso di incidenza del 2,11%, più del doppio della media nazionale, quella regionale è la prova che il modello funziona e può essere replicato. Auspichiamo che questa convergenza venga colta con determinazione, nell’interesse delle imprese che chiedono certezza sulla gestione del rischio ambientale, dei cittadini che vivono nei territori esposti alla contaminazione, delle finanze pubbliche che oggi ne sostengono i costi, e degli obiettivi di zero inquinamento che l’Unione Europea ha posto al centro del Green Deal”.
Ma cosa succede quando si verifica un danno all’ambiente e l’azienda non è assicurata? I costi di bonifica e ripristino ricadono interamente sull’impresa, con importi che oscillano tra 200.000 e 4.000.000 di euro, con punte ben superiori nei casi di contaminazione della falda. Si stima che tra il 2006 e il 2023 siano fallite circa 20.000 imprese proprio a causa di questi costi. Quando l’impresa non è in grado di farvi fronte, il peso passa alla collettività: il Rapporto ISPRA 424/2025 censisce 484 siti orfani – quelli in cui il responsabile non è individuabile o non provvede – già destinatari di 500 milioni di euro di fondi pubblici, in parte provenienti dal PNRR. A dimensionare il problema nella sua interezza provvede il Primo Rapporto sul Mercato delle Bonifiche (REF Ricerche, 2025): il valore potenziale del mercato delle bonifiche in Italia è stimato tra 43 e 92 miliardi di euro, di cui 29,5 miliardi di competenza privata. Una passività enorme che, in assenza di copertura assicurativa, rischia di trasformarsi in un costo per le finanze pubbliche. “I dati della rilevazione – commenta l’ANIA – evidenziano una crescente attenzione delle imprese verso gli strumenti assicurativi a copertura dei rischi ambientali. Tuttavia, la diffusione di queste polizze è ancora molto bassa. Per questo è importante proseguire nel rafforzamento della cultura della prevenzione e della gestione di questi rischi, anche alla luce della crescente esposizione del sistema produttivo italiano ai fenomeni naturali estremi. L’esperienza maturata sul fronte delle coperture cat-nat dimostra, infatti, la necessità di sviluppare soluzioni strutturate per proteggere in modo più efficace le imprese, riducendo, nel tempo, l’impatto economico dei danni sul tessuto produttivo e sulla finanza pubblica”.
Un modello condiviso anche dall’Associazione Italiana Brokers di Assicurazione e Riassicurazione (AIBA). “L’evoluzione normativa, i criteri ESG, così come un’attenzione e pressione crescenti degli stakeholder stanno oggi orientando le aziende verso modelli di gestione del rischio sempre più evoluti e responsabili, e in questa direzione la corretta gestione dei rischi ambientali rappresenta un ambito assolutamente centrale per il tessuto imprenditoriale e l’intera collettività – dichiara Flavio Sestilli, Presidente di AIBA – Un ambito in cui i broker possono svolgere un ruolo fondamentale, supportando le aziende nel conoscere meglio i potenziali rischi cui sono esposte e individuare soluzioni di gestione su misura. Questo, tenendo sempre in primo piano anche un altro tema ancora troppo sottovalutato, quello della prevenzione, dove si gioca una delle partite più importanti”.
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