GENOVA – Tre date, tre sold out consecutivi, trentamila persone a sera. Il “Ferraris” non era mai stato così pieno, così vibrante, così unito. Il ritorno di Olly nella sua città è diventato qualcosa che supera il semplice concerto: un rito collettivo, un abbraccio enorme che ha trasformato Genova in un’unica platea.
L’apertura con È festa mette subito le cose in chiaro: energia alta, produzione impeccabile, un pubblico che canta ogni parola. Olly entra in scena con la sicurezza di chi gioca in casa, ma anche con l’emozione sincera di chi sa di vivere un passaggio decisivo della propria storia artistica.
La scaletta scorre come un racconto. Quei ricordi là, Il brivido della vita, Una vita, Un’altra volta: ogni brano diventa un coro, un frammento condiviso, la prova di quanto la sua scrittura sia ormai un linguaggio generazionale. La parte centrale del live è un crescendo: Paranoie, A noi non serve far l’amore, Occhi color mare, La lavatrice si è rotta. Dal vivo acquistano una maturità nuova, più intensa, più consapevole.
Poi il “Ferraris” cambia pelle. Il set acustico trasforma lo stadio in un teatro a cielo aperto. In un silenzio quasi irreale, Olly attraversa Quando piove, Hai fatto bene, Polvere, Bianca, fino alla delicatissima Mi sono innamorato di te di Luigi Tenco. È un omaggio alla tradizione cantautorale genovese che il pubblico accoglie con rispetto e commozione.
La ripartenza è una scarica di energia: Depresso fortunato, Scarabocchi, Balorda nostalgia, Cantilene, I cantieri del Giappone, Questa domenica, Buon trasloco, Così così, Il campione, Devastante. Olly si muove con naturalezza, alternando leggerezza e intensità, sostenuto da una band solida e da un pubblico che non smette mai di seguirlo.
Il finale è un ritorno alle radici. Menomale che c’è il mare e Il pescatore di Fabrizio De André diventano un gesto d’amore verso la città. Lo stadio si accende di luci, un’onda che accompagna l’artista fino all’ultima nota.
Tre sere, novantamila presenze, una città intera coinvolta. Il “Ferraris” ha dimostrato che la nuova scena pop italiana può nascere anche qui, tra i vicoli e il mare, e parlare a tutto il Paese.
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