
Insomma la scissione è iniziata, la guerra fratricida è un dato di fatto, la battaglia sul simbolo e il rapporto tra Beppe Grillo e Davide Casaleggio sono due fattori da cui dipende l’esistenza stessa del M5S così come finora era conosciuto. Il “no” dei 15 senatori ortodossi a Draghi apre una ferita che difficilmente si rimarginerà. Una manciata di ore dopo, alla Camera, i “contras” viaggiano più o meno sulla stessa linea. I gruppi autonomi, per i dissidenti espulsi, sono a un passo. E, al Senato, gli ultimi rumors spiegano che gli ortodossi avrebbero chiesto al segretario Ignazio Messina l’uso del simbolo Idv. Ieri pomeriggio i vertici hanno tentato una controffensiva, con Vito Crimi che si è palesato a Montecitorio. Ma ormai la spaccatura sembra irreversibile.









