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I mille volti dell’Astrattismo nelle cangianti opere di Eva Breitfuß, quando il colore scolpisce il concetto

Immergersi nel mondo della rappresentazione informale equivale spesso a scoprire l’inclinazione espressiva di ciascun interprete, quasi essa fosse una vera e propria firma distintiva dentro alla quale l’autore stesso si perde emanando quel groviglio di sensazioni e di emozioni che percepisce dentro di sé; oppure al contrario, laddove la narrazione si sposta verso il puro concetto o verso l’analisi rigorosa e geometrica della manifestazione creativa, a rivelarsi è l’attitudine più equilibrata, logica e razionale che costituisce il filtro attraverso cui un artista ha bisogno di guardare ciò che vive quotidianamente con un rigoroso processo di distacco da esso. La protagonista di oggi racchiude in sé questi punti di vista espressivi, insieme a molti altri, perché la sua natura chiede di esprimersi liberamente nella sua completezza, passando così da una narrazione più immediata, a un’altra in cui a preponderare è invece la riflessione sulle interconnessioni tra gli individui e la realtà circostante e ancora quella in cui il concetto è l’unico a dover fuoriuscire dalla tela per raggiungere il fruitore.

Quando l’Arte Astratta nacque agli inizi del Novecento, voleva essere un punto di rottura definitivo con la figurazione tradizionale, un modo per sottolineare l’ingresso nel nuovo secolo, con tutte le sue innovazioni tecnologiche volte apparentemente a facilitare la vita ma in realtà rendendo l’essere umano, così come tutti gli ambiti pratici, più impersonale e facilmente sostituibile togliendo a ogni cosa la sua unicità. Dunque la ricerca della bellezza e della fedeltà all’osservato appariva troppo anacronistica per un periodo storico in cui a predominare era la concretezza e il bisogno di adeguarsi anche formalmente a quell’epoca pionieristica. Wassily Kandinsky, considerato l’iniziatore dell’Astrattismo, elaborò uno stile non riproducibile da alcun apparecchio fotografico, che proprio in quella fase stava prendendo piede in quanto più economico della ritrattistica pittorica, né collegabile ad alcuna realtà riscontrabile nell’ambiente quotidiano affermando la purezza del gesto plastico, personale quanto analiticamente razionale. Malgrado la sua intenzione di immettere nelle opere contraddistinte da colori pieni e figure in equilibrio nello spazio, anche l’emozione interiore che nel suo caso veniva ricevuta e suscitata dall’ascolto della musica classica, i suoi successori assunsero invece caratteristiche decisamente più rigide riguardo alla scelta cromatica e a quella delle figure inseribili nelle tele, dando così vita al De Stijl, che addirittura rifiutò ogni colore che non fosse primario e ogni geometricità che non fosse legata al rettangolo, al quadrato e alle linee rette, al Suprematismo, dove il disequilibrio dell’obliquità era funzionale a esplorare la rigorosità bidimensionale gestita dai colori, anche in questo caso primari, e infine all’Astrattismo Geometrico che introdusse una gamma cromatica più variegata così come si aprì all’ambiguità, secondo il punto di vista di Piet Mondrian, del cerchio, del triangolo e delle figure irregolari. Ma fu l’Espressionismo Astratto, con tutta la sua anarchia creativa, a immergere l’osservatore nel mondo della non forma, dell’impulso pittorico a volte più immediato e concitato come nel caso del Dripping di Jackson Pollock e nella pittura segnica di Franz Kline, e altre più riflessivo e meditativo come nel Color Field di Mark Rotkho ed Helen Frankenthaler o nel Minimalismo di Barnett Newmann e di Ad Reinhardt. Il gruppo dei ribelli dell’arte statunitense diede il via a un modo di interpretare l’Astrattismo non più distaccato dal mondo interiore, né coercitivo nella scelta e l’utilizzo del colore e della figurazione, perché a essere fondamentale era la capacità del singolo autore di permeare ogni tela con il suo sentire assolutamente soggettivo, con qualunque gesto e qualsiasi tavolozza cromatica fosse più affine a quell’esigenza. L’artista contemporanea Eva Breitfuß, residente in Germania, che definisce il suo stile Art of Presence, riunisce nel suo cammino artistico tutti questi approcci narrativi, inserendoli all’interno di una produzione pittorica che necessita di esplorare tutte le sfaccettature della sua personalità creativa, passando così da opere in cui l’Espressionismo Astratto predomina in maniera impattante colpendo l’osservatore con la sua forza cromatica, ad altre in cui è invece l’Astrattismo Lirico a fuoriuscire collegando il ragionamento e l’emozione in maniera equilibrata e misurata, e infine quelle dove prevale in maniera assoluta il concetto, oggetto della meditazione dell’autrice, ed esplicitato attraverso il titolo.

1 Becoming – acrilico e tecnica mista su tela, 24x30cm

La gamma cromatica a sua volta non attinge a tonalità predominanti e specifiche, piuttosto si adegua alla diversa priorità narrativa di Eva Breitfuß come se costituisse una musica di sottofondo con cui accompagna l’evocatività costituita dalle linee, dai segni e dalle forme circolari, costantemente presenti in molte opere, che appaiono come un morbido reticolato funzionale a proteggere e nascondere le profondità dell’anima.

2 Echoes of light – fotografia fine art, stampa a pigmenti montata dietro, acrilico e vetro, 50x50cm

Una delle caratteristiche più evidenti dell’autrice è quella dell’interconnessione, di quelle sottili righe attraverso le quali unisce i vari punti, o gli estremi di una tela, che divengono metafora dell’esistenza contemporanea in cui tutto è collegato malgrado l’attitudine dell’individuo a volersi isolare e chiudere in se stesso. La tecnologia, all’interno di questa considerazione, assume così una duplice e divergente valenza, perché se da un lato è spesso responsabile di una forte perdita della socialità intesa come occasione di incontro reale, dall’altro in virtù dell’abbattimento dei confini permette alle persone di entrare in contatto, almeno virtualmente, con individui che in altre epoche non avrebbero potuto essere raggiungibili, e con informazioni che non sarebbero mai state ricevute, generando di fatto la possibilità di non sentirsi soli anche quando le condizioni esterne, o quelle interiori, non permettono di confrontarsi con l’esterno.

3 In the cocoon – acrilico su tela, 30x25cm

In the cocoon è l’esplicitazione di questo concetto poiché il fitto reticolo di una struttura fatta di piccoli circoli trasparenti diviene un’armatura dietro cui l’interiorità può nascondersi per tutelarsi dall’impatto con l’esterno, eppure quei fori sembrano suggerire l’esigenza di dare uno sguardo al di fuori, tenendo sotto controllo ciò che fa paura ma a cui non si può rinunciare; anche qui, sebbene meno stilizzate ed evidenti che in altre tele, emergono quelle linee di collegamento poc’anzi citate che consentono a chiunque decida di lasciarsi proteggere da quella sottile e morbida corazza di poter comunicare assecondando la natura insita in ogni essere umano. La scelta di utilizzare la scala di grigi enfatizza la necessità di silenzio funzionale alla riflessione su se stessi e al sottile ascolto di ciò che ruota intorno.

4 Hold your thought – pastelli a olio su tela grezza, 60x60x4cm

Hold your thought, sebbene appartenga all’attitudine all’analisi interiore che contraddistingue la produzione di Eva Breitfuß, mostra un aspetto più geometrico poiché qui le linee sono sottili e fortemente stilizzate, vanno a costituire riflessi di idee, gabbie di pensieri che si susseguono l’uno all’altro senza soluzione di continuità e che di fatto costituiscono un valore intrinseco all’essenza e alla personalità di ogni individuo. L’esortazione dell’autrice è quella di difendere sempre le proprie opinioni, i punti di vista che anche quando sono osteggiati costituiscono pur sempre una costruzione scaturita dalle esperienze, dalle meditazioni, dalle analisi della realtà circostante e dall’evoluzione personale; i colori di ciascuna linea ricostruiscono il mosaico di eventi che, uno dopo l’altro, hanno generato quei pensieri legati non solo al lato più razionale bensì fortemente connessi anche alla parte più emozionale e dunque imprescindibili dall’interiorità di ogni individuo.

5 Keep smiling – pastelli a olio su tela grezza, 60x60x4cm

Keep smiling è una tela più allegra, divertente, probabilmente meno introspettiva pur suggerendo un’attitudine a guardare ogni cosa attraverso una lente rosa che induce a considerare gli accadimenti come una progressione, come un modo per testare la propria forza e la capacità evolutiva nel trasformare ogni ostacolo in opportunità, ogni impedimento in uno stimolo a superarlo, ogni circostanza in un’avventura unica sebbene non sia possibile prevedere dove condurrà. L’approccio di Eva Breitfuß è qui fortemente stimolante per l’osservatore poiché in quelle sfere rivela i mille colori di una vita che modifica il suo aspetto sulla base del punto di vista, del filtro attraverso il quale si sceglie di guardarla. I pastelli a olio utilizzati sulla tela grezza enfatizzano la leggerezza, l’allegria sfumata e delicata di tonalità che fanno bene all’anima quanto al cuore, perché quello è l’atteggiamento migliore per affrontare l’esistenza anche per chi, per indole, non è capace di vedere il lato positivo delle cose.

6 Trésor – acrilico su tela, 60x60x4cm

Trésor è la sintesi delle opere osservate finora, la sua base gialla che ricorda l’oro, la freschezza dei limoni, il calore del sole, è sovrastata nel centro dalla griglia di piccoli tondini che ricorda l’interiorità, il timore di lasciar fuoriuscire liberamente quelle fragilità che potrebbero essere ferite, e infine le linee che costituiscono un pentagono che confluisce verso parte centrale della tela, il cuore pulsante, la parte più preziosa e delicata che dà il titolo all’opera.

7 In between – acrilico su tela, 45x45cm

Eva Breitfuß ha al suo attivo la partecipazione a mostre personali e collettive in Europa, negli Stati Uniti, in Medio Oriente e in Asia, ha ricevuto numerosi e prestigiosi riconoscimenti artistici internazionali, le sue opere sono inserite nei principali annuari d’arte come il Catalogo dell’Arte Moderna Giorgio Mondadori e l’Atlante dell’Arte Contemporanea Giunti. È rappresentata da gallerie in Svizzera, Italia e Stati Uniti.

EVA BREITFUß-CONTATTI

Email: info@evabreitfuss.com

Sito web: www.evabreitfuss.space/

Facebook: www.facebook.com/ebreitfuss

Instagram: www.instagram.com/breitfusseva/

The many faces of Abstract Art in Eva Breitfuß’s multifaceted artworks, when color sculpts the concept

Immersing oneself in the world of informal representation often means discovering each artist’s expressive inclination, as if it were a true, distinctive signature within which the artist loses himself, emanating that tangle of sensations and emotions he perceives; or, conversely, when the narrative shifts toward pure concept or toward a rigorous, geometric analysis of creative expression, what emerges is a more balanced, logical, and rational approach, the filter through which an artist must view his daily experiences with a rigorous process of detachment from them. Today’s protagonist embodies these expressive perspectives, along with many others, because her nature demands to express itself freely in its entirety, thus shifting from a more immediate narrative to one in which reflection on the interconnections between individuals and the surrounding reality takes precedence, and further to one in which the concept alone must emerge from the canvas to reach the viewer.

When Abstract Art emerged in the early 20th century, it was intended as a definitive break with traditional figurative art, a way to mark the dawn of the new century with all its technological innovations that were ostensibly designed to make life easier but in reality rendered human beings, as well as all practical spheres of life, more impersonal and easily replaceable, stripping everything of its uniqueness. Thus, the pursuit of beauty and fidelity to the observed world seemed too anachronistic for a historical period dominated by practicality and the need to adapt, even formally, to that pioneering era. Wassily Kandinsky, considered the founder of Abstractionism, developed a style that could not be reproduced by any photographic device, which was just then gaining ground as a more economical alternative to portrait painting, nor could it be linked to any reality found in everyday life, thereby affirming the purity of the artistic gesture, which was as personal as it was analytically rational. Despite his intention to incorporate into his works, characterized by rich colors and figures balanced in space, the inner emotion that in his case was evoked by listening to classical music, his successors, however, adopted decidedly more rigid approaches regarding color choice and the figures to be included in the canvases, thus giving rise to De Stijl, which even rejected any color other than primary colors and any geometric forms not based on rectangles, squares, and straight lines, Suprematism, where the imbalance of obliquity served to explore two-dimensional rigor through color, again primarily primary colors, and finally Geometric Abstraction, which introduced a more varied color palette and, according to Piet Mondrian’s perspective, embraced the ambiguity of the circle, the triangle, and irregular shapes.

But it was Abstract Expressionism, with all its creative anarchy, that immersed the viewer in the world of non-form, of painterly impulse that was at times more immediate and impassioned, as in Jackson Pollock’s Dripping technique and Franz Kline’s gestural painting, and at other times more reflective and meditative, as in the Color Field paintings of Mark Rothko and Helen Frankenthaler or in the Minimalism of Barnett Newman and Ad Reinhardt. The group of American art rebels pioneered a way of interpreting Abstractionism that was no longer detached from the inner world, nor restrictive in the choice and use of color and figuration, because what was fundamental was the individual artist’s ability to imbue every canvas with his own utterly subjective sensibility, using whatever gesture and color palette best suited that need. The contemporary artist Eva Breitfuß, based in Germany, who defines her style as the Art of Presence, brings together all these narrative approaches in her artistic journey, incorporating them into a body of work that seeks to explore every facet of her creative personality. She thus moves from works in which Abstract Expressionism predominates in a striking manner, captivating the viewer with its chromatic power, to others in which Lyrical Abstraction takes center stage, connecting reason and emotion in a balanced and measured way, and finally to those where the concept, the subject of the artist’s meditation, prevails absolutely and is made explicit through the title. The color palette, in turn, does not rely on predominant or specific hues, rather, it adapts to Eva Breitfuß’s varying narrative priorities, as if it were background music accompanying the evocative power of the lines, marks, and circular forms, constantly present in many of her works, which appear as a soft latticework designed to protect and conceal the depths of the soul. One of the artist’s most evident characteristics is that of interconnection, those subtle lines through which she unites various points or the edges of a canvas, which become a metaphor for contemporary existence, where everything is connected despite the individual’s tendency to isolate oneself and withdraw into one’s own world.

Technology, within this context, thus takes on a dual and divergent significance while on the one hand it is often responsible for a significant loss of social interaction, understood as an opportunity for real-life encounters, on the other hand by breaking down boundaries it allows people to connect, at least virtually, with people who in other eras would have been unreachable, and with information that would never have been received, effectively creating the possibility of not feeling alone even when external or internal circumstances prevent one from engaging with the outside world. In the Cocoon is the clarification of this concept, as the dense latticework of a structure made up of small transparent circles becomes an armor behind which one’s inner self can hide to protect itself from the impact of the outside world, yet those holes seem to suggest the need to glance outward, keeping an eye on what is frightening but cannot be abandoned; here too, though less stylized and obvious than in other canvases, the connecting lines mentioned earlier emerge, allowing anyone who chooses to seek protection from that thin, soft armor to communicate in accordance with the nature inherent in every human being. The choice to use a grayscale emphasizes the need for silence, essential for self-reflection and for attentively listening to one’s surroundings. Hold your thought though it belongs to the spirit of inner analysis that characterizes Eva Breitfuß’s work, displays a more geometric aspect, as the lines here are thin and highly stylized, they form reflections of ideas, cages of thoughts that follow one another seamlessly and that, in fact, constitute an intrinsic value to the essence and personality of every individual. The author’s exhortation is to stand up for our opinions—viewpoints that, even when met with opposition, are nonetheless the product of one’s experiences, reflections, analyses of the world around and personal growth; the colors of each line reconstruct the mosaic of events that, one after another, gave rise to those thoughts linked not only to the more rational side but also strongly connected to the more emotional side, and thus inseparable from the inner world of every individual. Keep Smiling is a more cheerful, playful canvas, perhaps less introspective yet it suggests a tendency to view everything through rose-colored glasses, encouraging to see events as a progression, as a way to test one’s strength and capacity for growth in transforming every obstacle into an opportunity, every impediment into a motivation to overcome it, and every circumstance into a unique adventure, even if not predictable where it will lead.

Eva Breitfuß’s approach here is deeply inspiring for the viewer, as it reveals, within those spheres, the myriad colors of a life that changes its appearance depending on one’s perspective, the filter through which one chooses to view it. The oil pastels used on the raw canvas emphasize lightness and a subtle, delicate cheerfulness of hues that are as good for the soul as they are for the heart, because that is the best attitude with which to face life even for those who, by nature, are unable to see the positive side of things. Trésor is the synthesis of the works viewed until now, its yellow base that reminds gold, the freshness of lemons, and the warmth of the sun, is dominated at its center by a grid of small rods that evokes inner life, the fear of allowing those vulnerabilities that could be wounded to flow freely, and finally, the lines forming a pentagon converging toward the center of the canvas, the beating heart, the most precious and delicate part that gives the work its title. Eva Breitfuß has participated in solo and group exhibitions in Europe, the United States, the Middle East, and Asia, she has received numerous prestigious international artistic awards, and her works are featured in leading art yearbooks such as the Giorgio Mondadori Catalog of Modern Art and the Giunti Atlas of Contemporary Art. She is represented by galleries in Switzerland, Italy, and the United States.

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Pubblicato da
Marta Lock

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