Il miracolo delle farfalle

farfalleOrmai la memoria si è stancata di stare ferma e chiusa in un angolo del mio cervello. Si fa viva continuamente. Se parlo con qualcuno non è raro che la stanza o la strada o la piazza in cui ci troviamo diventi il cimitero di Umbaki nell’Azerbagian, con le tombe a terra a forma di biscotto, quasi una crema con questi caldi parallelepipedi sui quali si legge il mestiere del defunto.

O magari passano i cammelli o c’è la pioggia di farfalle bianche così come mi capitò di vedere in un bosco lontano da Riga dove la sabbia finissima arriva al mare pieno di pietre rotonde che affiorano reggendo uccelli assonnati.

Non molto tempo fa siamo stati a La Verna, il monte santo dei francescani. Ho visto le rocce ammassate e verdi di muschio con la grotta dove riposava San Francesco. Non avrò mai la sua forza di stendermi a dormire sulla spianata liscia di una pietra. Ho riletto mentalmente un racconto scritto anni fa che riguardava la sua morte.

Quando Francesco stava morendo disse ai frati che gli erano attorno per consolarlo e che pregavano ad alta voce: “Uscite e fate cento passi…ognuno di voi in una direzione diversa”. Il frate più giovane si mise a camminare lentamente piangendo e masticando preghiere che uscivano bagnate dalla bocca.

E intanto contava i passi. Arrivò quasi subito in campagna perché a quel tempo la campagna era sotto casa. Quando finì di contare i cento passi si accorse di essere arrivato sul bordo di un fosso dove qualcuno aveva buttato un po’ di stracci e ossi di pasti consumati,ma subito i rifiuti aumentano, aumentano, coprono quasi tutta la valle e lui capisce che San Francesco gli voleva regalare una visione sul futuro del nostro vivere.

Allora il frate capì che il suggerimento del Santo era lungo un’eternità. Su tutto questo groviglio di carta e barattoli, legni, calcinacci volavano insetti affamati. Il fraticello continuava a chiedersi quale era l’indicazione segreta che intendeva dargli il santo poco prima di morire.

D’improvviso sentì alcuni piccoli lamenti che provenivano da un piccolo malloppo di stracci. Allora andò a raccoglierlo e scoprì un bambino di pochi giorni che gridava per vivere. Il frate lo strinse al petto per dargli subito calore e si avviò a cercare una brava contadina per affidarle quella creatura.

Il vento cominciò a muovere i rami e le foglie degli alberi e sollevò le carte e tutti i rifiuti pieni di leggerezza. Spinta dal vento gli venne incontro una donna di campagna che gli disse subito: “So che hai qualcosa di meraviglioso da consegnarmi” così il frate capì che San Francesco stava aiutandolo.

Consegnò quel mucchietto di carne viva alla donna che si allontanò felice. Il fraticello tornò a guardare la grande discarica che aveva alle spalle e si accorse che tutti i frammenti di carta sollevati dal vento erano farfalle che facevano vibrare l’aria tutto attorno a lui così da farlo ritornare sul bordo di quel fosso.