Nel nuovo saggio decostruisce la religione dei diritti universali e propone una visione alternativa della libertà

I diritti non possono e non devono essere uno strumento d’inclusione, né per il riconoscimento dell’eguaglianza: avere diritti non equivale a includere, e includere non equivale a riconoscere.
Sciacca, professore ordinario di Filosofia politica all’Università degli studi di Catania, chiedendosi «in che modo i diritti individuali possano ancora trovare una configurazione significativa nel contesto del liberalismo», riconosce gli indicatori evidenti di una crisi profonda del concetto stesso di modernità, in cui l’individuo si trova al centro di uno sfaldamento teoretico, con una consequenziale inversione di rotta, dal cosmos al caos.
Occorre perciò ripensare un nuovo ordine capace di ridare centralità all’individuo e di offrire all’Occidente una via d’uscita dalla sua perdita di senso, restituendo significato all’esperienza umana e ai diritti stessi, intesi come l’espressione autentica e profonda della libertà umana. È necessario dunque recuperare un’autentica libertà individuale basata sul valore della proprietà, sui doveri di responsabilità e su una limitazione dell’intervento statale, profilando una visione alternativa che possa sottrarre l’individuo a logiche collettivistiche di potere o manipolazioni ideologiche pseudoculturali.
Fabrizio Sciacca (1964) è professore ordinario di Filosofia politica all’Università degli studi di Catania. È stato visiting professor alla Queen Mary School of Law di Londra, presso la quale è membro del Centre for Law, Democracy and Society, e alla Facultat de Dret di Valencia.
Fabrizio Sciacca, Il mito dei diritti, collana Altrove, Liberilibri 2025, pagg. 150, euro 16, ISBN 979-12-80447-74-6.











