Il mondo a tinte forti nelle prorompenti opere di Elfriede Bachmeyer (IE)

lanzarote

Alcune correnti pittoriche sono state delle rapide meteore nella storia dell’arte eppure capaci di lasciare un profondo segno da cui si sono sviluppati movimenti successivi; pur essendo state fondamentali più per l’innovazione che hanno introdotto che non per il numero e la rilevanza degli artisti che vi hanno aderito, esistono nell’arte contemporanea alcuni pittori che hanno adottato esattamente quelle linee guida per caratterizzare le proprie opere. La protagonista di oggi ha scelto questo particolare cammino.

Agli inizi del Novecento e per soli due anni, si diffuse in Francia una corrente pittorica che non ebbe mai un manifesto né i suoi artisti costituirono mai un gruppo solido e omogeneo perché, in virtù della loro iniziale sperimentazione molti di loro si orientarono verso altre forme espressive che riuscirono a consolidarsi e a essere molto più durature. Tuttavia quella corrente denominata Fauves, diede una vera e propria scossa a tutte le precedenti ricerche sul colore e sulla struttura dell’opera proprie degli impressionisti ma anche dei contemporanei espressionisti nordici che permeavano i loro lavori di un senso di angoscia esistenziale. I Fauves, letteralmente bestie per l’approccio travolgente alla tela, erano caratterizzati invece dall’attenzione alla purezza emozionale dei colori, a una semplificazione delle forme necessarie a infondere e concentrare l’attenzione sull’innaturalità di tutto ciò che sfugge alle regole della razionalità; l’annullamento della prospettiva, del chiaroscuro e la presenza di una marcata linea di contorno furono temi ripresi e sviluppati dall’Espressionismo europeo e modernizzati poi nello stile di moltissimi artisti contemporanei. Henri Matisse, André Derain, Henri Manguin, sconvolsero i salotti francesi dell’epoca con i loro paesaggi a tinte intense, vivide e vivaci, completamente distaccati dalla realtà se non per l’idea che di quei luoghi rimaneva impressa nella loro memoria emotiva. Elfriede Bachmeyer, artista originaria dell’alta Austria, si avvicina spontaneamente alla poetica dei Fauves imprimendo nelle sue opere tonalità irreali ma al tempo stesso forti, coinvolgenti, come se della natura e di ciò che vede voglia tratteggiare solo e unicamente quelle sensazioni intense che devono raggiungere la tela unicamente dopo essere state filtrate dalla sua interiorità. Arriva tardi alla pittura la Bachmeyer, solo nel 2002, ma da quel momento in avanti non riesce a trattenere il suo impulso creativo che la porta a seguire numerosi corsi di pittura e a dare vita al suo stile distintivo e coinvolgente.

die heide
1 Die Heide (La brughiera)
verbrannte erde
2 Verbrannte Erde (Terra bruciata)
abheben mit baloon
3 Abhebeb mit Balloon

La forza dei colori scelti racconta di un’energia positiva dell’artista, di quella carica travolgente da cui si sente avvolta nel momento in cui il suo sguardo si posa sui paesaggi e che poi fuoriesce sotto forma di toni pieni e al di fuori da ogni canone tradizionale; i rossi, i gialli, gli azzurri sono utilizzati in maniera piena, decisa, quasi impositiva perché in fondo, suggerisce la Bachmeyer, non è tanto l’immagine quella che resta, quanto il ricordo delle sensazioni da cui ci siamo sentiti trasportati. L’opera Abheben mit Balloon (Decollo con il pallone)
rappresenta la sottile inquietudine ma anche l’entusiasmo di quell’ideale volo verso il cielo e sopra la terra, da cui poter osservare paesaggi sterminati e al contempo comprendere la dimensione dell’essere umano se rapportato alla natura che lo accoglie e che egli stesso abita.

die neugierige
4 Die Neugierige

Così come in Die Neugierige (La curiosità), l’artista non può fare a meno di enfatizzare lo sguardo del personaggio, quell’occhio vivace e attento che contraddistingue le persone particolarmente interessate a tutto ciò che accade loro intorno, atteggiamento che può avere risvolti positivi ma anche negativi se si trasforma in ingerenza nelle vite altrui; ecco perché Elfriede Bachmeyer circonda il personaggio di giallo, il colore della saggezza e dell’intelletto, e poi usa il blu, legato alla meditazione, per l’abito ma riempie il cappello di rosso, la tonalità ambivalente che ha in sé sia il positivo che il negativo.

sehnsucht
5 Sehnsucht

E ancora in Sehnsucht (Nostalgia) racconta la protagonista attraverso le nuance più legate al mondo interiore, all’anima che a volte tende verso ciò che ha perso, o che semplicemente è lontano, e che costringe la protagonista del dipinto a voltare le spalle al presente in virtù di quel passato, o di quel punto focale del suo sentimento, che non può fare a meno di tenere legato a sé, al suo presente. Ma è nei paesaggi che la Bachmeyer svela la sua impronta fortemente fauvista, in quel senso di irrealtà di cui permea luoghi a volte immaginari altre invece vissuti e indelebili nello scrigno emotivo della sua memoria.

das blaue dorf
6 Das Blaue Dorf

Das blaue Dorf (Il villaggio blu) sembra uscire da un racconto fiabesco, appartenente a una dimensione favolistica dentro cui Elfriede Bachmeyer si perde, lasciando da parte una razionalità che spesso costituisce un limite e regalando all’opera le tonalità accese di un momento di incanto che si è stratificato nella sua memoria.

sonniger wald
7 Sonniger Wald

O in Sonniger Wald (Foresta assolata) dove la gamma cromatica sembra voler sottolineare ed enfatizzare la presenza di un sole capace di illuminare e di infondere calore nei tronchi e nelle foglie degli alti alberi e al tempo stesso regalare ombra e fresco nel selciato chiaro del viale in primo piano. I colori forti e vibranti sono dunque al servizio di un mondo esaltante, positivo, energico proprio perché incentrato sulla necessità di raccontare, ma forse sarebbe più corretto dire gridare, tutte le emozioni che spesso restano dentro, si incagliano in una timidezza, o in una riservatezza espressiva, che invece in Elfriede Bachmeyer ha bisogno di esplodere. Tanto dirompente nel dipingere quanto misurata nell’apparire la Bachmeyer ha all’attivo tre importanti mostre collettive presso il Castello di Ludwigsburg, splendido angolo incantato incastonato nella Germania meridionale.

ELFRIEDE BACHMEYER-CONTATTI
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