Il Realismo Fotografico e le atmosfere felliniane delle opere di Monica Bonfini

La scelta di dipingere in scala di grigi non è molto comune poiché per la maggior parte degli artisti il cromatismo, le sfumature e le tonalità sono imprescindibili per esprimere i moti interiori che si manifestano proprio in base ai colori che divengono voci dell’interiorità. La giovane artista di cui vi racconterò oggi sceglie quasi prevalentemente il bianco e nero senza per questo perdere la capacità di emozionare chi guarda le sue opere.

Il percorso di Monica Bonfini approda all’arte in tempi relativamente recenti, o quanto meno solo negli ultimi anni ha trovato la forza e il coraggio di mostrare al pubblico le sue opere che colpiscono immediatamente per la capacità di parlare direttamente alle corde della memoria, quelle delle piccole cose, dei gesti comuni e dei luoghi in cui ognuno si perde, e al tempo stesso si ritrova, perché parte del vissuto quotidiano. La sua tecnica parte dal Fotorealismo che ha iniziato a delineare le sue linee guida negli Stati Uniti intorno agli anni Sessanta del secolo scorso e che è stato la base per il successivo Iperrealismo che sempre di più ha teso verso la rappresentazione fedele della realtà oggettiva; in entrambe le tecniche lo spunto iniziale viene dalla fotografia, o da più di una, a cui ispirarsi per riprodurre con fine esattezza e precisione anche il minimo dettaglio. I precursori del Realismo Fotografico, i primi ad approcciare questa innovativa tecnica che, in qualche modo, si poneva come antagonista della Pop Art, le cui immagini realiste erano più legate al tema sociale dei mezzi di comunicazione di massa che avevano cambiato la vita della popolazione e ne condizionavano scelte e orientamenti, segnandone il confine proprio in virtù di quel forte desiderio di rappresentare la realtà senza giudizio né contestazione, furono Richard Estes e Chuck Close, il quale fu uno dei primi ad approcciare con questa tecnica il ritratto, con particolare predilezione per il bianco e nero.

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1 Ritratto 1

Le opere della Bonfini si ispirano agli esordi della tecnica fotorealista, perché se da un lato è esattamente sulla riproduzione fedele di ciò che l’occhio vede che si basa per raccontare i soggetti protagonisti, dall’altro in qualche modo narra l’ambientazione con sguardo morbido, sentimentale, tenero, riportando alla memoria la magia del Neorealismo cinematografico di Federico Fellini.

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2 Luna

Monica Bonfini racconta una versione poetica della realtà su cui il suo occhio sensibile si posa, si lascia affascinare dal dettaglio, dal particolare che la colpisce più dell’immagine generale.

anziano
3 Anziano

Di un uomo anziano descrive l’incapacità di sostenersi con le sue sole gambe, dovendosi appoggiare a un bastone, eppure determinato a seguire il percorso, più o meno breve, che ha davanti a sé, in solitaria, senza chiedere a nessuno ma, soprattutto senza restare troppo attaccato a ciò che è stato, tenendolo con sé certo, ma non facendolo diventare la zavorra del tempo che resta.

la nonna
4 La nonna

Di una nonna cattura, non vista, il gesto semplice dello stendere la pasta, tradizione ormai dimenticata e patrimonio di un tempo lontano in cui tutto era più genuino, in cui i ritmi erano più lenti, il pranzo della domenica vedeva tutta la famiglia riunita intorno al tavolo e tutti aspettavano che la matriarca portasse in tavola il frutto del suo impegno. Di una strada descrive il senso di solitudine ma anche di pace che si avverte quando il sole tramonta e sulla realtà si allungano le ombre della notte ancora illuminate dalla luce oltre l’orizzonte, stimolo alla riflessione e all’attesa del rinnovamento del nuovo giorno che, di lì a qualche ora, costituirà una possibilità di fare un cambiamento, di risvegliarsi dal sogno per costruire qualcosa di nuovo.

gregge
5 – gregge

E infine di un pastore col suo gregge sembra voler interpretare la rassicurante monotonia di un gesto che si ripete uguale un giorno dopo l’altro e che, malgrado tutto, può apparire appagante per chi sceglie di viverlo, perché in fondo l’esistenza, se vista da un punto di osservazione multilaterale, può essere molto più bella e soddisfacente assaporando tutto ciò che si ha, rispetto a quel dover inseguire e correre dietro a tutto ciò che ancora non si è ottenuto che caratterizza la società contemporanea.

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6 Ritratto 2

Dal punto di vista tecnico Monica Bonfini parte da uno scatto fotografico, al quale si ispira per riprodurre su tela, rigorosamente a mano libera, l’immagine dei soggetti che desidera rendere protagonisti, per poi lasciar andare le proprie emozioni donando al risultato finale quel manto di sensazioni che poi arrivano dirette e inequivocabili all’osservatore; per definire e dare all’opera maggiore fedeltà alla fotografia da cui trae ispirazione la Bonfini usa l’aerografo, tecnica ormai applicata alla pittura sia su larga scala, basti pensare ai murales della Street Art e all’approccio veloce di Banksy, che questa brava artista abruzzese sa utilizzare con maestria con o senza l’aiuto degli stencil. Dunque nostalgia e romanticismo, inteso nel senso più ampio del termine, ma anche innovazione e freschezza di un approccio pittorico che si lascia contaminare da linguaggi che normalmente non si esprimono sulla tela ma, grazie all’apertura della contemporaneità riescono a creare un modo nuovo di dipingere. Monica Bonfini ha esposto in molte mostre collettive in provincia di Teramo ed è recentemente stata protagonista della sua prima personale presso il Palazzetto dei Nobili dell’Aquila; nel mese di luglio 2019 ha vinto il terzo premio al Concorso I Muri che raccontano di San Demetrio Ne’ Vestini, in provincia de L’Aquila.

MONICA BONFINI-CONTATTI
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