Infortuni mortali sul lavoro, 1 su 3 è vittima del Covid 19

MESTRE – Da gennaio a settembre 2020 sono 927 le vittime nel Paese, con un incremento del 18% rispetto al 2019. A preoccupare, in particolare, sono gli infortuni mortali rilevati in occasione di lavoro, cresciuti addirittura del 38% e arrivati ad un totale di 776. E a pesare sono soprattutto gli esiti mortali per contagio da Covid-19. Sono infatti 319 le vittime (secondo gli ultimi dati Inail). È questa la prima istantanea scattata nell’ultima elaborazione dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre sull’emergenza morti bianche in Italia.

“Una ferita profonda per l’Italia che continua a mostrarsi in tutta la sua gravità e a peggiorare – commenta il presidente dell’Osservatorio mestrino, l’Ingegner Mauro Rossato – I significativi incrementi rilevati sconvolgono. Proprio per tale ragione non si può tacere innanzi a queste morti, soprattutto in tempo di emergenza sanitaria – insiste Rossato – Un terzo di tutte le denunce con esito mortale è riconducibile al Covid – 19. Più di 300 decessi sono dovuti al contagio”.

Proprio per quanto riguarda le denunce di infortuni mortali per Covid-19, in otto casi su dieci si tratta di uomini. L’età media dei deceduti è 59 anni. Il settore più colpito è quello della sanità e assistenza sociale con il 21,3% dei decessi totali; seguito dalle attività del manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, stampa, industria alimentare) con il 13,8%; dal trasporto e magazzinaggio con il 12,0%.

La situazione più allarmante in Lombardia con il 41% delle vittime sul lavoro per Covid, seguita dall’Emilia Romagna (9,7), dal Piemonte (9,4) dalla Campania (7,2). Mentre sono 54.128 le denunce di infortunio non mortale sul lavoro a seguito di Covid-19 segnalate all’Inail (il 71% sono donne e l’età media è 47 anni). Il settore della sanità e assistenza sociale è il più colpito con il 70% delle denunce. Unico dato in flessione nell’analisi dell’Osservatorio Vega Engineering sono gli infortuni mortali in itinere (-30%). Complice anche, probabilmente, la maggior diffusione dello smart working.

E la gravità della situazione in Lombardia si amplifica sul fronte dell’emergenza morti bianche quando si osservano gli infortuni totali (COVID e non COVID) avvenuti in occasione di lavoro con 180 vittime. Seguono: Piemonte (85), Emilia Romagna (76), Campania (66), Lazio (52), Veneto (50), Puglia (42), Toscana (40), Sicilia (34), Marche (32), Liguria (27), Abruzzo (22), Calabria (17), Sardegna (13), Trentino Alto Adige (12), Friuli Venezia Giulia (9), Umbria (8), Molise (5), Basilicata (4), Valle D’Aosta (2).

La provincia più colpita per gli infortuni mortali in occasione di lavoro è Bergamo con 38 decessi. Seguono Roma (37), Milano (35), Napoli (34), Brescia (31), Torino (29), Cremona (23), Alessandria (18), Modena (17), Parma (15), Pescara, Verona, Firenze (14). Mentre è il settore delle Attività Manifatturiere a far rilevare il dato più drammatico (108 decessi), insieme a Trasporto e Magazzinaggio (84). Seguono: Costruzioni (con 73 vittime), Commercio, riparazione di autoveicoli e motocicli (55) e Sanità e Assistenza Sociale (50).

La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro totali è tra i 45 e i 64 anni (537 su 776). Le donne che hanno perso la vita nel 2020 sono 78. Infine sono 117 gli stranieri deceduti sul lavoro da gennaio a settembre 2020 (il 15%). Il lunedì il giorno in cui si è verificato il maggior numero di infortuni mortali.