Spettacolo e gossip

Intervista a Monica Bartolucci, autrice e produttrice cinematografica

Quando le donne fanno rete, succedono cose straordinarie

Ha appena debuttato nelle vesti di autrice per il docu- film L’abito e l’anima, diretto da Walter Garibaldi, la produttrice cinematografica Monica Bartolucci. La professionista, in questa lunga chiacchierata a cuore aperto, ci racconta del suo affascinante percorso professionale e dei suoi prossimi progetti con la speranza che le donne facciano sempre più rete.

Monica, come si diventa produttrice cinematografica e in che cosa consiste esattamente il tuo lavoro?

Diventare produttrice cinematografica è un percorso che nasce spesso da una passione profonda per il Cinema. Non esiste una sola strada: c’è chi studia produzione, chi arriva da altri ambiti artistici o organizzativi. Nel mio caso è stato un mix di formazione e tanta esperienza sul campo. Il produttore è una figura chiave: segue il progetto dall’idea alla realizzazione, coordina le persone, gestisce i budget, cerca finanziamenti e accompagna il film fino alla distribuzione. È un lavoro creativo ma anche estremamente pratico.

Un detto popolare sostiene che se fai un lavoro che ami è come se non lavorassi mai… Una tua opinione a riguardo?

È un detto romantico, ma un po’ fuorviante. Anche il lavoro che ami comporta fatica, responsabilità e momenti di difficoltà. La differenza è che, quando ami ciò che fai, trovi la forza di andare avanti anche quando è complicato. Non è che non lavori: è che lavori con un senso più profondo.

È rischioso far diventare la più grande passione il proprio mestiere?

Sì, può esserlo. Quando trasformi una passione in lavoro rischi di perderne la leggerezza. Però, allo stesso tempo, è anche un privilegio. Credo che il segreto sia mantenere uno spazio personale, continuare ad amare ciò che fai senza farlo diventare solo un dovere.

Da donna è complicato ancora oggi ricoprire un ruolo importante lavorativamente parlando?

Purtroppo, in alcuni contesti sì. Molti passi avanti sono stati fatti, ma esistono ancora stereotipi e resistenze. Nel cinema, però, vedo sempre più donne forti, preparate e determinate che stanno cambiando le cose. Serve costanza, competenza e, a volte, un pizzico di resilienza in più.

Talora si nota che sono proprio le donne a essere le più grandi nemiche di altre donne oltre che di loro stesse, per quale motivo secondo te?

Credo sia una dinamica complessa, spesso legata a modelli culturali radicati. Per anni alle donne è stato fatto credere che ci fosse spazio solo per poche, creando competizione invece che collaborazione. Oggi, però, vedo sempre più solidarietà femminile. Quando le donne fanno rete, succedono cose straordinarie.

Sui Social, soprattutto per chi lavora davanti alle quinte, si leggono molti messaggi di body shaming. Il cinema che cosa può fare in tale direzione?

Il cinema ha una grande responsabilità perché contribuisce a creare immaginari. Può raccontare la diversità, valorizzare corpi e identità reali, superare stereotipi estetici. Più storie autentiche vengono raccontate, meno spazio resta per giudizi superficiali.

Nel docu-film L’abito e l’Anima in qualche maniera si tocca anche il tema della fisicità. Non hai pensato di portarlo anche nelle scuole?

Sì, è un’idea che mi sta molto a cuore. Credo che il dialogo con i giovani sia fondamentale. Portare un progetto come L’abito e l’Anima nelle scuole significherebbe aprire un confronto su identità, corpo e percezione di sé. È sicuramente qualcosa che vorrei sviluppare.

Condividi
Pubblicato da
Laura Gorini
Argomenti: Interviste

L'Opinionista® © since 2008 Giornale Online
Testata Reg. Trib. di Pescara n.08/08 dell'11/04/08 - Iscrizione al ROC n°17982 del 17/02/2009 - p.iva 01873660680
Pubblicità e servizi - Collaborazioni - Contatti - Redazione - Network - Notizie del giorno - Partners - App - RSS - Privacy - Cookie Policy
SOCIAL: Facebook - X - Instagram - LinkedIN - Youtube