Esistono artisti per i quali rimanere all’interno della realtà osservata costituisce un limite per una fantasia e un’attitudine espressiva che hanno bisogno di elevarsi dalla contingenza per spingersi verso una dimensione più immaginativa in cui il lato fanciullesco, in grado ancora di emozionarsi e di sognare, si libera e si connette con la parte più adulta che riflette e osserva ciò che accade intorno a sé o che si trova al di sotto del velo di ciò che lo sguardo coglie. La capacità di creare uno stile che costituisca un filtro, o forse sarebbe meglio dire un ponte, tra questi due punti di vista diviene dunque fondamentale a dare voce a una personalità autoriale che diversamente resterebbe insoddisfatta all’interno di regole o di schemi troppo costrittivi e troppo poco affini alla sua attitudine narrativa. Questo è il percorso intrapreso da Valentyna Ohurtsova che mescola l’eccentricità di due stili pittorici infondendo loro la sua forte e spiccata esigenza di tratteggiare un mondo ideale dove tutto riconduce alla semplicità e al contempo alla capacità di trascendere l’oggettività per entrare nella dimensione della fiaba.
All’interno delle correnti più rivoluzionarie della storia dell’arte del Novecento vi furono autori che seppero uscire dagli schemi per dare una loro impronta distintiva e personale alle linee guida che, nei primi decenni del secolo scorso, erano fondamentali per determinare l’appartenenza a un movimento specifico. Eppure non mancarono contaminazioni espressive in grado di tracciare un percorso di autonomia solo più tardi apprezzato e sviluppato da altri autori della generazione successiva. Vasily Kandinsky, considerato il fondatore dell’Arte Astratta, raccolse le esperienze di scomposizione dell’immagine compiute dagli esponenti del Futurismo estremizzandone il senso e l’apparenza per elaborare una pittura in cui il contatto con la realtà contingente veniva annullato in nome di una stilizzazione di forme e una pienezza cromatica che doveva connettersi con l’emozione. Per generare quel tipo di connessione egli studiò i colori abbinandoli alle note della musica di Wagner con cui si intratteneva mentre dipingeva, mostrando l’accezione più emozionale e spirituale dell’Astrattismo. Il suo concetto narrativo era però troppo in anticipo rispetto ai tempi perché subito dopo intervennero altre correnti più razionali e oggettive, come il Suprematismo, il De Stijl e il Costruttivismo, che allontanarono completamente l’Arte Astratta da qualsiasi contaminazione soggettiva ed emotiva. Anche il Surrealismo, appartenente sempre ai primi decenni del Novecento, ebbe in Joan Mirò l’eccezione alla regola formale poiché il catalano scelse di allontanarsi completamente da qualsiasi riferimento all’estetica della figurazione, alla quale pur trascendendo la realtà rimasero indissolubilmente legati Salvador Dalì, Max Ernst e René Magritte, per entrare nel mondo della percezione intuitiva, fanciullesca ed essenzializzata a colori primari con qualche divagazione su tonalità secondarie.
Il risultato fu la conquista di un pubblico che si lasciava guidare solo e unicamente dall’istinto primordiale, dall’intuizione spontanea senza cercare riferimenti in un’oggettività che poteva a quel punto essere lasciata in disparte per mettere in evidenza il simbolo e l’essenza della sua narrazione artistica. E infine il Cubismo ebbe i suoi anticonformisti nei coniugi Robert e Sonia Delaunay che elaborarono una declinazione astrattista in cui il colore vivace e pieno era l’unico elemento dinamico in una figurazione più geometrica ma distante da ogni connessione con la realtà osservabile. Le forme sembravano danzare sulla tela in modo ipnotico, diversamente dalla magia musicale di Vasily Kandinsky o dalla giocosità infantile di Joan Mirò, piuttosto cercando la poesia e la luminosità delle tonalità scelte dagli autori per esprimere l’incanto e il fascino magico di Orfeo, che diede in mome al movimento del Cubismo Orfico. L’artista Valentyna Ohurtsova, di origini russe ma ormai da anni residente a Venezia, unisce e fonde le interpretazioni pittoriche degli interpreti appena nominati, per dare vita a uno stile originale in cui la musica si fonde con la fiaba senza però perdere il contatto con il senso dell’esistenza reale, mantenendo una connessione con l’attualità ma mostrando la possibilità di trascenderla e affrontarla con uno sguardo meno pragmatico, meno analitico o cinico bensì astraendosi ed elevandosene per mantenere viva la parte più semplice, immediata e ingenua dell’essenza dell’essere umano.
La stilizzazione delle figure invita a immergersi nell’osservazione fantastica che Valentyna Ohurtsova compie, quasi accompagnando il fruitore in una dimensione surreale eppure possibile se solo l’uomo fosse in grado di dimenticare la logica e la razionalità ponendosi in ascolto delle sensazioni, di quel mondo interiore che non ha dimenticato la spontaneità e il sogno. La figurazione simbolica si mescola all’astrazione, quasi non vi fosse confine tra i due diversi approcci espressivi perché in fondo anche la mente e l’emozione umana viaggiano su una linea in cui il caos deve necessariamente convivere con l’ordine e viceversa, dove il pensiero si confonde tra ricordo e vissuto, dove la sensazione sfuma i confini definiti e stempera l’oggettività.
La gamma cromatica, di conseguenza, è piena, definita, quasi scolpita per delimitare nettamente i personaggi fantastici che sembrano volteggiare, danzare sugli sfondi a volte più monocromi altri più narrativi dove però, ed è questa la novità della nuova serie di opere di Valentyna Ohurtsova, viene introdotta la foglia oro quasi a sottolineare il passaggio verso possibilità spirituali, soprannaturali poiché appartenenti a quell’universo di là in cui tutto diventa possibile.
Questa innovazione è particolarmente visibile nell’opera Etica spaziale dove l’oro sovrasta a macchie la narrazione sottostante, quella base calma e chiara fatta di un ordine equilibrato dove le figure, sostanzialmente di forma circolare, rimangono all’interno del loro spazio vitale restando le une vicine alle altre senza mai toccarsi, se non in alcuni rari casi. Le macchie di foglia oro sopraggiungono per destabilizzare quello status quo, pur non facendolo in modo invasivo o minaccioso, piuttosto lasciano intravedere il positivo dell’irruzione di un inaspettato che potrebbe dar vita a un nuovo assetto forse persino migliore del precedente; ecco perché nel titolo l’autrice parla di etica, vuole sottolineare il rispetto per ciò che è preesistente ma introdurre anche l’importanza di aprirsi e accogliere un disordine funzionale a determinare una nuova struttura.
La tela Particella dell’universo entra invece in un ambito più metafisico-spirituale perché qui Valentyna Ohurtsova medita su quanto tutto, anche la cosa più banale o incomprensibile, abbia una propria ragion d’essere se inserita all’interno di un contesto superiore che conosce regole e leggi sconosciute all’individuo. La capacità delle forze superiori di vedere oltre la linea temporale diviene il filo conduttore del senso profondo del racconto dell’autrice secondo cui un dettaglio piccolo può assumere una grande importanza al punto di divenire assoluto protagonista, anche se la sua sembianza non è quella attesa, anche se quella particella è difforme rispetto a ciò che l’immaginario comune vorrebbe. Ma soprattutto la foglia oro in questo caso rappresenta la magia di una forza superiore in grado di avvolgere ogni forma esistente, visibile o invisibile all’occhio umano.
Viaggio tra mondi appartiene al lato più fiabesco di Valentyna Ohurtsova, quello grazie al quale mostra la sua attitudine a elevarsi dalla contingenza e a tratteggiare dimensioni visionarie dove il passato si lega al futuro inducendo l’osservatore a domandarsi se sia possibile che vi sia sempre stata una fusione, un legame tra civiltà antiche e immaginario futuristico che forse ha costituito una presenza poi allontanatasi. Nella tela infatti un’antica piramide stilizzata è affiancata da una strana costruzione, evocazione di un albero, sulla cui cima si intravede un piccolo oggetto che richiama la memoria a una navicella spaziale, un qualcosa di insolito se collocato nel contesto antico della piramide. La gamma cromatica è a sua volta soprannaturale, il celeste che abitualmente rappresenta il cielo, è posto al di sotto di un’altra parte viola chiaro, quasi vi fosse un confine tra ciò che può essere sognato e ciò che invece a livello superiore si evolve elevandosi e dominando tutto da una dimensione distante ma profondamente più spirituale.
Il dipinto Falco chiaro è forse quello più simbolista, quello in cui la narrazione si connette al significato profondo costituito da un uccello considerato il dominatore del cielo, grazie alla sua abilità nel volare in alto, al punto da essere associato dagli antichi egizi al dio Horus; non solo, la sua figura è connessa alla chiaroveggenza per la vista acuta che lo contraddistingue e alla luminosità perché rappresenta la luce che sconfigge l’oscurità. Ed è proprio in quest’ultima accezione che viene messo in evidenza dall’autrice, nella sua capacità di creare chiarore intorno a sé, di allontanare le ombre e i pericoli e proteggere ciò che merita di essere protetto e che è dipinto molto vicino a lui.
Valentyna Ohurtsova ha al suo attivo la partecipazione a mostre collettive a Venezia, Jesolo, Roma, Treviso, Ischia, Milano, Firenze, Ferrara, Sanremo, Rovigo, Vicenza, e all’estero – Copenaghen, Berlino, Londra e Bruxelles – .
VALENTYNA OHURTSOVA-CONTATTI
Email: valentynaarte@gmail.com
Sito web: www.valeartohurtsova.com/
Facebook: www.facebook.com/valentina.ohurtzova.9
Instagram: www.instagram.com/_v.arte_/
There are artists for whom remaining within observed reality constitutes a limitation on their imagination and expressive ability that need to rise above contingency and push towards a more imaginative dimension in which their childlike side, still capable of feeling emotions and dreaming, is freed and connects with the more adult part that reflects and observes what is happening around it or what lies beneath the veil of what the eye can see. The ability to create a style that acts as a filter, or perhaps it would be better to say a bridge, between these two points of view therefore becomes fundamental in giving voice to an authorial personality that would otherwise remain unsatisfied within rules or patterns that are too constricting and too dissimilar to the narrative aptitude. This is the path taken by Valentyna Ohurtsova, who mixes the eccentricity of two pictorial styles, infusing them with her strong and distinct need to sketch an ideal world where everything leads back to simplicity and, at the same time, to the ability to transcend objectivity and enter the dimension of fairy tales.
Within the most revolutionary currents of 20th-century art history, there were artists who were able to break the mold and leave their own distinctive and personal mark on the guidelines that, in the early decades of the last century, were fundamental in determining membership of a specific movement. Yet there was no shortage of expressive influences capable of charting a path of autonomy that was only later appreciated and developed by other artists of the next generation. Vasily Kandinsky, considered the founder of Abstract Art, drew on the experiences of image decomposition carried out by the exponents of Futurism, exaggerating their meaning and appearance to develop a style of painting in which contact with contingent reality was eliminated in the name of stylized forms and chromatic fullness that was intended to connect with emotion.
To generate this type of connection, he studied colors, combining them with the notes of Wagner’s music, which he listened to while painting, revealing the most emotional and spiritual meaning of Abstract Art. However, his narrative concept was too ahead of its time because soon followed other more rational and objective movements such as Suprematism, De Stijl, and Constructivism, which completely distanced Abstract Art from any subjective and emotional contamination. Surrealism too, also belonging to the early decades of the 20th century, found an exception to the formal rule in Joan Mirò as the Catalan artist chose to completely distance himself from any reference to figurative aesthetics, to which Salvador Dalì, Max Ernst, and René Magritte remained inextricably linked to even though they transcended reality, entering the world of intuitive, childlike perception, essentialized in primary colors with a few digressions into secondary tones. The result was the conquest of an audience that allowed itself to be guided solely and exclusively by primordial instinct and spontaneous intuition, without seeking references in an objectivity that could at that point be left aside to highlight the symbol and essence of his artistic narrative.
Finally, Cubism had its nonconformists in the couple Robert and Sonia Delaunay, who developed an abstract declination in which vivid, full color was the only dynamic element in a more geometric figuration that was distant from any connection with observable reality. The shapes seemed to dance hypnotically on the canvas, unlike the musical magic of Vasily Kandinsky or the childlike playfulness of Joan Mirò, seeking instead the poetry and luminosity of the tones chosen by the artists to express the enchantment and magical charm of Orpheus, who gave his name to the Orphic Cubism movement. The artist Valentyna Ohurtsova, originally from Russia but now a long-time resident of Venice, combines and blends the pictorial interpretations of the aforementioned artists to create an original style in which music merges with fairy tales without losing touch with the sense of real existence, maintaining a connection with current events but showing the possibility of transcending them and approaching with a less pragmatic, less analytical or cynical, but rather abstracting and elevating it to keep alive the simplest, most immediate, and most naive part of the essence of human being. The stylization of the figures invites to immerse in Valentyna Ohurtsova‘s fantastical observation, almost accompanying the viewer into a surreal yet possible dimension, if only humans were able to forget logic and rationality and listen to their feelings, to that inner world that has not forgotten spontaneity and dreams.
Symbolic figuration mixes with abstraction as if there were no boundary between the two different expressive approaches, because ultimately even the human mind and emotions travel on a line where chaos must necessarily coexist with order and vice versa, where thought is confused between memory and experience, where sensation blurs defined boundaries and softens objectivity. The color range, as a result, is rich, defined, almost sculpted to clearly delineate the fantastical characters that seem to twirl and dance dance against backgrounds that are sometimes more monochrome and sometimes more narrative, however, and this is the novelty of Valentyna Ohurtsova‘s new series of works, is introduced gold leaf almost as if to emphasize the transition to spiritual, supernatural possibilities, as they belong to that universe beyond where everything becomes possible.
This innovation is particularly visible in the work Etica spaziale (Spatial Ethics), where gold dominates the underlying narrative in patches, a calm and clear base made up of a balanced order where the figures, essentially circular in shape, remain within their living space, staying close to each other without ever touching, except in a few rare cases. The patches of gold leaf appear to destabilize this status quo, though not in an invasive or threatening way, rather they offer a glimpse of the positive aspect of the irruption of the unexpected which could give rise to a new order that is perhaps even better than the previous one; this is why the author refers to ethics in the title, underlining respect for what already exists but also introducing the importance of opening up and welcoming a functional disorder that can determine a new structure. The canvas Particella dell’universo (Particle of the Universe) enters a more metaphysical-spiritual realm because here Valentyna Ohurtsova meditates on how everything, even the most trivial or incomprehensible thing, has its own raison d’être when placed within a higher context that knows rules and laws unknown to the individual.
The ability of higher forces to see beyond the timeline becomes the leitmotif of the author’s profound narrative, according to which a small detail can take on such great importance that it becomes the absolute protagonist, even if its appearance is not what is expected, even if that particle is different from what the common imagination would like it to be. But above all, in this case, the gold leaf represents the magic of a higher power capable of enveloping every existing form, visible or invisible to the human eye. Viaggio tra mondi (Journey Between Worlds) belongs to the more fairy-tale side of Valentyna Ohurtsova, thanks to which she shows her ability to rise above contingency and sketch out visionary dimensions where the past is linked to the future, leading the observer to wonder whether there has always been a fusion, a link between ancient civilizations and futuristic imagery that perhaps constituted a presence that has since receded. In fact, in the painting, an ancient stylized pyramid is flanked by a strange construction, reminiscent of a tree, on top of which can be glimpsed a small object, reminiscent of a spaceship, something unusual when placed in the ancient context of the pyramid.
The color palette is also supernatural, with the blue that usually represents the sky placed below another light purple section, as if there were a boundary between what can be dreamed and what instead evolves on a higher level, rising and dominating everything from a distant but deeply spiritual dimension. The painting Falco chiaro (Clear hawk) is perhaps the most symbolist, the one in which the narrative connects to the profound meaning constituted by a bird considered the ruler of the sky, thanks to its ability to fly high to the point of being associated by the ancient Egyptians with the god Horus. Not only that, but its figure is connected to clairvoyance due to its sharp eyesight and to brightness because it represents the light that defeats darkness. It is precisely this latter meaning that is highlighted by the author, in its ability to create light around itself, to ward off shadows and dangers and protect what deserves to be protected and is painted very close to it. Valentyna Ohurtsova has participated in group exhibitions in Venice, Jesolo, Rome, Treviso, Ischia, Milan, Florence, Ferrara, Sanremo, Rovigo, Vicenza, and abroad in Copenhagen, Berlin, London, and Brussels.
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