Le notti bianche a San Pietroburgo

fontana San PietroburgoSAN PIETROBURGO – A San Pietroburgo fa caldo e la gente scopre la schiena. Le giovanette tengono l’ombelico in evidenza e indossano calzoni di tela con tasche gonfie sulla coscia e altre dietro così da togliere al corpo gli aspetti invitanti e imitare una canagliesca maschilità.

I palazzi si sciolgono nell’acqua dei canali e i giapponesi vi soffocano negli ascensori degli hotel. La notte non arriva mai e le ore ci si ammucchiano nelle tasche. Dopo le dieci di sera la gente cammina sorridendo. I rumori scoppiano nell’aria.

Siamo stati un pomeriggio intero con Marina, la prima moglie amatissima di Brodskij. Stava lamentandosi per l’eccessivo baccano dei giovani durante le notti bianche e la troppo musica nell’aria.

Un tempo lei e il poeta si muovevano per le strade e nei parchi quasi per non spaventare gli uccelli. Poteva capitare di sentire una chitarra da qualche parte e qualche richiamo di donna, ma questa strana luminosità, come se fosse il nero della notte a creare quel biancore opalescente, faceva provare un godimento pieno di un religioso stupore.

Stavamo tornando dalla casa dove visse l’Axmatova e una pioggia improvvisa già bagnava tutta la città e cancellava dalle facciate dei palazzi lungo la Neva quel velo di sole che illuminava i colori.

Marina ci ricorda qualcosa della sua giovinezza. Un giorno suo padre la mandò a comprare un po’ di mangime per un piccione ferito che aveva raccolto per strada. Marina arrivò nel negozio per animali e comprò il mangime ma si accorse che lo avevano avvolto in una pagina di un libro.

Marina vide che si trattava dell’Idiota di Dostojevski. Rientrò subito nel negozio per protestare e quelli risposero che si trattava di una vecchia edizione e che già l’avevano usata tutta.

Come scopre che stavano per adoperare altri libri, Marina si mette a portare in quel negozio tutti i giornali che compravano suo padre e i suoi amici. Così riuscì a salvare dieci volumi di Dickens che sono diventati l’inizio della sua biblioteca.

Già non pioveva più e nell’aria hanno cominciato a volare qui batufoli di bambagia dei pioppi che io e un mio amico di scrittore di San Pietroburgo abbiamo chiamato le “manine”.