Economia

Maltempo, Cna Agricoltori: “Urgente lo stato di calamità e procedure rapide per i ristori”

ROMA – Il ciclone Harry ha prodotto danni gravissimi e diffusi all’agricoltura siciliana, calabrese e sarda, colpendo aziende già provate da anni di emergenze climatiche, aumento dei costi e fragilità strutturali. Le prime segnalazioni che arrivano dai territori parlano di colture distrutte, serre divelte, infrastrutture aziendali compromesse e interi cicli produttivi saltati, con pesanti ripercussioni sul reddito degli agricoltori e sull’occupazione.

Cna Agricoltori è al fianco delle imprese colpite e sollecita con urgenza il riconoscimento dello stato di calamità, attivando procedure straordinarie, snelle e realmente accessibili per la denuncia dei danni e per l’erogazione dei ristori. Non è accettabile che, dopo eventi di questa portata, le aziende agricole debbano affrontare percorsi burocratici lunghi e complessi che rischiano di vanificare qualsiasi intervento di sostegno.

È indispensabile garantire ristori adeguati e proporzionati ai danni subiti, includendo non solo le perdite di produzione, ma anche i danni alle strutture, agli impianti e al capitale produttivo. Allo stesso tempo, servono misure di liquidità immediata, sospensione degli adempimenti fiscali e contributivi e strumenti di credito agevolato per consentire alle imprese di ripartire.

“Il ciclone Harry è l’ennesima dimostrazione di come il cambiamento climatico stia incidendo in modo sempre più violento sull’agricoltura. Per questo chiediamo che, accanto agli interventi emergenziali, si apra un confronto concreto su prevenzione, messa in sicurezza del territorio e politiche strutturali di adattamento, affinché le imprese agricole non siano lasciate sole di fronte a eventi che ormai non possono più essere considerati eccezionali”, ha commentato Francesco Annino, presidente nazionale della Cna Agricoltori.

Cna Agricoltori continuerà a raccogliere le segnalazioni dai territori e a collaborare con le istituzioni regionali e nazionali affinché alle parole seguano atti concreti e tempi certi, perché senza risposte rapide il rischio è la chiusura definitiva di molte aziende agricole nelle zone colpite.

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Redazione L'Opinionista

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