Manovra: senza proroga dal 2019 stop al bonus bebè

ROMA – Il bonus bebè potrebbe scomparire alla fine dell’anno. Senza nuovi interventi infatti l’assegno da 80 euro al mese per le famiglie sotto i 25mila euro di Isee arriverà solo ai nati fino al 31 dicembre, visto che in manovra, con cui era stato introdotto lo strumento dal 2015, non ce n’è traccia.

Ma il governo assicura che è intenzionato a riproporlo, con un emendamento alla legge di Bilancio, che potrebbe essere presentato già giovedì. E si potrebbe profilare anche un intervento per ripristinare i 5 giorni di congedo obbligatorio (e pagato al 100%) per i papà, anche questo in scadenza.

“Sul cosiddetto bonus bebè è in predisposizione un emendamento governativo” si è affrettato a spiegare il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, ricordando che “il precedente governo l’aveva prevista come misura a termine, destinata a cessare alla fine di quest’anno”. La misura ha richiesto però “una più attenta verifica sulla sua operatività ed efficacia” rispetto ai tempi per il varo della manovra, e all’esito di questi approfondimenti “si è deciso di presentare, sin dalla Camera, un emendamento governativo che miri a tenere conto, e a superare, talune inefficienze che erano emerse nella precedente versione”.

Il bonus in vigore fino a fine anno era già una versione ‘ridotta’ rispetto al primo, introdotto con la manovra per il 2015. Inizialmente si trattava di un assegno di 960 euro annui (che raddoppiava per le famiglie con Isee sotto i 7mila euro) che si poteva percepire fino ai 3 anni di vita del bebè o i 3 anni dell’ingresso in famiglia di un figlio adottato. Il bonus ‘pieno’ è stato assegnato ai nati tra il primo gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017. A fine dello scorso anno, dopo dopo settimane di battaglia parlamentare per trovare le risorse, era stato prorogato ai nati del 2018. L’assegno era rimasto sempre a 960 euro l’anno (80 euro al mese) ma era stato ridotto l’arco temporale al solo primo anno di vita del bambino.

Tra le criticità che l’esecutivo vorrebbe superare ci sarebbe da un lato la scarsa incidenza sulla natalità, legata la fatto che si è trattato finora di un bonus a tempo, senza un “ampio orizzonte temporale”, come viene spiegato in ambienti di governo. Dall’altro quella della ‘non progressività’ rispetto al numero dei figli. Per questo si starebbe mettendo a punto una misura strutturale e “incrementale”, cioè un bonus che aumenta quando cresce il numero dei figli. Altro aspetto al vaglio la possibile interazione con il reddito di cittadinanza che sarà a sua volta legato alla situazione familiare.