Maurizio Colombi racconta “Caveman”: lo spettacolo che fa ridere, pensare e amare

Maurizio Colombi svela il cuore di “Caveman”, il monologo teatrale che dal 2012 racconta con ironia e profondità le dinamiche di coppia

Maurizio Colombi in studio
Maurizio Colombi in studio
Ph Stefano Lombardi

MILANO – In un mondo che corre veloce, dove le emozioni spesso si perdono nel rumore quotidiano, c’è chi riesce ancora a farci ridere, riflettere e riconoscerci. Maurizio Colombi è uno di questi. Regista visionario, artista poliedrico, anima pulsante del teatro contemporaneo, ha saputo trasformare uno spettacolo come “Caveman” in un vero e proprio specchio dell’animo umano.

“Caveman” non è solo comicità: è un viaggio nelle dinamiche di coppia, nei malintesi quotidiani, nelle fragilità e nelle risate che ci rendono umani. E dietro questa magia c’è lui, Colombi, anima e voce di questo spettacolo iconico (é l’interprete più longevo, lo porta in scena dal 2012), che con intelligenza e sensibilità ha dato forma a un racconto che parla a tutti, uomini e donne, giovani e meno giovani.

Noi de L’Opinionista abbiamo l’onore di intervisatrlo. Ecco cosa ci ha detto.

“Caveman” è uno spettacolo che ha conquistato milioni di spettatori nel mondo. Cosa l’ha spinta a portarlo in Italia e a reinterpretarlo personalmente?

Un suggerimento di Gianmario Longoni, magnate del musical. Mi parlò del testo di Rob Becker: interessante, anche un po’ avanti per quei tempi, perché allora non erano ancora usciti libri sulla comunicazione tra i sessi e sulle differenze comportamentali e cognitive tra uomini e donne. Spinto dalla voglia di avere uno show tutto mio, l’ho riscritto. Ne è venuto fuori un testo comico all’italiana, anche grazie all’aiuto di Teo Teocoli”.

Qual è secondo lei il segreto del successo di “Caveman”, anche dopo tanti anni dalla sua prima messa in scena?

Il successo di Caveman, anche a distanza di anni dalla sua prima messa in scena (il 26 marzo 1995 allo Helen Hayes Theater di New York, ndr), risiede nella sua capacità di affrontare temi universali con intelligenza, comicità e profondità. Raccontare oggi la famiglia tradizionale può sembrare anacronistico. Caveman con ironia e modernità mostra come l’individuo, da solo, sia meno forte che in coppia.

Il messaggio finale è un vero e proprio omaggio alla figura femminile, intesa non come semplice ‘femmina’, ma come lato femminile presente in ogni essere umano. Questo aspetto viene esplorato con lucidità e sensibilità, partendo da uno studio antropologico e scientifico che conferisce spessore e autenticità al racconto”.

Come ha lavorato sull’adattamento italiano del testo originale di Rob Becker? Ci sono state modifiche culturali o linguistiche particolari?

“Il testo di Rob Becker é datato. L’umorismo era quello dell’aneddoto in stile inglese, Io l’ho italianizzato, anzi ‘milanesizzato’, grazie all’aiuto di Teo Teocoli”.

“Caveman” fa ridere, ma anche riflettere. Qual è la reazione più sorprendente che ha ricevuto da parte degli spettatori?

Durante lo spettacolo vedo coppie che si baciano, si abbracciano. Vedo donne che accarezzano l’uomo con tenerezza. E questo avviene che nelle coppie gay. E poi, il bello é che nei giorni successivi alla messa in scena mi scrivono per chiedermi consigli, come se davvero io fossi uno psicologo!”

Lei è sia regista che interprete. Come gestisce questo doppio ruolo sul palco?

“Dopo tanti anni di carriera e di esperienza, ho riscritto il testo secondo il mio gusto, adattandolo completamente a me, su misura. Ora è un racconto che mi rappresenta in pieno.”

Quali sono le sfide principali nel portare in scena un monologo così intenso?

All’inizio ho fatto fatica. Ora Milano, Torino e Firenze registrano il tutto esaurito senza problemi. Napoli è la mia nuova sfida, che affronto, ovviamente, con qualche timore”.

Che tipo di pubblico viene a vedere Caveman?

“Prevalemtemente coppie”.

Lei ha firmato musical di grande successo come “Peter Pan”, “Rapunzel”, “La Regina di Ghiaccio”. Cosa distingue Caveman da questi altri lavori?

“La differenza è sostanziale: gli altri sono lavori per altri, Caveman è per me”.

Se dovesse descrivere “Caveman” con una sola parola, quale sceglierebbe?

“Coinvolgente”.

Progetti futuri?

“Porterò sul palco il musical su Topo Gigio. Sarà un Topo Gigio diverso da come la gente lo immagina: molto più romantico”.