Morti sul lavoro e Covid-19, i dati dell’osservatorio Vega Engineering

MESTRE – “L’emergenza morti bianche non dà tregua al nostro Paese, neppure in tempo di Covid. E infatti, nonostante le pause forzate e lo smart working imposti dalla pandemia, il numero delle vittime in occasione di lavoro continua a crescere e fa registrare un incremento del 39% rispetto al 2019, con 685 casi di morte, 303 dei quali legati al Covid”. L’Ing. Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, inizia con questa riflessione il racconto di un’Italia che rimane ancora tragicamente intrappolata nella piaga delle morti bianche. Perché, in effetti, i numeri non lasciano spazio alle buone speranze.

Le vittime rilevate da gennaio ad agosto 2020 sono 823 (685 in occasione di lavoro e 138 in itinere). E il dato più sconfortante arriva proprio dalle morti registrate in occasione di lavoro, che fanno emergere addirittura un +39%. Un risultato inquietante in cui quasi la metà delle vittime rilevate (303) è legata al Covid-19. Intanto, a guidare la classifica delle morti in occasione di lavoro dopo la Lombardia con 167 vittime, troviamo il Piemonte (73), l’Emilia Romagna (67), la Campania (58), il Lazio (45) e il Veneto (41). Maglie nere che si riproducono in parte (Veneto escluso) anche quando si tratta di infortuni mortali legati esclusivamente al Covid.

Delle 303 denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale a seguito di Covid-19 pervenute dall’Inail, il 42% arriva dalla Lombardia. Seguono: l’Emilia Romagna (8,9%), il Piemonte (8,6%), la Campania (7,6%). E la pandemia cambia anche le graduatorie dei settori più colpiti dall’emergenza morti bianche. Così “Sanità e Assistenza Sociale”, solitamente tra i fanalini di coda della classifica, sale al 4° posto con il 7% delle vittime in occasione di lavoro (insieme al Commercio); ed è preceduto da Costruzioni (8,5%), Trasporti (9,9%) e Attività Manifatturiere (12,7%). Mentre tra le 303 vittime legate al Covid la Sanità è il settore più colpito con il 23,3% dei casi di morte.

E anche nelle province in cui si muore di più in occasione di lavoro si trovano inesorabilmente i segni del contagio. Con Bergamo (37 casi) in cima alla triste graduatoria nazionale. Seguono Napoli e Milano (32), Roma (31), Brescia (26). La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali in occasione di lavoro è tra i 50 e i 64 anni (478 vittime). In particolare per quanto riguarda le 303 vittime legate al Covid, la percentuale di decessi tra i 50 e i 64 anni arriva al 69%. I maschi rappresentano l’83% delle vittime sul lavoro seguite al contagio del Coronavirus. Per quanto riguarda, invece, l’indice di rischio di mortalità più elevato rispetto alla popolazione lavorativa (per milione di occupati) è l’Abruzzo, seguito da Marche e Piemonte a far emergere il dato peggiore con un’incidenza di 40,8 (rispetto ad una media nazionale di 29,8).