Politica

Mulè: “Una legge sul fine vita entro aprile, i partiti lascino libertà di coscienza”

Giorgio Mulè

ROMA – “In questo ultimo anno il nostro senatore Pierantonio Zanettin ha lavorato in maniera egregia a un testo di legge, cercando una convergenza tra partiti di maggioranza e opposizione. A questo punto, ci sono le condizioni per portarla in Aula”. Lo afferma, in un’intervista a ‘La Stampa’, il vice presidente della Camera dei Deputati Giorgio Mulè, parlando della legge sul fine vita. “Si potrebbe fare anche prima di aprile, ma di mezzo c’è il referendum e allora va bene, arriviamo ad aprile, ma non oltre”, aggiunge.

“Credo che lo Stato abbia un dovere di solidarietà verso chi soffre – prosegue – e che quindi debba offrire cure, sostegno e accompagnamento al fine vita. Secondo questo principio, come si può non rendere centrale il Sistema sanitario nazionale?”. Nel centrodestra in molti sostengono che lo Stato non debba provocare la morte. “Deve accompagnare alla morte – va avanti – non provocarla: è diverso”. Ma vorrebbero che lo Stato, piuttosto, insistesse sulle cure palliative.

“Qui c’è un’altra grande ipocrisia – aggiunge ancora – La disponibilità delle cure palliative è sopra il 30% in alcune aree del Paese, ma è sotto il 5% nel mio Sud. E allora è inevitabile che le famiglie cerchino, da sempre, quella che potremmo chiamare una ‘scorciatoia’ non detta, ma fatta”. “Perché il suicidio assistito è qualcosa che esiste già – afferma ancora Mulè – come dice la sentenza della Corte costituzionale e come ricorda giustamente anche Zaia. E poi, perché non si può lasciare questa materia in mano alle Regioni, ognuna con una sua legge regionale, qualcun’altra con solo delle circolari interne: non si può morire in un modo a Catania e in un altro a Milano”.

Il governo fa bene a impugnare le leggi regionali? “Impugnare non risolve nulla. Bisogna ingranare la quinta e approvare una legge nazionale. Non nascondiamoci. Anche la Chiesa ha aperto una porta su questo tema, grazie al lavoro di persone come don Vincenzo Paglia”, conclude il vice presidente Mulè.

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Redazione L'Opinionista

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