Sabato 8 maggio 2021. C’è una data cruciale nel racconto, quasi un diario, di Luigi Carletti. In quella che avrebbe dovuto essere la giornata del vaccino, all’hub della stazione Termini, Carletti si ritrova al pronto soccorso di Malattie infettive del Policlinico. C’è andato di sua volontà, e presto scoprirà che questa scelta gli ha salvato la vita. E mentre osserva, con il piglio da giornalista di lungo corso, gli altri contagiati come lui, comprende di essere appeso a un filo. O meglio, a un ascensore: al primo piano i malati meno gravi, al piano terra la terapia intensiva.
Ironia, sincerità, fatalismo, tristezza: ci sono tutte le gamme di sentimenti nel libro “My personal Covid”, in uscita in questi giorni con Typimedia Editore nella collana Phoenomena Trend. E non manca l’analisi su ciò che è bene fare ma, soprattutto avverte l’autore su ciò che non bisogna fare. Perché la “vigile attesa” che propone il protocollo da Covid 19, scrive Carletti, è l’anello debole della catena . E aspettando a casa con paracetamolo e sa turimetro si rischia di oltrepassare il punto fatale. Quanti ne ha uccisi la “vigile attesa”? si chiede Carletti. Una domanda che nel libro trova risposte destinat e ad aprire non poche
polemiche.
“Adesso comincio a capire perché in tanti ci hanno lasciato la pelle: il punto di non ritorno è esattamente come questo virus. Subdolo, malvagio, imprevedibile” (Luigi My personal Covid (Typimedia Editore, 1 0 4 pag, € 1 2 ,90) è disponibile in libreria e in edicola.
È inoltre possibile acquistare il libro online sul sito www.typimediaeditore.it.
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