Il libro è un ritratto delicato e resistente di una donna colta, ironica, dagli occhi “di smalto turchese”, conosciuta in un angolo silenzioso di Palermo tra gelsomini e inferriate. Da quell’incontro nasce una storia che attraversa stagioni cruciali del Paese: gli anni della contestazione, i viaggi in treno tra Nord e Sud, il matrimonio sotto scorta, il dolore del terrorismo, la lotta alla mafia, la maternità vissuta in un clima di minaccia costante.
La narrazione si sviluppa attraverso oggetti-simbolo – una Seicento bianca, un vicolo palermitano, una canzone – che diventano porte d’accesso alla memoria e alla dimensione emotiva di un legame profondo. Emilia emerge come una figura di grazia e coraggio, capace di trasformare ogni ferita in dignità, ogni paura in scelta quotidiana di impegno e tenerezza.
Sul fondo scorre l’Italia dagli anni Settanta a oggi: un Paese attraversato da violenza politica, criminalità organizzata, tensioni sociali, ma anche da un’umanità che resiste. Dalla Chiesa intreccia la sua vicenda personale con quella collettiva, mostrando come l’amore privato possa diventare testimonianza pubblica, memoria viva, piccola immortalità.
Il commiato finale, segnato dalla malattia, è raccontato con compostezza e gratitudine: la vita si interrompe, ma il legame resta, continuando a parlare attraverso ricordi, scelte e impegno civile.
La ragazza di vicolo Pandolfini è un libro che unisce rigore e poesia, storia e sentimento, e conferma la voce limpida e profonda di uno degli intellettuali più autorevoli del nostro tempo.
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