
Nino è un giovane che si trova a vagare tra le strade di Parigi, travolto dall’impatto devastante di una diagnosi di tumore alla gola. Tra soli tre giorni, dovrà iniziare un ciclo di cure mediche delicate, ma prima che il trattamento abbia inizio, i medici gli assegnano due compiti fondamentali, che lo spingono a intraprendere un viaggio a piedi attraverso una Parigi viva quanto imprevedibile, costringendolo a riallacciare i contatti con il mondo, con gli affetti e con se stesso.
Nato dal desiderio di Pauline Loquès di trasformare un lutto personale in un messaggio di speranza, il film esplora con lucida delicatezza la vulnerabilità maschile, la paura della malattia e l’importanza del contatto umano. Nino è un racconto intimo e profondo ma toccato da una costante vena di leggerezza e ironia drammatica. “Volevo scegliere un tipo di cancro che colpisce i giovani ma – spiega la regista – che può essere curato, perché per me era importante salvare il mio personaggio. Ero arrabbiata con la malattia; avevo bisogno di reinventare la storia, di restituire simbolicamente ciò che mi aveva tolto. Volevo anche esplorare gli eventuali risvolti positivi di un’esperienza traumatica come questa e vedere se Nino potesse in qualche modo trarne vantaggio nella vita, trovando la via verso un futuro più luminoso”.











