Non cercateli, sono cattivi: il nuovo racconto di Alice Brunner

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sole

Tre amici festeggiano il diciottesimo di uno di loro presso un grande casale di campagna. Aspettano con impazienza di essere raggiunti dalle proprie ragazze; ma in quel sabato sera saranno ben altre forze, ed altre entità, a raggiungerli. I ragazzi metteranno in campo coraggio ed astuzia per salvarsi: basteranno?

Wow wow! le stanze del convitto si riempirono di esclamazioni trionfanti e gioiose. Sebastian aveva ottenuto dai genitori il permesso di festeggiare il compleanno – diciotto anni – proprio dove e come voleva lui. Con gli intimi amici e le ragazze.

Sei in tutto, meglio pochi e buoni ma la location?!

Valeva la Festa. Un decrepito casale in collina – di lontani parenti – e inabitato da anni. Per un Sebastian fanatico di “DARK”, il top del top come situazione.

“Ci divertiremo esagerati, da ripetere magari per Halloween!” rassicurò al telefono Sebastian agli invitati Karl e Franco. “Poi sabato sera ci raggiungono le ragazze!”.

Finalmente arrivò la mattina del compleanno, ed i tre caricarono sul furgoncino di Franco (mezzo che stava su per miracolo) valigie vettovaglie decorazioni e bottiglie.

Troppo esaltati dai festeggiamenti imminenti e autorganizzati non si preoccuparono per niente quando, due ore dopo la partenza, intravidero di là da un poggio il casale abbandonato.

Faceva impressione – da vicino – lo stato d’incuria del terreno e della costruzione ma questo entusiasmo’ ancora di più Sebastian: “Eccoci all’antica dimora dei miei avi pro-prozii o come cavolo erano. Nemmeno i miei genitori ci vogliono mettere più piede. Oscura è la dimora antica”.

Trascinati dall’attivismo dell’amico, Franco e Karl accettarono di buon grado le mansioni di facchini, di pulizie e alla fine quando anche la grande cucina in pietra diventò decente, di cuochi.

A pranzo ognuno chiamò la propria ragazza: Franco si trattenne con Katia mezz’ora per organizzare l’ arrivo e la Festa della sera, apericena – Karaoke. Poi si unirono allegramente Miriam con Karl e Maria videochiamo’ Sebastian.

Sarebbero arrivate alle sette quel sabato.

Karl s’ affrettò ad appendere nel salone decorazioni e palloncini, tanto che anche quell’ambiente parve meno lugubre. Poco prima della baldoria Sebastian propose di fare un giro all’ esterno. Uscirono nel fresco del crepuscolo.

Il terreno attorno al caseggiato era vasto, si perdeva all’orizzonte ed il suolo era scuro per gli strati di erbacce appassite e colture trascurate. Il cielo s’ imbruniva lentamente senza nuvole ed in perfetta solitudine.

“Ehi ma non sentite niente? Cioè non è strano?” chiese Sebastian.

Franco ridacchiò:

“Non sento niente”. Appunto, replicarono gli altri. Eppure un paesaggio anche abbandonato e disabitato aveva sempre un proprio rumore: quello delle cose sommerse ed invisibili. Sebastian lo sapeva bene essendo un appassionato di Scienze ed Astronomia. Il rumore della vita sommersa.

Quello pareva il silenzio prima della tempesta.

“Torniamo dentro” suggerì Franco preso da un insolito disagio. Girarono le spalle ma un boato li impietrì.

Tremò il suolo e seguì un vortice di luce arancione immensa, che coprì quasi tutta la volta celeste. I ragazzi si voltarono atterriti e scorsero una gigantesca palla di fuoco alta e velocissima che prima volò in orizzontale, poi parve puntare decisa sui tre giovani.

“Scappiamo!! A casa a casa!” Sebastian e gli amici, in preda al panico, si fiondarono verso la porta. Li separava una ventina di metri che furono superati in pochi secondi. Karl sbatté la porta dietro di sé, e sbarrò con tutti i chiavistelli.

Franco tremava, e Sebastian teneva ancora la bocca spalancata.

“Cosa è successo cosa è??” Franco si sdraiò su un divano perché tremava ancora. “ Un UFO o roba del genere. Non può essere fenomeno atmosferico. Assurdo” . Sebastian sollevò piano una tenda del finestrone: “Venite a vedere. Da morirci”.

Nel cielo il globo arancione si era trasformato in un oggetto trasparente a spirale, emanante raggi violetti. Poi, lentamente, s’ avvicinò al suolo e spostando come un vortice tutta la terra e la sterpaglia sotto atterrò. Quindi davanti agli occhi ancora increduli dei ragazzi, lentamente mutò forma e prese le sembianza di un abete altissimo. Una mimetizzazione perfetta: dell’ oggetto volante e lampeggiante non vi era più traccia.

Ma non era finita.

Dall’incredibile abete spuntarono tre gigantesche e luminose tigri, il manto emanava un vapore luminoso che le rendeva minacciose oltre ogni limite.

“Ma che succede ma siamo sotto attacco?? Ehi chiudiamo tutto prestooo!!”

Franco e Karl iniziarono a sbarrare porte e finestre e persino la cantina, Sebastian corse al piano di sopra per sigillare le camere e la terrazza.

Franco urlò quasi isterico: “ Chiamiamo le ragazze!! Non facciamole venire che restino là miseriaccia!”.

Sebastian scosse la testa incredulo: “ Alieni? Invasione? Se ne parla a vanvera ed eccoci!”.

Non avevano fumato né assunto altre droghe né alcolici. Non era allucinazione. Franco e Karl presero i telefoni, il più pratico Sebastian fece il giro delle stanze alla ricerca di qualche oggetto efficace come arma. Si sarebbero dovuti difendere.

“Sebastian! Non c’è campo! Non funzionano i telefoni. Oh no no funzionano televisori e radio? Sebastian?”.

“Guardate cosa ho trovato: una vecchia carabina”.

Non si accesero il televisore, radio, i cellulari erano senza campo. Isolati e minacciati, probabilmente. I ragazzi si disperarono.

Con prudenza Karl scostò di nuovo la tenda: “Sono quiii!! Sono qui!” e corse a prendere una scopa come bastone. La carabina non funzionava di sicuro da anni, ma con quella tra le mani Sebastian si sentiva più protetto.

Le gigantesche tigri fosforescenti si stavano lentamente avvicinando al casale.

“Dobbiamo in qualche modo avvertire Maria e le altre, per carità che non arrivino da questi mostri!”.

“Ma sono alieni da un’astronave che …”.

Sebastian ebbe il coraggio di sentenziare: “Non mi sono perso una lezione di Astronomia. Come diceva lo scienziato Hawking, non cercateli sono cattivi. Sono pericolosi!”.

“E chi li cerca Sebastian! Sono loro qui… che facciamo?”.

Decisero di fortificare tutte le entrate, tappare buchi e spiragli per non farli entrare in nessun modo. Ma si angosciavano ancora perché Maria, Katia e Miriam dovevano essere già in arrivo.

Si accoccolarono tutti e tre sotto il finestrone principale, con le armi di fortuna in mano e pensieri verso terrori, preghiere e domande tutti insieme.

“Silenzio. Se stiamo zitti forse passeranno oltre”.

All’improvviso qualcuno bussò alla porta. I ragazzi schizzarono su come impazziti, col cuore in gola.

“Non aprire non aprire!” gridò isterico Karl.

Sebastian scostò la tenda, guardò fuori sempre con la carabina spianata poi con una risata nervosa andò a socchiudere la porta.

Entrò una Maria con l’espressione esterrefatta: “Ragazzi, che fate? Vi abbiamo telefonato cento volte!! Sebastian che ci fai con un fucile? Mi parete matti. È incredibile oggi: pensa cosa abbiamo trovato qui davanti al vostro scalino!”.

E Maria con le altre due ragazze sorridenti mostrò una scatola dalla quale si sporse un cucciolo di tigre.

“Incredibile vero? Forse è scappato da un circo. Lo teniamo? Ma non è bellissimo?!”.