Erano rappresentati tutti i comparti dell’acquacoltura nazionale — dalla maricoltura alla storionicoltura, dalle avannotterie all’acquacoltura d’acqua dolce — a testimonianza di un settore fortemente diversificato, che in Italia comprende oltre 25 specie allevate in ambienti differenti, dalle acque interne alle lagune costiere fino al mare aperto. Un incontro partecipato e di prospettiva, che ha confermato la resilienza di un comparto strategico per l’agroalimentare nazionale e la sua capacità di adattarsi alle nuove sfide di mercato, ambientali e normative. Dal quadro presentato dall’API il valore economico del settore è stimato intorno ai 300 milioni di euro.
Le produzioni di punta restano la trota (28.700 tonnellate), l’orata (9.900 t) e la spigola (5.100 t), cui si aggiungono 67 tonnellate di caviale, risultato che conferma il primato europeo dell’Italia e il suo posizionamento al secondo posto mondiale dopo la Cina. Nel corso dell’assemblea il presidente Matteo Leonardi ha presentato il piano strategico triennale, incentrato su alcuni assi prioritari: il rafforzamento della competitività e dell’accesso al mercato nazionale e internazionale, l’investimento in innovazione e biosicurezza, la riduzione dell’impatto ambientale e la semplificazione del rapporto tra imprese e pubblica amministrazione.
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