“S.O.S ci sprona a parlare del genocidio israeliano nella Striscia di Gaza coi tempi del presente, perché le bambine e i bambini palestinesi, quelli ancora in vita, continuano a mangiare pane e violenza, più la seconda che il primo. Da questo brano, poetico e potente, crudo e suggestivo insieme, si leva il bisogno di futuro, di quel diritto alla felicità che è e sarà l’unica condizione grazie alla quale l’odio puoi tenerlo fuori”, ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.
La canzone, scritta, registrata e resa disponibile gratuitamente in poche ore a ottobre 2025 dallo stesso Pelù, nasce dall’urgenza di dare voce, attraverso la musica, a quanto sta accadendo nel Territorio palestinese occupato e alla necessità di non restare indifferenti davanti alla sofferenza delle persone civili, dei bambini e delle bambine nella Striscia di Gaza. Un appello a difendere la pace e la giustizia.
“Ho scritto SOS lo scorso ottobre, una canzone che mi è venuta dal cuore e che parla dei genocidi in atto in ogni parte del mondo (e in particolare di quello palestinese) e del ruolo fondamentale dei soccorritori delle ong nei luoghi di guerra (in particolare di Medici senza frontiere e della Global Sumud Flottilla per il loro ruolo di generatori di attenzioni mediatica su Gaza)”, ha raccontato Piero Pelù, che ha chiarito inoltre la scelta di non pubblicare il brano sulle piattaforme di streaming: “Ho deciso di renderla scaricabile gratuitamente sul mio sito perché non ho voluto usare piattaforme coinvolte in armi e propagande di dittatori”.
“Grazie Amnesty International per questo importante riconoscimento, impreziosito dal vostro lavoro costante e puntuale di difesa dei diritti umani, sempre più calpestati oggi dalla barbarie di certe multinazionali, lobbies e stati”, ha dichiarato Pelù non appena saputo di aver ottenuto questo premio. Il rocker italiano ha poi rivolto un appello a tutti gli italiani: “Il periodo sociopolitico che stiamo vivendo è talmente complesso e pericoloso che solo con l’impegno congiunto di ognuno di noi nei rispettivi campi potremo aspirare ad essere un pianeta ancora a misura di donne e uomini che crescono e praticano il valore assoluto della pace”.
Il Premio è legato alla 29ª edizione del festival “Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty”, che unisce musica, arte e diritti umani e che si terrà a Rovigo dal 24 al 26 luglio. A causa della concomitanza con il tour estivo dei Litfiba, il premio non sarà consegnato durante il festival come da tradizione, ma il 16 luglio a Rock in Roma, proprio durante il concerto della band. Insieme a Pelù, si contendevano il premio le Bambole di Pezza (con “Senza permesso”), i Baustelle (“Canzone verde, amore tossico”), Diodato (“Non ci credo più”), Ginevra (“Femina”), Ibla (“Rituale”), Fiorella Mannoia (“Eroi”), Murubutu (“Minuscola”), La Niña (“Figlia d’ ’a tempesta”) e Willie Peyote (“Grazie ma no grazie”).
Un gruppo trasversale di artisti per età e generi musicali, unito da testi di forte impatto che spaziano dalla crisi ambientale alla condizione femminile, fino a solidarietà, migrazioni e resistenza. Il Premio è assegnato da una giuria composta da giornalisti, conduttori radiofonici e televisivi, intellettuali, linguisti, rappresentanti di Amnesty International Italia e di Voci per la Libertà.
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