Turismo

Perché questo lago italiano è considerato uno dei più pericolosi d’Europa: corri un rischio a visitarlo

In passato fu temuto per le sue esalazioni letali e i miti antichi. Oggi l’area è un polo industriale strategico

Questo specchio d’acqua vulcanico, un tempo tra i più pericolosi d’Italia, ha da sempre suscitato timore e meraviglia, avvolto in un alone di mistero che si intreccia con antiche credenze e studi scientifici di rilievo.

Un lago unico nel suo genere – (lopinionista.it)

Oggi, grazie a un imponente intervento industriale, il lago non esiste più nella sua forma originaria, trasformato in una risorsa energetica strategica.

Un lago dall’origine vulcanica e dall’alone mitico

Il Lago di Naftia, situato nell’area di contrada Rocchicella, nel territorio del comune di Mineo, in provincia di Catania, era un bacino naturale di acqua sulfurea noto fin dall’antichità come il lago dei Palici. Le sue acque, di un caratteristico colore giallo-verdastra, erano costantemente attraversate da bolle e vapori di gas vulcanici, tra cui anidride carbonica, idrogeno e metano. Questi fenomeni creavano un ambiente ostile e pericoloso, con un odore pungente e quasi irrespirabile di zolfo e gas petroliferi, che rendevano la zona un luogo da evitare.

La sua fama si radicò profondamente nella cultura locale: si credeva infatti che il lago fosse un portale verso il mondo degli inferi, abitato da spiriti ancestrali. Queste credenze erano rafforzate dalle esalazioni tossiche e dall’atteggiamento “ostile” dell’ambiente circostante, tanto da dare vita a un santuario dedicato alle divinità ctonie gemelle Palici, considerate protettrici della zona. Secondo fonti storiche come Diodoro Siculo, nei pressi del lago si svolgevano riti e giuramenti legati al culto, durante i quali si riteneva che la divinità punisse gli spergiuri con cecità o morte.

L’interesse scientifico per il Lago di Naftia si accese nel XIX secolo, quando geologi e naturalisti iniziarono a indagare il fenomeno delle emissioni gassose e delle particolari proprietà chimiche delle acque. Le ricerche dimostrarono che il lago non era direttamente collegato all’Etna, come si supponeva in precedenza, ma rappresentava un fenomeno di vulcanismo secondario legato alla formazione eruttiva terziaria degli Iblei e del Val di Noto. La presenza di idrocarburi nelle acque confermava il legame con i giacimenti di gas sotterranei, rendendo il lago una valvola naturale per il rilascio di gas compressi nel sottosuolo.

Tra le peculiarità, la sua superficie era spesso “doppia”, costituita da due conche a cratere affiancate, una caratteristica che lo rendeva unico e particolarmente interessante per gli studi geologici. Tuttavia, la natura letale e imprevedibile delle esalazioni gassose impose un netto distacco da parte della popolazione locale, che lo guardava con timore.

Alla scoperta del Lago di Naftia foto: Facebook @Sicilia segreta – (lopinionista.it)

L’intervento umano ha radicalmente trasformato la zona di Palagonia: il Lago di Naftia è stato prosciugato e non è più visibile come un tempo, sostituito da un complesso industriale che sfrutta le emissioni gassose per scopi energetici e commerciali. La produzione di anidride carbonica pura al 99,95% rappresenta oggi un asset strategico per l’economia locale e nazionale, dimostrando come un luogo un tempo temuto possa essere convertito in una risorsa preziosa.

Nonostante la sua metamorfosi, il lago conserva un importante valore storico e culturale. Le leggende legate alle divinità Palici e ai riti svolti sulle sue sponde restano parte integrante dell’identità siciliana, mentre il sito rappresenta una testimonianza del rapporto millenario tra uomo e natura, tra mito e scienza.

Dal punto di vista geologico e naturale, la storia del Lago di Naftia si inserisce nel più ampio contesto dell’attività vulcanica siciliana. La Sicilia, regione autonoma a statuto speciale con oltre 4,7 milioni di abitanti, è infatti caratterizzata dalla presenza di vulcani attivi come l’Etna, Stromboli e Vulcano, che condizionano profondamente il paesaggio, la cultura e l’economia dell’isola.

Condividi
Pubblicato da
Redazione T

L'Opinionista® © since 2008 Giornale Online
Testata Reg. Trib. di Pescara n.08/08 dell'11/04/08 - Iscrizione al ROC n°17982 del 17/02/2009 - p.iva 01873660680
Pubblicità e servizi - Collaborazioni - Contatti - Redazione - Network - Notizie del giorno - Partners - App - RSS - Privacy - Cookie Policy
SOCIAL: Facebook - X - Instagram - LinkedIN - Youtube