Più di 70.000 italiani muoiono ogni anno a causa del fumo

Crisi di coppia? Una su tre se partner fumaROMA – Nonostante dal 1990 al 2016 la mortalita’ attribuibile a fumo si sia ridotta da 165 a 146 decessi per 100.000 abitanti, le ricadute sulla salute sono ancora pesanti: ancora oggi piu’ di 70.000 Italiani muoiono ogni anno a causa del fumo. Il dato e’ emerso al Parlamento Europeo di Bruxelles nell’ambito di un incontro, organizzato da ENSP (European Network for Smoking and Tobacco Prevention), in cui e’ stata illustrata la situazione del consumo di tabacco in Italia e le proposte per contrastarlo sottoscritte da numerose Societa’ scientifiche e Associazioni impegnate nella lotta al tabagismo.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanita’, il consumo di tabacco rimane ad oggi la prima causa mondiale di morte evitabile, con un carico pesante di invalidita’ e cronicita’ per patologie oncologiche, respiratorie e cardiovascolari. In Italia, a fronte di una riduzione dei consumi di sigarette confezionate (27% in meno di vendite rispetto al 2000), il mercato del tabacco registra un incremento del 10% di sigarette rollate a mano e un segmento del 2-3% di utilizzo di sigarette elettroniche. Su tutto prevale l’incremento d’uso dei prodotti di tabacco di nuova generazione (heated tobacco products).

Mentre la prevalenza dei fumatori si e’ quasi dimezzata negli uomini (dal 42% nel 1986 al 25% nel 2017 secondo i dati ISTAT), nelle donne si e’ ridotta di poco (dal 25% al 21%), e negli adolescenti 15-16enni, secondo l’indagine ESPAD, l’uso nell’ultimo mese e’ dal 1995 in stallo intorno al 20%-25%. Inoltre si assiste a un aumento dell’uso corrente della sigaretta elettronica tra gli adolescenti, secondo l’indagine GYTS, passando dall’8% nel 2014 al 18% nel 2018.

“Le misure di controllo non fanno i progressi che si erano sperati nel 2005, quando l’Italia fu tra i primi paesi nel mondo a vietare il fumo nei luoghi chiusi di lavoro e di svago raggiungendo l’ottavo posto nella classifica europea degli Stati con le politiche no-smoking piu’ avanzate. Successivamente e’ scesa al 16° posto per risalire al 13° solo recentemente, grazie all’introduzione nel 2016 delle misure della Direttiva 2014/40/UE”, spiega l’ENSP.

L’Italia oggi risulta “ancora poco avanzata su politica fiscale, campagne di prevenzione e servizi terapeutici. Gli ostacoli che tradizionalmente rendono difficili i progressi sono di diverso genere, tra cui:

  • Le politiche fiscali sono affidate al ministero dell’Economia che le amministra attraverso l’Agenzia dei Monopoli. La tassazione e’ modulata in base all’andamento del mercato e non in base alle esigenze della salute. I dirigenti sono a torto convinti che un aumento della tassazione comporterebbe una riduzione del gettito fiscale e favorirebbe il contrabbando. Conta scarsamente la voce del ministero della Salute, in minoranza su questi temi, anche a causa degli interessi dei coltivatori di tabacco rappresentati dal potente Ministero dell’Agricoltura
  • Le grandi compagnie del tabacco portano avanti una intensa attivita’ di lobbismo governativo e pubbliche relazioni, finanziando fondazioni legate ai partiti politici, istituti economici e gruppi di influencer per la conduzione di studi i cui risultati faziosi vengono presentati ai policy maker nazionali ed europei”.