I poeti che cantano l’estate

papaveri

L’estate, una delle stagioni più attese dell’anno. Riflettendoci bene non è solo una stagione ma talvolta è uno stato d’animo presso il quale si sta bene con noi stessi e con gli altri.

È quasi uno stadio in cui l’anima si distende, si rilassa, abbandona le tensioni che oggi caratterizzano sempre più la nostra vita. In estate si ritrova la pace, soprattutto quella interiore e anche quella del corpo. Si sta in silenzio, non si sente, si ascolta, si coglie la bellezza dei dettagli, la bellezza della natura, del mondo che ci circonda.

Si può trovare particolare suggestione in una cascata, in un ruscello, in un ramo che si muove cullato dal vento. Piccole cose che non siamo abituati più a vedere, emozioni che non siamo più abituati a percepire a causa di una vita che corre via veloce, senza tempo, dettagli che ci sfuggono, colori che non vediamo perché restiamo troppo presi a volte, da una assillante periodicità in tutte le cose che facciamo.

Durante la bella stagione si riscopre il dolce sapore dell’attesa, la bellezza della luna, la vastità del firmamento e la lucentezza delle stelle, quando durante le notti calde, accarezzati dai fili d’erba si resta distesi a fissare il cielo. Quando si resta assorti nel guardare un tramonto ed il dolce ondeggiare delle spighe di grano.

Ci si riscopre uomini sognanti, desiderosi di assaporare la vita con lentezza e con profondità, momenti in cui la fretta non è un problema, dove pare che tutto possa attendere. Tutti aspettano l’estate, l’aspettano i bambini, i padri, le madri, gli operai. Qualcuno l’aspetta semplicemente per concedersi un momento di relax, altri, per tornare presso la propria terra d’origine che resta lontana durante gli altri mesi dell’anno.

L’estate è attesa anche dagli artisti, dai poeti, che spesso decantano nelle loro poesie la bellezza di questa stagione, i suoi colori, le sue emozioni.

Da Sandro Penna a Fernanda Pivano, passando per Alfonso Gatto fino a Pablo Neruda. Ognuno attribuisce ad essa un ruolo, una connotazione, un colore diverso, mettendone in risalto gli aspetti più vari. C’è chi la descrive con leggerezza, chi con malinconia, chi con romanticismo, chi con nostalgia. Nelle poesie è possibile notare come attraverso la scrittura si possa evadere e si possano inventare mondi nuovi, mondi migliori.

Si nota il forte attaccamento dei poeti e quindi degli uomini alla vita stessa, si sente come ci sia la necessità di ricercare la bellezza. I poeti cantano l’estate con amore, esprimono compiacenza nei confronti della natura. È ad esempio il caso della poesia di Alfonso Gatto dal titolo “L’estate sui campi” in cui l’autore esalta la loda la natura che ha ritrovato vigore. Il poeta fa un’attenta descrizione ed analisi sensoriale dell’estate. Il sole che splende in alto mette in risalto il volo dei passeri ed il loro desiderio di placare la sete. Il grano ondeggia e si indora grazie al sole che riflette sulle spighe. Le farfalle spiegano le ali in cielo, tutto intorno vi è un religioso silenzio, che viene spezzato solamente alla sera con il grazioso canto dei grilli, che nelle sere estive spesso si fanno sentire.

Anche Giovanni Pascoli nella poesia “D’Estate” loda e ne esalta la bellezze, mette in risalto piccoli dettagli che fanno capire come l’estate sia un trionfo di vitalità: “Le cavallette sole, sorridono in mezzo alla gramaglia gialla. I moscerini danzano al sole, trema uno steso sotto una farfalla”. Vi è una descrizione intima che quasi porta il poeta a riflettere ad a rimanere assorto sulle bellezze che la stagione estiva ci regala. Si sofferma sui piccoli particolari che la rendono magica portando il lettore in una dimensione di contemplazione rispetto a quello che è il mondo esterno, mettendolo nella condizione di cogliere la bellezza attraverso l’esaltazione dei particolari stessi che vengono evidenziati all’interno della poesia.

Lo stesso accade nella poesia “Estate” di Pablo Neruda dove l’autore descrive la bellezza dei campi nel loro indorare, la bellezza alla sera, quando “Salgono mille stelle fresche verso il cielo cupo, son lucciole vagabonde, crepita senza bruciare la notte dell’estate”. Si evince una descrizione molto più emozionale che tende piuttosto a descrivere gli aspetti esteriori di una bella sera estiva, mettendo in risalto soprattutto le melodie ed i rumori che si odono. Molto importante in questo componimento è a tal proposito l’utilizzo di verbi che hanno la funzione di descrivere e rimarcare ciò che accade e ciò che si può percepire attraverso i sensi come la vista e l’udito.

Da tutti questi componimenti traspare come l’uomo abbia sempre avuto un forte attaccamento alla vita ed al mondo circostante, di come nonostante viva la sua vita in maniera spesso frenetica, trascurando ciò che la rende unica approdi ad un certo punto alla necessità di trovare pace e di gustare quindi la bellezza della vita stessa attraverso il ritorno dell’estate che sempre desidera.

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