
Per CNA e Confartigianato, il punto non è riproporre meccanismi incompatibili con i principi europei di concorrenza, trasparenza e parità di trattamento, ma evitare che venga azzerato ogni riconoscimento del lavoro svolto dal promotore. La proposta di partenariato, infatti, comporta studi preliminari, progettazione, analisi economico-finanziarie, verifiche tecniche e consulenze sostenute interamente dall’operatore, senza alcuna certezza di aggiudicazione.
“Eliminare qualsiasi forma di valorizzazione dell’attività progettuale rischierebbe di scoraggiare l’iniziativa privata e di ridurre le opportunità per l’intera filiera produttiva”, evidenziano CNA e Confartigianato. Una filiera composta da imprese di costruzione, impiantisti, restauratori, professionisti tecnici, società di ingegneria, imprese della manutenzione e dei servizi, con una presenza decisiva di micro e piccole imprese.
Le Confederazioni propongono quindi quattro interventi: criteri premiali trasparenti e predeterminati per valorizzare la qualità della proposta; una tutela più adeguata dei costi progettuali sostenuti dal promotore; una programmazione condivisa tra imprese e amministrazioni; una piattaforma nazionale delle opportunità di partenariato, con informazioni omogenee sul patrimonio pubblico valorizzabile.
L’obiettivo è costruire una disciplina più chiara, stabile e coerente con il diritto europeo, capace di rafforzare la concorrenza senza penalizzare chi investe competenze, risorse e progettualità per generare sviluppo nei territori.











