Musica

Queen: in arrivo la riedizione deluxe di “Queen II”

LONDRA – Oltre mezzo secolo dopo la sua prima apparizione, Queen II torna a splendere in una nuova veste che ne esalta la forza visionaria e l’ambizione senza compromessi. Il secondo album dei Queen, pubblicato originariamente nel 1974, è stato remixato, rimasterizzato e ampliato in un’imponente “Queen II Collector’s Edition” da 5 cd e 2 lp in uscita il 27 marzo, affiancata da una Deluxe Edition disponibile in 2 cd, lp nero, vinile picture disc, cd e cassetta, con il nuovo mix 2026. Un ritorno che non è semplice operazione celebrativa, ma una rilettura profonda di un’opera che molti considerano il primo vero capolavoro della band.

Quando “Queen II” vide la luce l’8 marzo 1974 nel Regno Unito, mostrava già una personalità audace, teatrale e fuori scala rispetto al panorama dell’epoca. “Mio Dio, eravamo talmente ansiosi ed impazienti”, ricordava Freddie Mercury, catturando lo spirito di quattro musicisti determinati a non accettare compromessi. Se il debutto del 1973 aveva imposto il nome dei Queen come una delle voci più originali del nuovo rock britannico, fu con questo secondo lavoro che la band prese definitivamente in mano il proprio destino creativo, anche grazie all’esperienza maturata dal vivo nei mesi precedenti. Registrato ai Trident Studios di Soho con il co-produttore Roy Thomas Baker, Queen II rappresentò un salto netto in avanti.

“Queen II è stato un salto verso l’esplosione di quello che siamo diventati”, ha dichiarato Roger Taylor. “Con Queen II, non potevo credere a quanto lavoro ci avevamo messo. Sviluppavamo il nostro suono. Ci stavamo innovando con il multitracking, effetti corali enormi con solo noi tre a cantare”. Un laboratorio sonoro in cui la celebre “orchestra di chitarre” di Brian May e le stratificazioni vocali quasi operistiche definivano un’identità inconfondibile. Proprio come l’iconica fotografia di Mick Rock in copertina, ripresa anni dopo nel video di Bohemian Rhapsody, l’album è un gioco di ombre e luci.

Non esistono lato uno e lato due, ma lato bianco e lato nero. Il primo, dominato dalle composizioni di May come “Father To Son” e “White Queen (As It Began)”, si chiude con “The Loser In The End” di Taylor. Il lato nero è invece il regno dell’immaginazione di Mercury: dalla potenza di “Ogre Battle” alla raffinatezza di “The Fairy Feller’s Masterstroke”, ispirata a un dipinto ottocentesco di Richard Dadd, fino a “Seven Seas Of Rhye”, primo vero successo britannico della band. Al centro, la monumentale “The March Of The Black Queen”, che secondo May fu un evidente precursore di Bohemian Rhapsody, con la mente di Freddie “semplicemente a un livello diverso”.

Il nuovo mix 2026, curato da Justin Shirley-Smith, Joshua J Macrae e Kris Fredriksson con May e Taylor come produttori esecutivi, nasce con l’intento di restituire autenticità. “L’idea era di ottenere una maggiore autenticità”, spiega Shirley-Smith. “Invece di aggiungere elementi, lo scopo era svelare ciò che era già presente, evitando suoni artificiosi”. Un lavoro che, come racconta Macrae, ha significato entrare in una vera e propria stanza delle meraviglie, riportando alla luce dettagli sorprendenti se si pensa ai limiti tecnologici dell’epoca. Il cofanetto 5 cd + 2 lp amplia l’orizzonte dell’album con una sezione Sessions che offre versioni alternative e inedite dei brani tratti dalle registrazioni originali ai Trident: false partenze, voci guida, scambi di battute tra i quattro musicisti.

Emergono una versione solista del 1969 di “As It Began”, nucleo originario di “White Queen”, e due demo soliste di Taylor per “Loser In The End”, che raccontano l’evoluzione dei pezzi. Tra le gemme anche “Not For Sale (Polar Bear)”, brano rimasto incompiuto all’epoca e ora riportato alla luce grazie a tecnologie di restauro avanzate. ‘Backing Tracks’ mette a nudo l’ossatura musicale dell’album, eliminando le voci principali e lasciando emergere la potenza strumentale della band. ‘At The BBC’ raccoglie invece sessioni registrate per BBC Radio 1 tra il 1973 e il 1974, inclusi passaggi negli show di John Peel e Bob Harris, testimoniando la rapidissima crescita del gruppo. Live propone infine brani tratti da concerti al Rainbow Theatre di Londra nel marzo 1974 e all’Hammersmith Odeon nel dicembre 1975, restituendo l’energia di una band già pronta a conquistare il mondo.

“Il nostro live è frenetico”, diceva May nel 1974, “entriamo, ci sfoghiamo, ci muoviamo molto e poi andiamo via, lasciando il pubblico sbalordito”. A completare l’edizione da collezione c’è un libro di 112 pagine con fotografie inedite, testi manoscritti, annotazioni e memorabilia che illuminano il processo creativo. È uno sguardo ravvicinato su quattro musicisti affamati di grandezza, decisi a creare qualcosa di straordinario. “Avevamo il desiderio di creare qualcosa di straordinario. E l’abbiamo fatto”, afferma May. E Taylor aggiunge: “Credo che l’album suoni come nessun altro. Abbiamo acquisito un’identità di gruppo e stavamo semplicemente facendo quello che volevamo”.

Riascoltato oggi in questa nuova incarnazione, Queen II conferma di essere stato il momento in cui i Queen hanno definito la propria grammatica sonora e la propria visione artistica. Non solo un disco fondamentale del 1974, ma l’annuncio di un futuro glorioso. Un messaggio chiaro, inciso tra ombra e luce: questo è ciò che siamo, questo è ciò che possiamo fare.

Condividi
Pubblicato da
Redazione L'Opinionista

L'Opinionista® © since 2008 Giornale Online
Testata Reg. Trib. di Pescara n.08/08 dell'11/04/08 - Iscrizione al ROC n°17982 del 17/02/2009 - p.iva 01873660680
Pubblicità e servizi - Collaborazioni - Contatti - Redazione - Network - Notizie del giorno - Partners - App - RSS - Privacy - Cookie Policy
SOCIAL: Facebook - X - Instagram - LinkedIN - Youtube