Renzi chiede un incontro a Conte, il premier dà l’ok

ROMA – Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha accettato la richiesta di incontro di Matteo Renzi la prossima settimana. All’indomani della sfida sul premierato e sulla trasformazione del reddito di cittadinanza, il leader di Italia viva annuncia l’intenzione di ‘mettere fine al teatrino’, perché non si vuole rompere, ma serve un chiarimento. Ok del premier, il faccia a faccia dovrebbe esserci la prossima settimana.

“Noi – ha sostenuto Renzi – siamo stati gli argini del buonsenso. Continueremo a farlo sia che stiamo nella maggioranza sia che stiamo nell’opposizione. Il decreto intercettazioni non è di fiducia a un singolo ministro. Grasso non è ancora fra le fonti normative. Le sue valutazioni su cosa sia la mozione di sfiducia si trova nel regolamento del Senato e non nella mente ampia di Grasso. Se Grasso ha interesse a vedere una mozione di sfiducia a un ministro non ha che da attendere. Io – ha detto infine il fondatore di Iv – sono perché Autostrade paghi per quello che è successo, paghi tanto. Spero che non vi sia chi, in nome del populismo, faccia una battaglia al termine della quale è lo Stato a pagare alle Autostrade”.

E ancora: “Ho fatto il sindaco: la paura del danno erariale da una parte e dell’abuso d’ufficio dall’altra rischia di creare un blocco prima psicologico e poi normativo. Se io devo rischiare la mia casa o magari, con l’abuso d’ufficio, vengo condannato in primo grado per un reato che può sembrare bagatellare, il blocco è sulle opere piccole e medie”.

Poi: “Chi sono i responsabili? E’ buffo che lo chiediate a me. Sui giornali ci sono, non smentite, alcune dichiarazioni di persone avvicinate. E poi c’è una posizione del tutto legittima di una parte importante della coalizione, alcuni dei maggiori pensatori del Pd che hanno detto: sostituiamo Iv con i responsabili'”.

Intanto il Senato ha confermato la fiducia al governo sul decreto legge intercettazioni con 156 voti favorevoli, 118 contrari e nessuna astensione. Dopo l’ok, ora il provvedimento approda alla Camera. Scade il 29 febbraio. Assente il leader di Iv Matteo Renzi, che nel frattempo ha tenuto un conferenza stampa al Senato sul piano choc per le infrastrutture, con esponenti del gruppo Iv-Psi e reso noto di aver chiesto un incontro al presidente Conte. Alla Camera, Italia viva ha votato per dieci volte in dissenso rispetto al parere del governo sugli ordini del giorno al decreto Milleproroghe.