“Roma mia, non morirò più”: il libro di Aurelio Picca

MILANO – “Roma mia, non morirò più” (La nave di Teseo – collana Oceani, pp. 382, 22 euro) è il libro di Aurelio Picca. In libreria dal 21 novembre. Un ritratto corale e feroce di Roma. Di quella che non c’è più, e quindi va ricordata, e di quella di oggi, degli ultimi venticinque anni che sono scivolati via come l’acqua del Tevere che l’abbraccia e la corrode. Il risultato è un affresco irregolare e magnetico, dove la Roma elegante convive con quella decadente, la città della bellezza con quella della marginalità.

I ruderi dell’Acquedotto erano un plastico costruito per le lucertole. E il tunnel di via del Quadraro ci vedeva stretti, me e l’Annunziata, stretti in un odore. Era il profumo di Roma. Aurelio Picca si muove in una città viva e contraddittoria, attraversando rioni storici e periferie, incontrando uomini e donne comuni, buttafuori, pugili, camiciaie, ma anche grandi nomi della cultura e del cinema. Una realtà che ogni giorno è completamente diversa, stravolta e magnifica, rispetto al giorno prima: una Roma di corpi e voci, di periferie e visioni, in cui convivono la grazia della cultura e il fango del quotidiano.

Con una lingua che trabocca di storia, cinema, letteratura, tra omaggi a Pasolini e Cinecittà e invettive contro chi tradisce la verità della città trasformandola in un grande set, Aurelio Picca racconta la Città Eterna nella sua forma più ruvida e carnale, autentica e struggente. Uno sguardo intenso e senza compromessi che, come Roma stessa, trafigge e incanta.