Musica

Salvario: il nuovo disco è “Fragili Meravigliose Città”

Quella produzione pop d’autore italiana che non stupisce e che tutta punta al contenuto, qui libero e liquido, che scivola e vola leggero dentro suoni e arrangiamenti in bilico tra favole e concreta urbanizzazione. Salvario pubblica “Fragili Meravigliose Città”, anche in vinile, pulito questo lavoro, di acqua e sapone… la vita diviene il centro, noi siamo il centro, il nostro sentire… si torna umani, uomini, fragili e finiti, puntuali. Orgogliosamente imperfetto come dice anche lui: piano piano sembra si stia tornando ad una dimensione reale del sentire le nostre emozioni.

Pescando tra le tue dichiarazioni: un disco che arriva dopo un lungo silenzio. Cos’è successo in quel tempo?

Per la prima volta ho rotto lo schema scrittura-registrazioni-live che mi accompagnava ininterrottamente da quasi vent’anni. Mi sono ritrovato a riflettere a lungo sulla necessità di fare musica e se fosse giusto continuare a farlo. Questa pausa è coincisa con il lockdown e con un cambiamento radicale della mia vita: la nascita di mio figlio. È stato un periodo emotivamente molto carico, in cui ho sentito il bisogno di fermarmi e lasciar sedimentare tutto. Poi sono arrivate le prime canzoni e, da lì, mi sono rimesso in cammino.

Silenzio che io ritrovo tanto dentro questo disco… posso dirtelo? Ha senso secondo te?

Certamente. È un disco riflessivo, che porta con sé molta contemplazione. Con queste canzoni ho provato a sorvolare la città, cercando di descrivere con una visione dall’alto quello che mi circonda quotidianamente. Il silenzio è essenziale per raccogliere le idee e scrivere, ma devo ammettere che è proprio una costante della mia vita: sono uno di poche parole, ma molto interessato al dialogo. Trovo sempre qualcosa di stimolante nei racconti della gente. Io mi esprimo poco nella vita di tutti i giorni, ma in compenso provo a farlo attraverso i miei testi.

Il video di presentazione sembra essere una scelta strana per le mode e i cliché di oggi. Ma tradisce tutta l’onestà del disco… come l’hai pensata?

È nato tutto in modo spontaneo: sentivo l’esigenza di dar voce ai miei pensieri attraverso un video ‘home-made’ e sincero. Ho passato una giornata in giro per Torino insieme a mia moglie, che ha curato le riprese. Poi ho montato il materiale narrando l’idea del concept che sta dietro al disco. Come sempre, la musica per me è un pretesto per andare incontro a delle belle giornate. Tutto qui.

Che poi, tra silenzi e verità, mi sarei atteso un disco meno “digitale”… è una provocazione… come rispondi?

È un’ottima osservazione e, a posteriori, me lo sto chiedendo anch’io. Per come scrivo, un disco acustico e più intimo ci starebbe benissimo – un po’ sulla scia dei lavori di Niccolò Fabi o di Alberto Bianco. Mi ci ritrovo molto in quel modo di presentare le canzoni e non escludo in futuro di sperimentare quel modello. Per quanto riguarda questo lavoro, credo sia la conseguenza naturale delle scelte fatte: c’è molto dell’esperienza dei produttori con cui ho collaborato ed era esattamente quello che cercavo. Questo disco ha senso così com’è, lo accetto e ne coglierò le risposte.

Che forse il disco doveva essere acustico un tempo?

Tutti i miei dischi potrebbero esserlo, perché fondamentalmente scrivo accompagnandomi con la chitarra: quasi tutti i miei provini nascono chitarra-voce e qualche piccola idea percussiva o sonora. Lo sarà il prossimo? Vedremo quando arriveranno le nuove canzoni!

Condividi
Pubblicato da
Redazione L'Opinionista
Argomenti: albumInterviste

L'Opinionista® © since 2008 Giornale Online
Testata Reg. Trib. di Pescara n.08/08 dell'11/04/08 - Iscrizione al ROC n°17982 del 17/02/2009 - p.iva 01873660680
Pubblicità e servizi - Collaborazioni - Contatti - Redazione - Network - Notizie del giorno - Partners - App - RSS - Privacy - Cookie Policy
SOCIAL: Facebook - X - Instagram - LinkedIN - Youtube